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ZAC! È ESPLOSA LA BOLLA DELLO STREAMING – DOPO NETFLIX, SONY E WARNER BROS, ANCHE DISNEY LICENZIA MIGLIAIA DI DIPENDENTI – L’OBIETTIVO DELL'AZIENDA DI TOPOLINO È DI RIDURRE DEL 20% I COSTI ANNUALI: IL MOTIVO? IL RALLENTAMENTO DEGLI ABBONATI, L’AUMENTO DEI COSTI DEGLI ABBONAMENTI (SOPRANNOMINATO “STREAMFLATION”) E LA CONCORRENZA AGGUERRITA – SI TRATTA DELL’ENNESIMA RISTRUTTURAZIONE DEL PERSONALE DEL COLOSSO DELL’INTRATTENIMENTO, CHE HANNO GIÀ COLPITO PIXAR, ESPN, NATIONAL GEOGRAPHIC, MARKETING, RISORSE UMANE E…
Estratto dell’articolo di Sara Tirrito per "la Stampa"
Il colosso dell'intrattenimento Walt Disney si prepara a tagliare migliaia di posti di lavoro. Lo rivela l'agenzia internazionale Bloomberg, secondo cui la scelta rientra in un piano di riorganizzazione che dovrebbe riguardare anche una sforbiciata alle spese e punta a ridurre i costi annui del 20%.
Si tratta almeno dell'ennesimo caso di licenziamenti nell'ultimo anno da parte di Disney. Poche settimane fa il Los Angeles Times aveva rivelato tra i cento e i 200 tagli al personale nella divisione Experience. A inizio ottobre, il Wall Street Journal aveva rivelato il progetto di ristrutturazione con una riduzione dei colletti bianchi dei comparti affari legali e globali dell'azienda.
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A settembre, l'agenzia di stampa Reuters aveva rivelato il piano per alleggerire di centinaia di unità i dipendenti impiegati nei settori delle risorse umane e nelle divisioni tecnologiche. A luglio la sforbiciata aveva riguardato «diverse centinaia» di persone impiegate in Espn, National Geographic e Pixar, che da sola ne contava 108 in meno. Ad aprile la compagnia aveva cancellato mille posizioni, soprattutto nel marketing.
A questi dati si sommano i corposi provvedimenti presi negli anni precedenti, in particolare i settemila ruoli azzerati nel 2023 nell'ambito di una riorganizzazione che aveva fatto rientrare i costi di 5,5 miliardi di dollari sotto l'ex amministratore delegato Bob Iger.
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Ma Disney non è la sola a tagliare. Nei mesi scorsi anche altri colossi del cinema e dell'intrattenimento come Netflix, Sony e Warner Bros hanno approvato piani di riorganizzazione che prevedevano un alleggerimento del costo del lavoro.
Le decisioni derivano in parte da un calo dei ricavi del settore dello streaming, che da un lato ha aumentato le tariffe per gli utenti, generando quella che gli analisti hanno definito «streamflation», dall'altro ha visto rallentare gli abbonati, anche per via dell'eccessso di offerta successiva alla pandemia da Covid-19. […]
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Negli ultimi cinque anni, il titolo di Walt Disney quotato al Nyse ha perso circa il 33% del suo valore e oggi scambia a 113,55 dollari.
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