Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”
LILIANA RESINOVICH E SEBASTIANO VISINTIN
Potrebbe essere stata stordita e soffocata. Oppure avvelenata. Oppure potrebbe essersi tolta la vita infilando la testa in un sacchetto di nylon e stringendolo al collo fino a non respirare più, ma quest' ultima ipotesi sembra essere molto improbabile, anche se non impossibile. In ogni caso l'autopsia non risolve ancora il mistero della morte di Liliana Resinovich, l'ex dipendente della Regione scomparsa lo scorso 14 dicembre dalla sua casa di Trieste e trovata il 5 gennaio dentro due sacchi neri dell'immondizia con la testa infilata in due buste di nylon strette al collo.
Liliana Resinovich
Non chiarisce nemmeno se si tratti di omicidio o suicidio, anche se quei sacchi neri depongono con decisione a favore del delitto. «Allo stato non possiamo dire se il decesso sia avvenuto per mano di altri o per mano propria», conclude alla fine di un'intensa giornata il procuratore di Trieste, Antonio De Nicolo.
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Il dottor Fulvio Costantinides, medico legale di lungo corso, che ieri ha eseguito l'esame sul corpo, non ha trovato tracce evidenti di violenza, come se la donna non avesse lottato per difendersi dal suo assassino, sempre che un assassino esista. Ragione per cui la Procura ha disposto degli esami tossicologici finalizzati a capire se sia stata costretta a ingerire qualche sostanza, un farmaco o altro, che le ha impedito di difendersi o che l'abbia portata alla morte.
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Comunque sia, vengono escluse le cause più violente: nessuno le ha sparato, nessuno l'ha accoltellata, nessuno l'ha strangolata e anche l'ipotesi che l'assassino l'abbia strozzata sembra difficile. No, è più probabile il soffocamento, sul quale potranno dire qualcosa di più gli accertamenti istologici. Per il momento il referto dell'autopsia si limita a parlare di «scompenso cardiaco acuto» come causa di morte. Il che significa tutto e nulla, è come dire che Liliana è morta per il fatto che il cuore non le batteva più.
Già, ma per quale ragione ha smesso di battere? La domanda rimane senza risposte definitive, ragione per cui il prudente procuratore De Nicolo ha deciso di mantenere inalterata l'accusa con la quale ha aperto il fascicolo dopo la scomparsa: sequestro di persona. Se dalle indagini in corso, che vedono in campo anche la Scientifica, emergeranno responsabilità contro qualcuno, scatterà l'omicidio e l'occultamento di cadavere.
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Nel frattempo, il marito di Liliana, Sebastiano Visintin, è stato chiamato ieri in Questura per il riconoscimento fotografico del corpo: «È lei - ha sospirato - avrei voluto darle un'ultima carezza». Poi è tornato a casa e ha ripreso le sue dirette tv: «Cosa faccio senza Lilly? Non ho pace, il mio corpo si ribella, trema, devo dire basta, non c'è più».
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