toy story 5

CIAK, MI GIRA! - CON UN PRIMO GIORNO UFFICIALE AMERICANO DA 71 MILIONI DI DOLLARI E UN GLOBALE DA 129 MILIONI “TOY STORY 5”, IL PRIMO A IMPOSTAZIONE FEMMINILE, SFONDA LA PORTA DEL BOX OFFICE MONDIALE E RICONFERMA LA SAGA COME PERLA ASSOLUTA DEL CINEMA MODERNO. POSSIAMO PARLARNE, CERTO, MA I DATI VINCONO SU TUTTO - DA NOI AL SUO TERZO GIORNO IN SALA, CON UN CALDO ASFISSIANTE, È PRIMO CON € 864.545… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

toy story 5 5

Con un primo giorno ufficiale americano da 71 milioni di dollari e un globale da 129 milioni “Toy Story 5” della Pixar, diretto da Andrew Stanton e prodotto da Lindsey Collins, il primo a impostazione femminile, sfonda la porta del box office mondiale e riconferma la saga come perla assoluta del cinema moderno. Possiamo parlarne, certo, ma i dati vincono su tutto. A questo punto possiamo anche avere un presidente americano donna.

 

Da noi al suo terzo giorno in sala, con un caldo asfissiante, è primo con € 864.545, 106.380 spettatori in 537 sale per un totale di € 2.182.598. Distanziato ieri di mezzo milioni e di euro arriva “Disclosure Day” di Steven Spielberg coi suo alieni del secolo scorso, vecchi signori in carrozzella, più o meno come l’ottantenne regista, che incassa € 301.388, 35.844 spettatori in 530 sale per un totale di € 3.017.745.

 

Disclosure Day di steven spielberg

 In America venerdì, al secondo posto, si è fermato a 4, 9 milioni di dollari per un totale di 66 milioni e un globale di 128 milioni di dollari. Ma ricordiamoci che, per fare pari, deve arrivare a 300 milioni. AL terzo posto nella classifica italiana rimane “Scary Movie”, parodia horror e saga ventennale, con € 90.618, 10.121 spettatori in 243 sale per un totale di € 3.630.664.

obsession

I nuovi horror dei registi ventenni sono uno, “Obsession” di Curry Barker, quarto con € 72.655, 8.119 spettatori in 188 sale e un totale di € 4.370.671, l’altro, Backrooms” di Kane Parsons, quinto con € 44.097, 5.116 spettatori in 185 sale per un totale di € 4.476.863. In America “Obsession” venerdì era terzo con 4, 7 milioni di dollari, cioè quasi quanto “Disclosure Day”, con un totale di 206 milioni e un globale di 305 (avete capito bene), l’altro, “Backrooms”, quarto con 2, 4 milioni, un totale di 170 milioni, un globale di 267 milioni di dollari.

 

RENATE REINSVE - BACKROOMS

Il fatto che procedano appaiati scambiandosi le posizioni dimostra che non si tratta certo di un caso isolato, né di una moda del momento. Al sesto posto la classifica italiana riporta la dark comedy inglese “Ricchi da morire” con Glen Powell e Margaret Qualley, € 40.286, 5.557 spettatori in 242 sale, per un totale di € 96.525. Al settimo torna il vecchio “Michael” di Antoine Fuqua con € 27.410, 3.435 spettatori in 88 sale per un totale di € 25.299.503.

 

all’ottavo la new entry “Fuze – Conto alla rovescia”, thriller inglese, con € 24.980, 3.358 spettatori in 240 sale e un totale di € 58.855. Male. La commedia francese “Allora balliamo” (Partir un jour)” di Amélie Bonnin è nona con € 12.093, 1.903 spettatori in 68 sale per un totale di € 30.529.

arrapaho

Il primo film italiano in classifica è “Le città di pianura” di Francesco Sossai con € 9.697, 1.504 in 15 sale per un totale di € 2.478.555. Ma nella distribuzione estiva un film passa con estrema facilità da una sala vuota a una sala strapiena in maniera anche divertente. La riedizione di “Arrapaho” di Ciro Ippolito, venerdi al 30° posto grazie alla proiezione al cinema Anteo di Milano oggi è al 90° posto.

 

Gioia mia” di Margherita Spampinato, “La messa è finita” di Nanni Moretti funzionano nello stesso modo. IL bel documentario sul regista Francesco Barilli, “Il cinema e la follia”, presentato mercoledì sera a Parma, ieri era al 68° posto. E stasera a Bologna passerà il suo film di culto, “Il profumo della signora in nero”.

 

gioia mia 3

Pur nel disastro del cinema italiano in sala, è un’estate, alla fine, piena di occasione e riproposte. L’unico documentario su un critico, “Tullio Kezich – A proposito di me” ieri era al 121° posto. Segno che i critici non piacciono a nessuno. “Nessun bambino”, diceva Dino Risi, “vuole fare il critico. Vogliono fare il cuoco, il calciatore, il medico, l’attore, ma non il critico”.

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