DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON…
LE BOMBE DI “BIBI” SONO UN MESSAGGIO DI TREGUA A TEHERAN – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “L’ATTACCO MISSILISTICO DI ISRAELE ALL’IRAN SEMBRA CALCOLATO, NON È UNA ESCALATION E NON OBBLIGA L’IRAN A UNA CONTRO-ESCALATION. ERA PREVISTO, ANNUNCIATO E SCONTATO. HA PRESO DI MIRA ESCLUSIVAMENTE BASI MILITARI, COSÌ COME AVEVANO FATTO I 200 MISSILI IRANIANI LANCIATI CONTRO ISRAELE IL 1 OTTOBRE. E PERMETTE A ENTRAMBI DI DICHIARARE IL PAREGGIO, MA…”
Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per www.lastampa.it
benjamin netanyahu yoav gallant e i militari israeliani - attacco all'iran
Come da copione. L’attacco missilistico di Israele all’Iran di stanotte sembra calcolato apposta per mettere «in pausa» il confronto militare diretto fra Teheran e Gerusalemme. Non è una escalation e non obbliga l’Iran a una contro-escalation. Innanzitutto, non è una sorpresa per nessuno, a cominciare dagli iraniani. Era previsto, annunciato e scontato.
Primo, ha preso di mira esclusivamente basi militari, così come avevano fatto i 200 missili iraniani lanciati contro Israele il 1mo ottobre […] Secondo, permette a Israele di dimostrare la capacità di colpire l’Iran in profondità e con una certa efficacia. Terzo, permette all’Iran di dimostrare la capacità di difendersi con una certa efficacia – le immagini della contraerea israeliana che abbatteva alcuni missili israeliani erano su tutti gli schermi mondiali dalle prime ore del mattino. Il combinato disposto può permettere ad entrambi di dichiarare il pareggio.
Israele l’ha fatto immediatamente: per noi basta così, ma se l’Iran risponde colpiremo ancora. Teheran tace. Si limita a parlare del successo nella difesa antimissilistica riconoscendo di aver subito danni limitati e due militari vittime dell’attacco. Deve decidere e potrebbe benissimo scegliere l’escalation.
Conta anche l’entità del danno subito, che non conosciamo. Ma l’opzione di non far niente – per ora e non direttamente, non mancano alternative per procura, dalle milizie in Siria e in Iraq agli Houthi dallo Yemen - è sicuramente sul tavolo.
L’Iran è in guerra indiretta con Israele da decenni, l’ha intensificata dopo il 7 ottobre, ma non vuole lo scontro diretto. Tanto è avvantaggiato nelle guerre per procura, pur subendo in questo momento la controffensiva ismaeliana contro Hezbollah in Libano, quanto sarebbe vulnerabile in una guerra diretta – con Washington che ha già confermato l’appoggio a Israele.
Si può quindi ragionevolmente sperare che la temuta guerra regionale Israele-Iran sia per il momento scongiurata. Con due riserve. «Ragionevolmente» è un avverbio sconosciuto in Medio Oriente. […]
BENJAMIN NETANYAHU - ATTACCO DI ISRAELE ALL IRAN
Il regime iraniano ha fatto della distruzione di Israele una ragion d’essere interna; solo in uno scenario di «regime change» – il messaggio di Netanyahu al popolo «persiano» quello sottintende - Teheran farà marcia indietro. Finché non viene meno questa sfida esistenziale, tra Iran e Israele non si va oltre il minuto di sospensione.
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