donald trump - petrolio

TRUMP È RIUSCITO A METTERSI CONTRO ANCHE LE BIG OIL – IL COATTO DELLA CASA BIANCA È CADUTO NELLA TRAPPOLA DI HORMUZ. E, DI FRONTE AL PERDURARE DEL BLOCCO DEL COMMERCIO DI GREGGIO, EXXON, CHEVRON & CO MANDANO UN MESSAGGIO AL TYCOON: LE MISURE PER CONTRASTARE L’AUMENTO DEL PREZZO DEL PETROLIO, TRA SOSPENSIONE DELLE SANZIONI RUSSE E RILASCIO DI RISERVE STRATEGICHE, SONO SOLO DEI PALLIATIVI. TRADOTTO: BISOGNA CHIUDERE IN FRETTA LA GUERRA E PERMETTERE ALLE PETROLIERE DI TORNARE A NAVIGARE LIBERAMENTE…

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Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “Domani”

 

donald trump - stretto doi hormuz

Donald Trump continua a spingere i paesi che beneficiano dei commerci petroliferi nello stretto di Hormuz – in particolare Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud e Gran Bretagna – a inviare navi da guerra per scortare le petroliere. Ma è in conferenza stampa che il presidente mostra tutta la sua frustrazione.

 

«Quando abbiamo bisogno di loro, dovrebbero scattare e mettere a disposizione tutto quello che hanno», ha detto degli alleati Nato che non si sono uniti all’operazione. «Ho sempre saputo che era il punto debole della Nato: che loro non sarebbero venuti ad aiutarci anche se noi li abbiamo sempre difesi».

 

[…]

 

EXXON MOBILE

La risposta è tiepida. La Cina non ha fatto riferimento a un invio di navi, il Giappone e la Corea del sud prendono tempo, l’Australia ha detto direttamente di no. Il Regno Unito sta esplorando «qualsiasi opzione», come sempre.  L’Ue ha precisato che lo stretto di Hormuz è «fuori dall’area d’azione della Nato».

 

Nel frattempo, al presidente arrivano brutte notizie anche dal mondo dei suoi alleati più naturali. Gli amministratori delegati di Exxon, Chevron e ConocoPhillips hanno incontrato la settimana scorsa funzionari della Casa Bianca e il segretario dell’Energia, Chris Wright, per avvertire che la crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran è destinata a peggiorare.

 

MEME SUL CARO BENZINA

L’amministratore delegato di Exxon, Darren Woods, ha detto che i prezzi del petrolio potrebbero salire ancora se i mercati si innervosiscono ulteriormente. Mike Wirth di Chevron e Ryan Lance di ConocoPhillips hanno ribadito il punto.

 

Il messaggio, riportato dal Wall Street Journal, è chiaro: le misure palliative che Washington sta studiando, fra alleggerimento delle sanzioni russe e riserve strategiche, non bastano, l’unica soluzione strutturale è riaprire lo Stretto.

 

Il prezzo del greggio è ai massimi dal luglio 2022. La benzina alla pompa negli Stati Uniti è arrivata in media a 3,70 dollari al gallone, un aumento del 24 per cento da quando è iniziata la guerra all’Iran, poco più di due settimane fa, e anche se la guerra finisse oggi ci vorrebbero diversi mesi per rimettere in funzione lo Stretto.

 

chevron

Trump ha risposto ordinando il riavvio di un controverso oleodotto al largo della California, che fornisce 50mila barili al giorno, a fronte di una domanda americana di 20 milioni. Il governatore Gavin Newsom ha liquidato la mossa come «disperata, irresponsabile e illegale».

 

C’è però chi spinge Trump nella direzione opposta alla de-escalation. Secondo quanto riferito dal New York Times, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman sta consigliando privatamente a Trump di «continuare a colpire duro gli iraniani». È lo stesso consiglio che il re saudita Abdullah dava ripetutamente a Washington anni fa, quando chiedeva agli americani di «tagliare la testa al serpente». […]

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