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CHE BORDELLO PER UNA FALCE E MARTELLO - A MONTORIO AL VOMANO, IN PROVINCIA DI TERAMO, UNA GROSSA FALCE E MARTELLO BATTUTA IN FERRO CHE CAMPEGGIAVA SU UN MURO DAL 1948 E’ STATA RIMOSSA PER VOLERE DEL COMUNE - IL SINDACO DI AREA CENTRODESTRA, FABIO ALTITONANTE SI E’ GIUSTIFICATO TIRANDO IN BALLO LA “TUTELA DELLA PUBBLICA INCOLUMITA’” - LA SUA DECISIONE HA FATTO INCAZZARE L’ANPI E MEZZO PAESE. IL MANUFATTO RISALE AL 1948 ED’ E’ STATO FORGIATO DA...
Estratto dall’articolo di Maurizio di Fazio per “il Venerdì di Repubblica”
falce e martello su muro comune di montorio al vomano
A Montorio al Vomano, nel Teramano, la falce e martello in ferro battuto alta più di tre metri che campeggiava sul muraglione affacciato sul fiume Vomano è stata rimossa dal Comune con un'ordinanza urgente.
Il motivo ufficiale? «La tutela della pubblica incolumità»: degrado, ossidazione, rischio di distacco - il sindaco Fabio Altitonante si è giustificato così. L'iniziativa ha però innescato polemiche a catena. L'Anpi ne chiede il restauro e la valorizzazione, il Pd l'"affidamento"; Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, parla di «un'offesa alla storia delle classi lavoratrici e popolari». [...]
Le origini del manufatto della discordia risalgono al fatidico 1948, l'anno delle prime libere elezioni democratiche: a forgiarlo, due fabbri del paese, i fratelli Lenin (avete letto bene) e Bruno Di Donatantonio. Si usciva da vent'anni di fascismo e "luFaggiàune", questo il soprannome affibbiatogli, era tirato fuori dal magazzino alla vigilia di ogni Primo Maggio. Issato sul colle, veniva illuminato per essere ammirato da tutti.
falce e martello su muro comune di montorio al vomano
Poi lo si portava in corteo, tra i canti della classe operaia. Ma un po' alla volta l'usanza è sfumata, fino a quando due maniscalchi hanno immaginato di incastonarlo nel vecchio muraglione di pietra ben visibile dal nuovo ponte della variante della SS80. [...]
«Il muro era stato ristrutturato di recente e la falce e martello non era stata rimossa. Si dava per scontato che rimanesse così. Poi, d'improvviso, l'ordinanza del 19 agosto». A fornire un'altra versione è una voce autorevole: Sandro Di Donatantonio, figlio di Bruno.
Secondo lui, «non c'era nessun pericolo perché l'area sottostante non è accessibile ai cittadini e il lungofiume dista più di venti metri». E quale sarebbe il vero obiettivo? «Dare visibilità al sindaco tra gli elettori di destra e di estrema destra. Il giorno dopo, davanti a una piazza gremita, ha esclamato: "Abbiamo liberato Montorio dalla falce e martello"». [...]
falce martello
falce e martello
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