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DUE MORTI, DIECI MESI DI SOSPETTI E NESSUN COLPEVOLE – NEI DECESSI DI ANTONELLA DI IELSI E SARA DI VITA SPUNTANO LE PISTE DELLA VENDETTA E DEL TRAGICO ERRORE. PROTAGONISTI NEL GIALLO DELLA RICINA ORA SONO DIVENTATI L'AMICA MONIA E IL MARITO: LA PRIMA POTREBBE AVERE AVUTO UNA RELAZIONE CON GIANNI DI VITA E IL SECONDO POTREBBE AVERLO SCOPERTO – LA DONNA POTREBBE AVER AGITO PER UCCIDERE LA MOGLIE DELL’AMANTE MENTRE IL COMPAGNO, IN PREDA ALLA GELOSIA, POTREBBE AVER DECISO DI AMMAZZARE DI VITA, FINENDO PER SBAGLIARE BERSAGLIO. TUTTE IPOTESI EMERSE DOPO AVER SETACCIATO I PC DELLE SCUOLE IN CUI GIANNI E MONIA LAVORANO, MA...

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Estratto dell’articolo di Niccolò Zancan per “la Stampa”

 

la famiglia di vita

C'è un silenzio perfetto a Pietracatella [...] Fino a quando incomincia l'ennesima diretta sul «giallo della ricina», e finisce l'incantesimo.

Questo, al centro del Molise, è diventato il paese dei sospetti: 1.207 abitanti, 200 dei quali chiamati a testimoniare, compreso il parroco don Salvatore. Ognuno cerca di dire la sua sul perché due donne, madre e figlia, sono morte avvelenate a Natale dell'anno scorso.

gianni di vita

 

Si chiamavano Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Dieci mesi dopo, le carte dell'inchiesta riassumono così quanto successo: «Dalla relazione tossicologica conclusiva sugli esami effettuati sul sangue delle due donne decedute è risultato che entrambe hanno avuto una esposizione acuta da ricina. [...]».

 

Gli investigatori della Squadra mobile sono convinti che quell'avvelenamento sia stata la vendetta di qualcuno, e che il motivo della vendetta sia da ricercare in quella che viene definita «la pista delle relazioni nascoste». Insomma, per un tradimento. Per uno sgarro amoroso. Per la doppia vita di Giovanni Di Vita, 56 anni, commercialista ed ex sindaco del paese.

Così tutti si stanno facendo i fatti suoi, noi compresi.

 

ricina

Ma è sempre per questo che le due figure chiave di questa vicenda hanno già dato mandato ai loro avvocati di diffidare qualsiasi testata giornalistica dal pubblicare nomi e fotografie, ecco perché nel giallo della ricina ricorrono due figure quasi mitologiche «l'amica Monia» e il «marito di Monia», perché la prima potrebbe avere avuto una relazione con Giovanni Di Vita e il secondo potrebbe averlo scoperto.

 

gianni di vita 3

Fatto sta che ieri e l'altro ieri, i poliziotti sono stati nelle due scuole del comune di Riccia dove lavorano entrambi. Lei è insegnante allo Scientifico, lui è tecnico di laboratorio all'Agrario. Cercano nei computer della scuola chi potrebbe avere fatto ricerche sull'uso della ricina nei mesi precedenti al delitto, ricerche che sono state circoscritte alla provincia di Campobasso. Chi scriveva frasi come questa? «L'acquisto di grandi quantità di semi di ricino on line è tracciato?».

Nessuno è indagato.

 

antonella di ielsi con il marito gianni di vita e le figlie

Ma le perquisizioni sembrano indicare i sospetti. Più di tutto, sembrano mettere in luce la confusione che ancora regna sul caso. Se fosse «l'amica Monia», allora avrebbe voluto uccidere la moglie del suo amante. Se fosse il marito di Monia, allora avrebbe probabilmente sbagliato bersaglio: doveva morire Giovanni Di Vita. Ma tutto questo potrebbe essere del tutto campato in aria, perché oggi gli investigatori saranno al liceo Classico di Campobasso dove studiavano le due figlie di Giovanni di Vita. Il che fa pensare a una pista totalmente alternativa: legata ai giovani, agli studenti.

ALICE E GIANNI DI VITA

 

E come se non bastasse, domani andranno nella scuola di un paese che si chiama Casacalenda, dove insegna la cugina Laura Di Vita. Che i cronisti locali indicano come «una delle persone a cui Giovanni Di Vita è più legato».

Lui, come rivelato dal Tg1, messo a verbale, parla di cozze: «In una trattoria del capoluogo molisano, il 22 dicembre a pranzo, mangiammo molto e alla fine restò un piatto di cozze cucinate. Mia moglie chiese un contenitore per portarle a casa principalmente per mia figlia Sara che ne era golosa».

semi da cui estrarre la ricina

 

Duecento testimoni per cercare di scandagliare i segreti di un intero paese. Eppure, alla panetteria «Colavita» di Pietracatella, dove lavorano i parenti delle due vittime dell'avvelenamento, sia il fratello Luigi Di Ielsi sia la zia Giovanna sono categorici: «Non crediamo alle cose assurde che vengono dette. Chi potrebbe mai fare una cosa del genere? Siamo una famiglia unita. Non abbiamo nessun sospetto su Giovanni. Non sono vere le voci che stanno mettendo in giro su di lui».

 

sara di vita

[...] Un poliziotto ha notato un libro nello studio da commercialista di Giovanni Di Vita. Titolo: «Tiro al piccione». Autore Giose Rimanelli da Casacalenda, prima edizione pubblicata nel 1953. In quel libro ci sono diverse pagine sottolineate e tutte riguardano la doppia vita del protagonista. «Mi è stato prestato», ha detto l'ex sindaco Di Vita. Con il sospetto che possa avere un nesso con tutta questa storia, il libro è stato sequestrato.

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