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In Israele, dove la guerra è una minaccia costante, i rifugi antiaerei fanno parte del panorama. Come le stazioni della metro di New York, si fondono nell’ambiente e mantengono una certa personalità. Non vengono chiusi a chiave per lasciarli pronti all’uso e così il fotografo statunitense Daniel Terna ne ha esplorati alcuni. Nel 2007 stava seguendo un corso presso l’Istituto d’Arte di Gerusalemme e si è accorto che le strutture spuntavano come funghi. C’erano quelle più vecchie e quelle ricavate negli edifici di nuova costruzione. Era un periodo più pacifico e i rifugi non erano occupati.
rifugio israeliano con spalliere
Le sue foto ritraggono il bunker sotto l’asilo, tutto colorato per dare un senso di tranquillità ai più piccoli, quello di una scuola media, dotato di tavolo da ping-pong, e altri, all’epoca usati come magazzini. I rifugi dei palazzi sono coperti da strisce fluorescenti che indicano le uscite, le porte, le scale, i pilastri, i serbatoi d’acqua. Terna li ricorda come luoghi di pacifica solitudine, nonostante la sensazione che il mondo possa finire da un momento all’altro.
rifugio in un asilo di gerusalemme
Le immagini di Daniel Terna sono esposte fino al 21 dicembre alla “Bric Biennal” di Brooklyn e alla New Wight Biennial di Los Angeles.
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