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“AVREI VOLUTO CATTURARE MOLTI PIÙ IMMIGRATI ILLEGALI” - IL RIMPIANTO DI GREG BOVINO, LO SPIETATO EX CAPO DELL’ICE, VOLTO DELLA CAMPAGNA DI DEPORTAZIONI DI MASSA DEGLI IRREGOLARI DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP: “SIAMO ANDATI IL PIÙ DURO POSSIBILE, MA C’È SEMPRE UNA SOLUZIONE CREATIVA E INNOVATIVA PER PRENDERNE ANCORA DI PIÙ” - BOVINO HA CHIAMATO BARACK OBAMA ‘HUSSEIN”, PER DARGLI UNA CONNOTAZIONE ISLAMICA E HA DEFINITO I MIGRANTI DURANTE LA PANDEMIA “ZOMBI AMBULANTI”. SECONDO ALCUNI, STAREBBE COLTIVANDO IL SOGNO DI ENTRARE IN POLITICA PER PORTARE AVANTI LA SUA LINEA ANTI-IMMIGRATI....
Massimo Basile per repubblica.it - Estratti
Molti hanno visto nel colonnello Lockjaw di Una battaglia dopo l’altra, interpretato da Sean Penn, il ritratto di Greg Bovino, il volto della persecuzione degli immigrati che ha portato a numerosi arresti, inclusi anziani e bambini, e alla morte di due cittadini americani.
Ma il personaggio del film premio Oscar, nonostante la sua follia da suprematista, appare meno ambizioso dell’originale. Bovino, uscito dal ruolo di capo dei raid in Minnesota, ha un rimpianto: quello di non aver arrestato più immigrati illegali. Secondo alcuni, segretamente starebbe coltivando il sogno di candidarsi alle elezioni e intraprendere una nuova carriera politica, per portare avanti la sua linea dura anti-immigrati.
«Avrei voluto catturare ancora più immigrati illegali», ha detto in una recente intervista. «Voglio dire, siamo andati il più duro possibile, ma c’è sempre una soluzione creativa e innovativa per prenderne ancora di più». Fino a gennaio, Bovino è stato il volto spietato della campagna di deportazioni di massa dell’amministrazione Trump.
(...) Sempre con quell’aria di sfida, sempre, dicono i suoi critici, come se stesse sfilando per il Terzo Reich.
Secondo il New York Times, Bovino, di origine italiane, da tempo coltivava posizioni durissime, persino radicali, con connotazioni neonazi, a cominciare dai cappotti di pelle nera ispirati ai gerarchi. I vecchi colleghi hanno rivelato che privatamente si riferiva a sé stesso chiamandosi in terzo persona “capo Bovino”.
In passato ha rivelato di aver sognato di deportare fino a cento milioni di persone. A un tipo così l’amministrazione Trump aveva dato carta bianca. Fino a quando non è finito tutto, e la sua caduta è stata rovinosa e rapida.
Questa settimana Bovino si ritirerà ufficialmente, ma la sua storia non finisce qui. In interviste recenti, ha attaccato molti dei suoi superiori, definendoli burocrati dello “status quo” che privilegiavano arresti basati su intelligence rispetto alle tattiche “prendi e brucia” da lui sostenute.
GREG BOVINO CON POSA E LOOK NAZI
Ha anche deriso Tom Homan, lo “zar del confine”, citando accuse secondo cui il capo operativo delle deportazioni avrebbe accettato una tangente di 50 mila dollari in contanti, racchiusi in un sacchetto: «Non mi vedrete parlare con qualcuno per una borsa di soldi», ha detto. Homan è finito sotto indagine ma poi l’Fbi ha archiviato il caso, una scelta che non ha convinto i democratici.
Bovino ha continuato a lanciare la sua retorica violenta: ha chiamato Barack Obama ‘Hussein”, per dargli una connotazione islamica, ha definito i migranti durante la pandemia “Zombi ambulanti”.
A Donald Trump uno così piaceva molto e lo stesso valeva per la base Maga, sempre assetata di vendetta e di repressione. Secondo alcuni media, Bovino punta a Washington e a portare lì la sua crociata. Lui, in realtà, non ne ha mai parlato ufficialmente, ma c’è chi è convinto che il suo nome presto tornerà a circolare.
GREG BOVINO CON POSA E LOOK NAZI
GREG BOVINO
greg bovino
greg bovino
greg bovino
greg bovino
greg bovino
GREG BOVINO CON POSA E LOOK NAZI
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