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    CI MANCAVA SOLO IL MOLESTATORE IN MONOPATTINO – È FINITO AGLI ARRESTI DOMICILIARI UN 21ENNE CHE È ACCUSATO DI AVER AGGREDITO SESSUALMENTE QUATTO RAGAZZE  A MILANO: LE VITTIME VENIVANO BUTTATE A TERRA E VENIVANO PESANTEMENTE PALPEGGIATE DAL GIOVANE CHE POI SI DILEGUAVA A BORDO DI IN MONOPATTINO – A FARLO INCASTRARLO È STATO PROPRIO IL MEZZO: GRAZIE AD AMAZON SI È RISALITI A…


     
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    Luigi Ferrarella per www.corriere.it

     

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    Alla già multiforme casistica degli aggressori seriali a sfondo sessuale si aggiunge una novità in linea con il trend del momento: le molestie sessuali a ragazze per strada, pesantemente palpeggiate da un aggressore che le sorprende buttandole a terra mentre salta giù da un monopattino elettrico. 

     

    Quattro violenze sessuali tra maggio e giugno (per la legge è in questo reato che rientrano le molestie), per le quali il gip Roberto Crepaldi ha messo lunedì agli arresti domiciliari un 21enne, che è piemontese ma vive spesso dalla nonna in una casa non lontana da alcune delle zone teatro delle quattro aggressioni (viale Toscana, via Vallarsa, via Ripamonti, Porta Romana: in questo articolo i racconti delle donne aggredite).

     

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    Più che mai, infatti, qui l’identificazione dell’indagato dovrà essere confermata dal seguito delle indagini del pm Pasquale Addesso, perché per ora non si hanno certezze, pur essendo state trovate molte consonanze che rendono improbabile ma in teoria non impossibile che il molestatore non sia lui. Il primo a essere messo nel mirino è del resto stato un cittadino filippino rivelatosi del tutto estraneo, ma che risultava aver noleggiato in zona uno dei due tipi di monopattini utilizzati dall’aggressore. Poi gli inquirenti hanno compreso che i monopattini del ricercato non erano di quelli che si potessero noleggiare, ma dovevano essere di proprietà.

     

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    Di un modello si riesce così a ricostruire l’esatto oggetto in vendita su Amazon, si chiede ad Amazon l’elenco degli acquirenti negli ultimi due mesi, tra i 27 nominativi ci si concentra su un piemontese (così era sembrato l’accento a una delle vittime) il cui cellulare risulta agganciare spesso la zona delle aggressioni (dove appunto vive però anche sua nonna).

     

    Siccome questo giovane ha un abbonamento della metropolitana, si prendono le immagini delle telecamere della Mm nelle stazioni vicine alla sua zona, e si isolano i fotogrammi che lo mostrano di volta in volta con i bermuda o lo zainetto o la maglietta ricordate dalle vittime. E incrociando orari e telefonino, se ne verifica a ritroso la presenza nei paraggi delle quattro aggressioni proprio a quelle.

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    Nessuna di queste circostanze da sola può bastare a far condannare il giovane, non si nasconde il gip Crepaldi, ma, «se considerate insieme, esse sono dotate di particolare attitudine probatoria, risultando difficile ipotizzare come un altro soggetto avesse acquistato due monopattini simili in un arco di tempo compatibile con i singoli episodi, si trovasse in quel momento in un luogo limitrofo alle violenze e, per di più, fosse in possesso di uno zaino e di una maglietta assai simili (se non identici) a quelli utilizzati dall’autore delle violenze del 14 e 20 giugno».

     

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     Saranno le perquisizioni ora a dover trovare i due monopattini e gli indumenti per chiudere il cerchio, ma intanto (per quel poco che però valgono i riconoscimenti fotografici) «tutte le ragazze hanno indicato, seppur senza esprimere alcuna certezza in tal senso, nell’effige dell’indagato quella più somigliante all’autore delle violenze».

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