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    COVID-CRAC! - QUASI 700MILA AZIENDE ITALIANE SONO A RISCHIO DISSESTO FINANZIARIO - IL CRAC VALE 27 MILIARDI DI EURO E CORRISPONDE ALL’AMMONTARE DEI PRESTITI BANCARI CONGELATI GRAZIE AL DECRETO “CURA ITALIA”, DELLA PRIMAVERA 2020 - MA QUELLA MISURA È SCADUTA A DICEMBRE 2021 E NON È STATA RINNOVATA PER EVITARE UNA PROCEDURA DELL’UNIONE EUROPEA PER AIUTO DI STATO ILLEGITTIMO - A GIUGNO, INOLTRE, SCADE LA NORMA SULLE GARANZIE PUBBLICHE PER I NUOVI FINANZIAMENTI…


     
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    (AGI) - Per quasi 700.000 aziende italiane c’è il rischio insolvenza, con un crac, in prospettiva, da oltre 27 miliardi di euro. Sono infatti 694.894 le imprese che, a partire dal 2020, avevano sospeso le rate di prestiti bancari per un importo complessivo di 27,1 miliardi. La norma sulle cosiddette moratorie dei finanziamenti concessi dalle banche era stata introdotta con il decreto legge “Cura Italia” (articolo 56) nella primavera del 2020, ma quella misura è scaduta alla fine dello scorso dicembre e non è stata rinnovata per evitare una procedura dell’Unione europea per aiuto di Stato illegittimo.

     

    È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa, secondo cui, complessivamente, le norme sui prestiti bancari, tra moratorie e garanzie pubbliche, valgono 247, 6 miliardi di euro. L’aggravarsi della pandemia potrebbe tornare ad acuire la crisi economica e, conseguentemente. creare problemi alle aziende sul fronte dei rimborsi dei prestiti erogati dagli istituti di credito.

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    A giugno, inoltre, scade inoltre la norma sulle garanzie pubbliche per i nuovi finanziamenti: finora, grazie al paracadute dello Stato, sono stati erogati prestiti garantiti a 2,5 milioni di soggetti per un importo complessivo di 220,5 miliardi: di questi 22,9 miliardi, erogati a 1,1 milioni di soggetti (piccole imprese e partite Iva) sono operazioni fino a 30.000 euro, mentre i restanti 197,5 miliardi si riferiscono a crediti di importo superiore, erogati a 1,4 milioni di soggetti (prevalentemente medie imprese).

     

    «Condividiamo l’appello del presidente e del direttore dell’Abi, Antonio Patuelli e Giovanni Sabatini, che hanno chiesto al governo italiano e alle autorità europee di rinnovare i sostegni pubblici fino al termine della pandemia» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

     

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    «Le misure approvate sin dall’inizio della crisi pandemica hanno consentito, pur tra iniziali intoppi e qualche errore d’impostazione, di sostenere il prodotto interno lordo del Paese che ha registrato comunque una flessione superiore al 9% nel 2020 per poi rimbalzare, lo scorso anno, di oltre sei punti percentuali. Insomma, non abbiamo ancora recuperato quanto perso con il crollo del 2020 e le prospettive per il 2022 restano instabili.

     

    Un quadro reso incerto proprio dalla nuova ondata del Covid, ragion per cui è indispensabile non indugiare e rimettere in pista tutte le forme di aiuto per le imprese italiane» aggiunge Spadafora. «Per l’economia italiana vale ancora quanto detto dal premier in carica, Mario Draghi, ovvero è il momento di ricevere e non di dare. Quindi occorre immediatamente avviare una rapida trattativa con l’Unione europea per abbattere le incomprensibili resistenze sugli aiuti pubblici, considerati aiuti di Stato illegittimi sulla base di regole vecchie e da disapplicare in situazioni di emergenza».

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    In totale, le norme sui prestiti bancari valgono 247, 6 miliardi di euro, dei quali poco più di 27 miliardi relativi alle moratorie accordata a 694.894 imprese; 220,5 miliardi sono, invece, prestiti garantiti dallo Stato, così ripartiti: 22,9 miliardi, erogati a 1,1 milioni di soggetti (piccole imprese e partite Iva) sono operazioni fino a 30.000 euro, mentre i restanti 197,5 miliardi sono crediti di importo superiore, erogati a 1,4 milioni di soggetti (prevalentemente medie imprese).

     

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