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NUOVO ANNO, NUOVO GIRO DI OCCUPAZIONI NELLE SCUOLE – DA TORINO A PALERMO, GLI STUDENTI SI MOBILITANO PER PROTESTARE CONTRO LE TERRIBILI CONDIZIONI IN CUI VERSANO ALCUNI ISTITUTI ITALIANI, CONTRO IL DECRETO SCUOLA DEL GOVERNO E CONTRO UN FUTURO DI PRECARIETÀ – A SOSTENERLI ANCHE ALCUNI INSEGNANTI E GENITORI CHE ACCUSANO LE “PRECEDENTI GENERAZIONI" DI AVER "LASCIATO AI GIOVANI UN FUTURO INCERTO E CARICO DI CRITICITÀ” – MA MENTRE I PISCHELLI CIONDOLANO NEI CORRIDOI, IN DIVERSE SCUOLE HANNO FATTO IRRUZIONE “GLI INCAPPUCCIATI” PER DEVASTARE AULE E...

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Estratto dell’articolo di Chiara Comai per "la Stampa"

 

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«Fare come in Francia» è l'appello che risuona nelle scuole italiane da nord a sud. La mobilitazione studentesca partita da Torino la scorsa settimana sta crescendo di giorno in giorno. Palermo, Vicenza, Bologna, Milano, Roma, Napoli, Livorno, Cagliari.

Che siano occupazioni, scioperi, assemblee o cogestioni poco cambia. [...]

 

Le motivazioni partono dai problemi strutturali delle singole scuole che vengono ricondotti a un quadro più ampio. «Ci piove in testa mentre si spendono miliardi in armi – dicono per esempio gli studenti del liceo scientifico Cattaneo di Torino, uno degli ultimi ad aver occupato ieri – Ma non è solo un problema di manutenzione, è il risultato di anni di scelte politiche. [...]».

 

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Al centro c'è l'ultimo decreto scuola del governo, che propone misure per integrare gli alunni che hanno un background migratorio. «Il nostro obiettivo è opporci a un modello scolastico che continua a fare distinzioni etichettando gli studenti sulla base della provenienza o di categorie discriminatorie», spiegano i ragazzi di un altro liceo torinese, quello delle scienze umane Berti. Solo nella città di Torino ieri si sono mobilitate otto scuole superiori.

 

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In tutto se ne contano una quindicina in protesta, ma ce ne sono diverse altre nella provincia e nel resto della regione. Giorno dopo giorno la partecipazione cresce e culminerà in un corteo studentesco generale previsto domani mattina. «Le nostre scuole crollano, la proposta formativa risulta sempre più povera e improntata a costruire futuri lavoratori obbedienti e produttivi. Non accettiamo la normalizzazione di un futuro che vede solo lavoro precario o un fucile in braccio», è l'appello lanciato dall'Assemblea studentesca di Torino, che ha indetto la giornata di sciopero generale di domani.

 

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I social non hanno un ruolo secondario. Dietro alle singole mobilitazioni spesso ci sono rappresentanti dei collettivi di sinistra, che fanno rimbalzare gli appelli tra gli istituti del Paese.

Ma questa volta ci sono diversi professori a sostenere le motivazioni della protesta, a volte anche gli stessi dirigenti e genitori. «Il nostro compito è capire che questa mobilitazione è la messa in pratica del dissenso democratico da parte di una generazione che si trova a subire il tradimento del patto intergenerazionale – scrivono alcuni genitori dello stesso istituto Berti di Torino – Le precedenti generazioni hanno lasciato ai giovani un futuro incerto e carico di criticità.

 

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L'occupazione diventa quindi un atto di rivendicazione legittimo e profondo, l'espressione di un pensiero critico che non può restare confinato nei libri di testo».

In questo contesto di mobilitazione generale c'è però un aspetto da sottolineare.

Ci sono gruppi di studenti che negli ultimi due giorni stanno cercando – a volte con successo – di fare irruzione negli istituti in protesta, distruggendo quello che trovano. A Torino sono state coinvolte quattro scuole: due sono riuscite a scampare i danni grazie all'intervento delle forze dell'ordine.

 

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Altre due si sono trovate invece con estintori svuotati nei corridoi, computer e lavagne interattive prese a calci, porte rotte, danni ai laboratori. La dirigente Angelina Cogliano del primo istituto colpito, il Boselli, racconta di aver visto «ragazzi incappucciati, esterni alla scuola, esperti della violenza che sapevano cosa fare».

 

Una ricostruzione che trova conferme nelle parole del prefetto di Torino Donato Cafagna, che in una comunicazione parla di «rischio di un innalzamento della tensione conseguente alla presenza di soggetti estranei al mondo della scuola che, infiltrandosi, hanno lo scopo di strumentalizzare le proteste degli studenti e danneggiare gli arredi e le strumentazioni degli istituti stessi».

 

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[...] Sull'identità di questi ragazzi ci sono ancora molti dubbi. Gli investigatori stanno analizzando le immagini e i video e ipotizzano che si tratti di ragazzi anche giovanissimi, di 15 o 16 anni. [...] Ma molti tra gli stessi studenti in mobilitazione raccontano di aver paura, e di volersi opporre a queste irruzioni. [...]

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