giorgia meloni giancarlo giorgetti conti pubblici pil deficit

“SU QUESTO DOSSIER CI SONO STATI TROPPI GUFI” – GIORGETTI GODE PER L’OK DELL’EUROPA ALLA DEROGA SU 14 MILIARDI DI INVESTIMENTI (SULLE ENERGIE RINNOVABILI), MA FA CAPIRE CHE I CORDONI DELLA BORSA NON SARENNO ALLENTATI. SULL’ITALIA PESANO 110 MILIARDI DI AUMENTO DEL COSTO DEL DENARO CORRENTE RISPETTO AL 2008, PER SOSTENERE LA SPESA PUBBLICA – LA COMMISSIONE HA APPROVATO LE RACCOMANDAZIONI ALL’ITALIA, E RESTA IL RICHIAMO AL CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA…

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il "Corriere della Sera"

 

giancarlo giorgetti

La spesa pubblica primaria dell’Italia, calcolata prima delle uscite per interessi sul debito pubblico, è di 5,4 punti percentuali di prodotto interno lordo più alta nel 2025 rispetto a quando il Paese stava per entrare nella crisi finanziaria nel 2008.

 

In altri termini se la spesa fosse ancora ai livelli (già fragili) del 2008, oggi le amministrazioni pubbliche in Italia avrebbero un costo in denaro corrente di oltre centodieci miliardi di euro inferiore all’attuale. E così potrebbe essere anche per la pressione fiscale.

 

Dal 2008 naturalmente non sono mancati eventi sismici: solo ultimamente il Covid, i bonus edilizi, il Piano nazionale di ripresa; è mancata semmai una revisione della spesa perseguita con coerenza da un governo all’altro, fino all’attuale.

 

Dev’essere per questo che Giancarlo Giorgetti ha accolto la proposta di Bruxelles sulle deroghe alle spese dell’energia con una sottolineatura: «Naturalmente la valutazione dovrà tener conto anche degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione — ha detto il ministro dell’Economia — che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana».

 

GIANCARLO GIORGETTI - VALDIS DOMBROVSKIS

A chi gli ha parlato in queste ore, Giorgetti conferma quanto del resto è già evidente nelle sue parole. Proprio ieri la Commissione ha approvato le raccomandazioni-Paese e quelle per l’Italia contengono, prevedibilmente, proprio un richiamo al sentiero di spesa pubblica da seguire: in teoria essa quest’anno non dovrebbe crescere di non più dell’1,6%, di non oltre l’1,9% nel 2027 e di non oltre l’1,7% fra due anni.

 

Poiché si tratta di aumenti nominali, ossia espressi in pure e semplici quantità di euro inclusa l’inflazione, ciò significa che la spesa pubblica dovrebbe finalmente iniziare a scendere in proporzione al prodotto interno lordo.

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Questo è l’obiettivo al quale Giorgetti si riferisce, quando ricorda che l’Italia deve tener conto delle raccomandazioni della Commissione. I nuovi margini per fare deficit in investimenti sulla transizione energetica possono dunque dare un po’ di spazio.

 

Ma non devono distrarre dall’impegno di un Paese che oggi paga, in termini reali, oltre cento miliardi di euro in più rispetto al 2008 per sostenere la sua spesa pubblica.

 

La proposta uscita ieri dalla Commissione (andrà approvata dai governi a maggioranza) viene solo in parte incontro alle richieste di Roma. Ma sposta l’accento in modo visibile.

 

GIORGIA MELONI

Quando il 4 maggio scorso ha mandato una lettera a Bruxelles su spinta anche di Giorgia Meloni, Giorgetti scriveva a proposito della richiesta di deroga: «Le misure dovrebbero rimanere incentrate sull’attenuazione dell’impatto sui settori più colpiti (dai rincari dell’energia, ndr ), in particolare agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica, attraverso un sostegno proporzionato e temporaneo».

 

Suonava come una richiesta di deroga, in gran parte, per tenere basse le accise sui carburanti. Di certo così è stata capita a Bruxelles. E da Bruxelles la deroga è arrivata sì, ma in linea semmai con quanto aveva suggerito il premier di Madrid Pedro Sánchez il 24 aprile nel vertice europeo di Nicosia: flessibilità, però solo per proseguire gli investimenti nella transizione verde, sui quali l’Italia ha già avuto 70 miliardi con il Piano nazionale di ripresa.

 

Dunque soprattutto fonti rinnovabili e elettrificazione del trasporto e delle imprese.

Non per questo Giorgetti è insoddisfatto: «Portiamo a casa risultati — dice —. Su questo dossier ci sono stati troppi gufi, noi lavoriamo in silenzio e con serietà».

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

Il ministro è anche prodigo di riconoscimenti con la Commissione Ue: «È fondamentale che l’approccio sulle questioni sollevate dall’Italia non sia stato burocratico, la risposta del commissario Valdis Dombrovskis è intelligente e non si è arroccata sulle procedure». Sul futuro Giorgetti aggiunge, quasi a mettere dei limiti: «Le nostre azioni saranno calibrate sulla durata della crisi e delle ricadute economiche dei conflitti in corso».

 

Il sollievo del governo, anche se non ha avuto via libera a spendere sulle accise, ha forse una spiegazione. Fra i nuovi investimenti per cui ora Bruxelles concede margini, l’Italia potrebbe ora catalogare certe spese in infrastrutture elettriche già previste. Ma il denaro è fungibile. Si libererebbero fondi in più per detassare le accise a più italiani, più a lungo: pochi, pochissimi fondi forse. Ma tutto torna buono con le elezioni politiche già visibili all’orizzonte.

ursula von der leyen olena e volodymyr zelensky giorgia meloni - conferenza per la ricostruzione dell ucraina a romagiancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 10