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BRUGNARO CON L’ACQUA ALLA GOLA – LA PROCURA DI VENEZIA HA NOTIFICATO AL SINDACO L’AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI: L’ACCUSA È DI FALSO IN ATTO PUBBLICO E FINANZIAMENTO ILLECITO – SECONDO I PM, IL PRIMO CITTADINO AVREBBE “SFORATO” IL TETTO DI SPESA PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 2020 E RICEVUTO FINANZIAMENTI OPACHI DA AZIENDE A LUI RICONDUCIBILI – PER BRUGNARO È UN “GUAIO” GIUDIZIARIO CHE SI AGGIUNGE ALL’INCHIESTA PER CORRUZIONE SULLA TRATTATIVA RELATIVA ALLA VENDITA DELL’AREA DEI PILI A VENEZIA…
Estratto dell’articolo di Enrica Riera per “Domani”
Falso in atto pubblico e finanziamento illecito per la campagna elettorale del 2020. Sono queste le accuse che la procura di Venezia muove nei confronti del sindaco Luigi Brugnaro a cui nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.
Secondo i pm Roberto Terzo, Federica Baccaglini e Laura Villa, il primo cittadino non solo avrebbe “sforato” il tetto di spesa elettorale e pertanto violato i limiti stabiliti dalla legge, ma avrebbe anche ricevuto finanziamenti opachi da aziende a lui riconducibili.
Un fatto che Domani aveva già svelato, passando in rassegna le somme ricevute indirettamente dal fondatore di Coraggio Italia cinque anni fa. [...]
Domani aveva ricostruito che diversi fondi erano stati erogati da due società riconducibili al candidato sindaco, Umana spa e Consorzio di sviluppo Nord Est, verso due associazioni riguardanti proprio l’attività politica di Brugnaro, cioè Associazione Venezia 20-25 e Un’impresa in comune.
luigi brugnaro in consiglio comunale
Tradotto: gli analisti antiriciclaggio non avevano escluso che Umana Spa e il consorzio avessero finanziato indirettamente la campagna elettorale di Brugnaro, osservando che questa circostanza «non risulterebbe del tutto coerente con la finalità di rendere autonoma la gestione delle citate aziende rispetto agli interessi del medesimo Brugnaro, apparentemente perseguita mediante il trasferimento della proprietà delle stesse a un blind trust».
Il sospetto era dunque che quelle erogazioni fossero state fatte nell’interesse di Brugnaro, nonostante i rappresentanti legali delle associazioni «si fossero rifiutati di identificare come titolare effettivo anche Brugnaro». [...]
LUIGI BRUGNARO - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FRANK FEDERIGHI
Così la procura di Venezia contesta a Brugnaro l’utilizzo di contributi per 513mila euro, mentre al Collegio regionale di garanzia presso la Corte d’appello sarebbe stata dichiarata una spesa di 251.202 euro con entrate per 251.548 euro.
Di queste, circa 20.072 euro sarebbero arrivate dall’associazione Un’impresa Comune, costituita dalle elezioni del 2015. Per la Guardia di finanza, il finanziamento ammonterebbe invece a 900mila euro, in un periodo che va dal dicembre 2019 al dicembre 2020.
L’avviso di conclusione delle indagini, oltre al sindaco, l’hanno ricevuto anche il direttore generale del Comune, Morris Ceron, e Walter Bianchi del Consorzio produzione e sviluppo Nordest, per il reato di finanziamento illecito, nonché il mandatario delle spese elettorali, Adriano Giugie, accusato di falso.
Per le difese, al contrario, il denaro sotto la lente dei pm di Venezia sarebbe proveniente dallo stesso Brugnaro, attraverso due sue società che avrebbero registrato a bilancio versamenti a favore dei comitati elettorali in maniera corretta. Un “guaio” giudiziario che si aggiunge all’inchiesta per corruzione sulla trattativa relativa alla vendita dell’area dei Pili a Venezia. In questo caso l’udienza preliminare è fissata al prossimo 11 dicembre.
luigi brugnaro in consiglio comunale
contestazione al sindaco di venezia luigi brugnaro
proteste contro luigi brugnaro a venezia
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