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Per un pugno di voti di quelli che vanno in bicicletta, 60 senatori sottoscrivono un disegno di legge fuori dal mondo, prima firma quella di Michelino Davico (Gal) . Vogliono multare gli automobilisti che superano un ciclista a una distanza inferiore al metro e mezzo. Chi lo misura il metro e mezzo? Proposta di un senatore con 60 firme: multe fino a 651 euro. Sul Gazzettino di Venezia ampi dettagli. La proposta di legge ha il numero 2658, è stata ribattezzata “salvaciclisti” e è stata subito assegnata all’esame della competente commissione del Senato.
Stando alla relazione che accompagna il ddl, secondo le statistiche ogni anno in media muoiono circa 250 ciclisti , oltre 16mila rimangono feriti, “con un indice di mortalità pari ad 1,43 (contro lo 0,67 delle autovetture) e un indice di lesività pari a 94,23 (contro il 65,05 delle autovetture) (dati Istat, 2016)”.
I numero sono incontestabili ma la verità che sta loro dietro è ben diversa da quella che vedono i senatori pro ciclisti. Sono i ciclisti che non devono circolare fuori dei recinti. Sono i ciclisti che girano in città da incoscienti, spesso contromano, senza rispettare le regole, convinti della impunità dell’anonimato. Spesso non hanno luci ma circolano di sera impuniti, a volte con bambini a bordo. Sfrecciano sui marciapiedi.
Da quando un anonimo funzionario del Ministero,all’insaputa del suo stesso ministro, ai tempi del Governo Monti, il peggiore della storia della Repubblica, fece intravvedere la possibilità, mai concessa, di poter circolare contromano, il contromano è un must. Non vogliono assicurazione, non vogliono targa. I vigili assistono impotenti. Come fanno a fermarli? Senza targa, filano via facendosi beffe di ogni regola. Se al Nord ci sono dei corpi di polizia municipale che cercano di fare il loro dovere (51 ciclisti multati in un anno a Legnano, 150 a Milano, poca roba ma meglio di niente), da Roma in giù è il caos.
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