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RISTRUTTURAZIONE IN CASA "WEBUILD" - DOPO 15 ANNI, MASSIMO FERRARI LASCIA L'INCARICO DI DIRETTORE GENERALE DELL’AZIENDA GUIDATA DA PIETRO SALINI, E IL TITOLO DELLA SOCIETA' PERDE IL 2.6%. LA RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO SAREBBE LEGATA A NUOVI "PROGETTI PROFESSIONALI" DI FERRARI (CHE RESTERÀ "CONSULENTE STRATEGICO") - NEL 2011, FU LUI A ORGANIZZARE LA SCALATA DI SALINI AL LEADER ITALIANO DELLE COSTRUZIONI "IMPREGILO" - DOPO L'OPA DEL 2013, NEL 2014 NACQUE "WEBUILD" E, CINQUE ANNI DOPO, CDP EQUITY INVESTI' RILEVANDO UNA QUOTA PARI AL 16,4% DELLA SOCIETA' - COSA PREVEDE L'ACCORDO DI USCITA...
Estratto dell'articolo di Sara Bennewitz per "la Repubblica"
Si separano le strade di Massimo Ferrari, direttore generale di Webuild, e Pietro Salini imprenditore e ad del primo general contractor italiano. La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro per «motivi personali» sarebbe legata a nuovi «progetti professionali» di Ferrari, che vanta un lungo passato in finanza e nelle istituzioni. [...]
L'uscita del manager è prevista dal 30 settembre, dopo l'approvazione della semestrale, per garantire «la piena continuità operativa e un ordinato passaggio» di consegne. Il rapporto tra Webuild e Ferrari si è quindi concluso in un clima di «piena collaborazione e reciproca soddisfazione», dopo oltre quindici anni di «comune percorso professionale durante i quali il manager ha contribuito in modo significativo allo sviluppo e al rafforzamento» di Webuild.
Fu Ferrari a organizzare nel 2011 la scalata della Salini, che allora era una media azienda di costruzioni che aveva appena rilevato dalla crisi la Todini, al leader italiano delle costruzioni Impregilo. Per conto di Salini, il manager non solo organizzò la proxy contro l'imprenditore Beniamino Gavio di Astm (storico azionista di Impregilo), ma si preoccupò di tenere i rapporti con le banche finanziatrici, gli investitori e le istituzioni.
Stesso discorso nel 2019, dopo l'Opa di Impregilo del 2013 e la nascita di Webuild per l'integrazione con Astaldi, che portò Cdp Equity a investire in quello che venne chiamato Progetto Italia, rilevando una quota oggi pari al 16,4% del costruttore.
Nell'ambito dell'accordo di uscita di Ferrari sono previsti impegni di non concorrenza; obblighi di lock-up sugli 1,19 milioni di titoli del manager e impegni di non sollecitazione del personale. Inoltre, è previsto un incarico di «consulenza strategica» triennale nei confronti dell'ad per le materie di sua competenza. Pietro Salini, che oltre a essere l'azionista di riferimento al 39,5% del capitale (e al 49,3% dei diritti di voto), è anche ad e dg, dovrà definire assieme al cda chi assumerà le deleghe di Ferrari.
Il mercato non l'ha presa bene, sia perché aveva un rapporto di fiducia con Ferrari sia perché Salini dovrà trovare un sostituto, così ieri Webuild ha perso in Borsa il 2,6% a quota 2,47 euro.
pietro salini foto di bacco
pietro salini (2) ricevimento quirinale 2 giugno 2024
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