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“Con i cani ci andavo solo quando non avevo soldi, se avevo soldi andavo a prostitute... molto meglio con le donne”. Un racconto lucido, talmente lucido da fare passare in secondo piano la schizofrenia dell'imputato.
Un imputato che, secondo il perito nominato dal giudice, era perfettamente lucido quando decise di soddisfare i suoi istinti sessuali con un cane. E non nel buio della notte, ma in pieno giorno. L'animale scodinzolava nel giardino di un'abitazione al pianterreno in via Liguria. L'imputato, un uomo di 50 anni, non ha resistito, ha bloccato il cane dal collare e lo ha costretto a subire le sue attenzioni morbose attraverso le inferriate.
Ce n'era abbastanza per convincere il giudice per l'udienza preliminare Lorenzo Matassa, che lo sta giudicando per atti osceni in luogo pubblico, a disporre una perizia psichiatrica. L'esito ha lasciato basiti tutti i presenti in aula. Lo psichiatra Maurizio Marguglio ha incontrato l'imputato in carcere e ha scoperto che da anni è affetto da una grave forma di schizofrenia, solo che “nell'agire delittuoso oggi a giudizio non c'è alcun collegamento con la patologia in diagnosi”. Il consulente esclude che l'imputato “non fosse cosciente di ciò che faceva”, anzi aveva “una precisa volontà di farlo”.
Era pienamente in grado di indirizzare le proprie scelte sessuali. E la chiave di tutto sta nella frase in cui dice chiaramente che con le donne trova maggiore soddisfazione. Gli animali sono un ripiego per un uomo che vive in condizioni di profondo disagio sociale ed economico. La zoofilia erotica - e cioè la pratica dei rapporti sessuali con gli animali - nulla c'entra con la schizofrenia.
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