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    COSA NE PENSA ZAIA? – “IL GREEN PASS COME LA SCHEDATURA DI HITLER”, BUFERA SULLA NEO-CONSIGLIERA LEGHISTA DELLA PROVINCIA DI VICENZA FRANCA MATTIELLO CHE PARAGONA IL CERTIFICATO VERDE AL PASSAPORTO NAZISTA CHE ATTESTAVA L’APPARTENENZA ALLA RAZZA ARIANA. LEI SI DIFENDE ATTACCANDO I GIORNALISTI: “VI SIETE ATTACCATI COME MASTINI AL DISCORSO DEL COVID, COME SE NON SI MORISSE DI ALTRO”


     
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    Da ilgiornaledivicenza.it

     

    franca mattiello franca mattiello

    «Parlerò molto volentieri di questioni amministrative quando sarò insediata ufficialmente, ma non di questo. E devo fare un appunto a voi giornalisti, tutti, di carta stampata e televisione: vi siete attaccati come mastini al discorso del Covid, come se non esistesse nient’altro al mondo, come se non si morisse di altro». Parole di Franca Mattiello, leghista di Monticello Conte Otto che da questa settimana giocherà in trasferta e diventerà consigliera comunale del capoluogo al posto di Filippo Busin, dopo le dimissioni di quest’ultimo.

     

    Ecco, la domanda a cui la (quasi) consigliera non vuole rispondere è un chiarimento su un post che ha rilanciato nel suo profilo social in cui si paragona il green pass all’Ahnenpass di Hitler, un “passaporto genealogico” che certificava l’appartenenza alla razza ariana.

     

    Detto che la posizione sul green pass della Lega è assai ondivaga, il parallelismo tra il certificato verde voluto dal governo di cui il Carroccio fa parte e la “schedatura” nazista appare eccessiva. «Non mi sono ancora insediata e sono una libera cittadina», esordisce Mattiello, che tra poche ore andrà a sedersi in sala Bernarda e che tira le orecchie ai giornalisti che, sono “fissati” con il Covid.

     

    certificato nazista certificato nazista

    A ben guadare la fissazione coinvolge pure un discreto numero di altre categorie, compresi gli amministratori locali, anche leghisti, che sarebbero ben felici probabilmente di potersi occupare d’altro o chi sta al governo alle prese con una crisi sanitaria, con annessi e connessi, da cui cerca di far uscire il Paese. E mentre a Roma si lavora per estendere l’obbligatorietà del green pass prima a chi lavora nelle pubbliche amministrazioni e poi a chi lavora nelle aziende private, c’è chi ne contesta l’utilizzo. Il che è legittimo. Piuttosto ardito, invece, metterlo sullo stesso piano di uno strumento utilizzato dai nazisti a mo’ di lasciapassare per chi era considerato di “sangue puro”, come si fa nel post che la consigliera prende da un gruppo social, pieno di teorie no vax, per rilanciarlo.

     

    Più nel dettaglio: “1933, Hitler istituisce il cosiddetto Ahnenpass, certificato genealogico. Serviva per accedere agli uffici pubblici, ai teatri, alla scuola, agli autobus, ai lavoro, a viaggiare”. Subito sotto: “2021, la storia si ripete, nonostante avessimo giurato di non lasciar più accadere una cosa”.

     

    C’è solo una piccola differenza: chi non ha il green pass può andare in piazza a protestare, chi non aveva l’Ahnenpass finiva nei lager. Ma Mattiello non ritiene di dover spiegare alcunché su quello che ha condiviso: «Una volta insediata ufficialmente vorrei occuparmi di sociale perché sono stata presidente dell’Opera Pia Cordellina e mi piacerebbe portare il mio contributo su temi che ho seguito da vicino. Sarò ben felice di parlare della mia idea di amministrazione». Ma non di quel post. «Voi giornalisti parlate solo di Covid. Non parlo di pettegolezzi». Una pandemia, in verità, non è un pettegolezzo. «Io in questo momento non conosco nessuno malato di Covid», ribatte lei. In Veneto ci sono 400 contagi al giorno e se negli ospedali non è emergenza è perché i vaccini mettono quasi sempre al riparo da forme gravi. Citofonare a Luca Zaia per chiedere.

    zaia zaia LUCA ZAIA CON IL GREEN PASS LUCA ZAIA CON IL GREEN PASS luca zaia luca zaia ZAIA BUNKER MUSEO 2 ZAIA BUNKER MUSEO 2

     

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