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Fabio Pozzo per "la Stampa"
Quel comandante ha fatto una balentia assurda. Una smargiassata». Bruno Sacella, genovese comandante di lungo corso in pensione, per 12 anni direttore d'esercizio della flotta Tirrenia, presidente del Museo marinaro di Camogli, lo dice a muso duro. Perché tragedie simili fanno male.
Comandante, perché il collega della Concordia si è avvicinato così tanto al Giglio?
«Non si può escludere che abbia onorato una consuetudine: si accosta, per azionare fischi o la sirena, e in questo modo "salutare" a terra».
In un video del 2011, su YouTube, questa manovra della Concordia è documentata in modo chiaro.
«Anch'io con le mie navi accostavo davanti a Camogli per "salutare". Ma non sono mai andato contro gli scogli. Lo facevo a distanza di sicurezza».
Una tradizione tollerata.
«A Camogli oggi sarebbe vietata, ma alcune navi ottengono un permesso speciale».
Chi decide le rotte?
«Sempre e comunque il comandante. Le rotte, per navi passeggeri che coprono itinerari consueti, sono come autostrade: sempre le stesse. Salvo eccezioni, come l'avvicinarsi di più a terra, decise sempre dal comandante».
à usuale infilarsi tra il Giglio e l'Argentario, risalendo il Tirreno, anziché lasciarsi l'isola all'esterno?
«Io l'ho sempre fatto. Ce n'è di acqua a disposizione. La Concordia, però, a quanto sembra dalla prime ricostruzioni, si è avvicinata troppo al Giglio. E questa, se confermata, sarebbe una grave imprudenza: in caso di avaria, di black out, la nave diventa ingovernabile, è il disastro».
Le «love boat» moderne hanno strumentazioni sofisticate: joystick al posto del timone, eliche laterali, radar, ecoscandagli, Gps, pilota automatico.
«I doppi radar sono impostati per avvistare altre navi e non la costa. L'ecoscandaglio si usa a lento moto, mentre si scala un porto: a una velocità di 20 nodi, come pare navigasse la Concordia, serve a poco: quando segnala i bassi fondali è già tardi. E il pilota automatico, in manovre di questo tipo, non è in funzione: sarebbe davvero una pazzia».
Dunque, il timone della Concordia era governato manualmente.
«Certo. E quando si decide di avvicinarsi così tanto a terra solitamente è il comandante a gestire la manovra, o un timoniere di sua fiducia».
Alcuni passeggeri sostengono di aver visto il comandante nei saloni...
«Non aveva l'obbligo di stare in plancia: quello tra Giglio e Argentario non è uno stretto pericoloso».
Poniamo il caso che il comandante fosse in plancia. C'era anche almeno un altro ufficiale, no?
«Il terzo ufficiale, più due marinai. Ma quando sale il comandante in plancia è lui che prende il comando. Figurarsi se dice qualcosa un graduato più giovane e meno esperto».
Immaginiamo la scena: la nave parte da Civitavecchia, naviga verso Nord, urta gli scogli delle Scole, procede nella sua marcia, ormai sbilanciata su di un lato, ed è spinta dall'equipaggio ad incagliarsi vicino alla costa, invertendo la rotta, tanto che il relitto ha la prua verso Sud.
«Una manovra di buon senso per impedire l'affondamento».
Poi, le polemiche sull'allarme e i soccorsi.
«Escludo la mancanza di dotazioni di sicurezza: la Costa è una compagnia serissima. Tutto è a norma, certificato. Anche le esercitazioni d'emergenza sono compiute regolarmente. Certo, il personale è in minima parte costituito da marinai. Il resto è personale di camera, dalle mille nazionalità , spesso difficile da addestrare».
I passeggeri lamentano il ritardo nell'avvio dei soccorsi.
«Forse è stato sottovalutato il pericolo. Anche lo sbandamento della nave era prevedibile».
Scusi, comandante, ma resta la domanda: perché la Concordia è passata così vicino al Giglio? Per far vedere l'isola ai passeggeri?
«Di notte, d'inverno? Ma non si vede nulla!».
NAUFRAGIO CONCORDIA LE SCIALUPPE INCLINATE
NAUFRAGIO CONCORDIA I PASSEGGERI CON I GIUBBOTTI ROSSI DI SALVATAGGIO
NAUFRAGIO CONCORDIA GLI OGGETTI SOMMERSI
NAUFRAGIO CONCORDIA LE SCARPE ABBANDONATE
IL COMANDANTE SCHETTINO -NAVE CONCORDIA
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