LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE…
TAFAZZISMO DEMOCRATICO – ELLY SCHLEIN, CHE È TORNATA A PROPORRE “UNA TASSA SUI MILIARDARI”, DI CERTO NON HA LETTO LO STUDIO PUBBLICATO DALLA COMMISSIONE UE CHE DIMOSTRA COME LE IMPOSTE PATRIMONIALI NON FUNZIONINO – IN NESSUNO DEI PAESI DELL’UNIONE EUROPEA DOVE È STATA APPLICATA UN TASSA SUI PORTAFOGLI SI SONO OTTENUTE ENTRATE SIGNIFICATIVE NELLE CASSE DELLO STATO – ANCHE LE PATRIMONIALI BEN ARCHITETTATE, CHE ESIGONO (IMPOSSIBILI) REGISTRI, CONTROLLI E COORDINAMENTI INTERNAZIONALI, SONO STATE UN MEZZO FLOP…
Articolo di Marco Cerrato* per “L'Economia - Corriere della Sera”
*Partner Maisto e Associati
A fine marzo la Commissione europea ha pubblicato uno studio imponente — Wealth Taxation, Including Net Wealth, Capital and Exit Taxes — affidato a un consorzio di centri di ricerca. Un lavoro che, con rara onestà intellettuale, non propone un blueprint ma fotografa luci e (molte) ombre delle imposte patrimoniali negli Stati membri. E arriva in un momento in cui il tema è tornato sotto i riflettori come non accadeva da decenni.
I numeri del rapporto raccontano una distanza crescente: negli ultimi trent’anni la ricchezza privata nell’Ue è aumentata significativamente e si è concentrata ai vertici della distribuzione. Il top 1% ha accelerato più rapidamente che nel resto del mondo, mentre la classe media ha guadagnato molto meno.
A ciò si sommano la pressione fiscale storicamente elevata sul lavoro, i bisogni di bilancio post-crisi e un dibattito pubblico che reclama equità. [...]
Eppure lo studio è tranchant su un punto: nessuna delle imposte patrimoniali analizzate — netta sul patrimonio, sulle plusvalenze maturate (accrual) o realizzate, successioni e donazioni, exit tax — oggi genera in pratica entrate significative nella maggior parte degli Stati membri. Anzi, i gettiti si sono spesso ridotti nonostante il boom dei patrimoni. Il perché è noto: soglie elevate, esenzioni estese, regimi di favore, aliquote in discesa, basi imponibili erose.
La mappaLe esperienze dei Paesi che hanno sperimentato una patrimoniale netta — Germania e Svezia l’hanno abolita, Francia ridimensionata, Norvegia e Svizzera la mantengono, Spagna la combina con un’imposta di solidarietà — mostrano che il problema non sta tanto nello strumento quanto nella sua architettura.
Funzionano soltanto patrimoniali con soglie alte, basi ampie e coerenti, valutazioni standardizzate, solida capacità amministrativa, registri patrimoniali affidabili e scambio automatico d’informazioni. [...]
Poi c’è il capitolo delicato delle reazioni dei contribuenti. La Commissione ridimensiona il mito della fuga: i trasferimenti internazionali dei grandi patrimoni, dati empirici alla mano, sono rari mentre l’avversario principale resta la pianificazione fiscale mediante l’investimento in asset tassati più favorevolmente o la strutturazione tramite veicoli fiscalmente efficienti.
Ed è qui che si misura il dibattito internazionale in corso. L’economista francese Gabriel Zucman, su mandato della presidenza brasiliana del G20, ha proposto uno standard globale: almeno il 2% annuo sul patrimonio dei circa 3.000 miliardari del pianeta, con flessibilità agli Stati sugli strumenti. L’idea ha fatto breccia: approvata dall’Assemblée Nationale francese a inizio 2025 (poi bloccata al Senato), continua a ispirare iniziative analoghe in mezza Europa.
Le urne però, recentemente, hanno detto altro. Il 30 novembre 2025 gli elettori svizzeri hanno respinto con un secco 78,3% la proposta dei Giovani Socialisti di un’imposta federale del 50% su successioni e donazioni sopra i 50 milioni di franchi — seconda bocciatura dopo il no del 2015 (71%), con tutti i 26 cantoni contrari.
Segnale inequivocabile di quanto, anche in Paesi con forte cultura redistributiva, l’opinione pubblica tema più gli effetti su occupazione e imprese familiari di quanto non sia attratta dall’idea di colpire i grandissimi patrimoni.
Sul fronte americano, intanto, si muove la California. Il 2026 Billionaire Tax Act, promosso dal sindacato Seiu-Uhw e redatto da giuristi di Berkeley e Davis che citano esplicitamente Zucman e Saez, chiede agli elettori — nel referendum di novembre 2026 — un prelievo una tantum del 5% sul patrimonio netto dei residenti con oltre un miliardo di dollari.
Circa 200 contribuenti per un gettito stimato in 100 miliardi su cinque anni. La data di residenza fissata retroattivamente al 1° gennaio 2026 serve a evitare fughe preventive, ma gli effetti annuncio si vedono già: Peter Thiel e altri hanno certificato il trasferimento a Miami, mentre si affilano i contenziosi costituzionali.
[...] Lo studio della Commissione è netto: patrimoniali mal disegnate producono poco gettito e poca equità. Quelle ben disegnate, con aliquote elevate e basi ampie, possono contribuire al finanziamento dello stato sociale europeo, ma esigono coordinamento internazionale, registri di qualità, unità specializzate sugli alti patrimoni, scambio d’informazioni robusto.
Niente di impossibile sulla carta. Molto difficile nella pratica politica e amministrativa, come dimostrano trent’anni di abolizioni europee e i recenti passi falsi referendari.
Il messaggio per chi osserva da Roma è duplice. [...]
anche i ricchi piangano - rifondazione comunista per la patrimoniale
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