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CHE CASOTTO! – LA DESTRA È SUL PIEDE DI GUERRA CONTRO IL NUOVO REGOLAMENTO UE CONTRO LA CRISI ABITATIVA NELLE GRANDI CITTÀ – FDI PARLA DI NORME CHE “COMPRIMONO IL DIRITTO ALLA PROPRIETÀ”, LA LEGA DI “ENNESIMO ATTACCO ALLA CASA” E IL PPE GIUDICA LE RESTRIZIONI “SPROPORZIONATE” – LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE PERMETTEREBBE AI COMUNI NELLE ZONE CON FORTE “STRESS ABITATIVO” DI LIMITARE GLI AFFITTI BREVI E, COME ULTIMA MISURA, PERSINO L’ACQUISTO DI SECONDE CASE NON DESTINATE A RESIDENZA PRINCIPALE…
Estratto dell'articolo di Marco Bresolin per “La Stampa”
ABITAZIONI IN ITALIA - AFFITTI BREVI
Si preannuncia difficile l'iter di approvazione del regolamento proposto dalla Commissione europea per affrontare la crisi abitativa, soprattutto nelle grandi città. Il collegio dei commissari ha adottato ieri un testo con alcune modifiche rispetto alla bozza circolata nei giorni scorsi, proprio per andare incontro alle numerose critiche ricevute.
Ma le resistenze alle nuove norme – che puntano ad aumentare la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili attraverso una stretta agli affitti brevi e alle seconde case sfitte – restano forti.
L'ipotesi di introdurre limiti per le locazioni turistiche o persino alla compravendita di immobili che non sono destinati a residenza principale ha fatto scattare diversi campanelli d'allarme.
La vicepresidente esecutiva, Teresa Ribera, ha cercato di spegnerli, dicendo che «l'Ue non sta imponendo alcun obbligo», ma che «l'Affordable Housing Act» serve solo per «fornire una cornice giuridica» agli amministratori locali per affrontare il problema.
Le politiche abitative restano di competenza nazionale e locale, ma la Commissione ha deciso di intervenire con un provvedimento europeo per diverse ragioni. Prima di tutto perché «la crisi abitativa riduce la competitività in quanto limita la mobilità di lavoratori e studenti».
Dopodiché, le mosse in ordine sparso degli enti locali rischiano di compromettere il funzionamento del mercato interno. Inoltre, il quadro normativo europeo serve da un lato per «coprire» quei sindaci, mettendoli al riparo da eventuali ricorsi, ma dall'altro punta a tutelare le stesse piattaforme fissando così dei limiti e delle condizioni chiare per i divieti che dovranno essere «mirati, proporzionati e basati su prove oggettive».
[…] Gli enti locali dovranno dimostrare il rapporto tra il prezzo medio di transazione di un'abitazione e il reddito disponibile mediano dei residenti è pari o superiore a otto. Non solo: dovranno anche provare che tale rapporto è aumentato negli ultimi dieci anni (se il rapporto è già superiore a 10, il trend non è necessario).
Servirà poi un'analisi locale più dettagliata per tenere conto delle dinamiche demografiche, degli squilibri tra domanda e offerta e della concentrazione di affitti brevi. Dovranno poi dimostrare che l'esplosione degli affitti brevi ha avuto un impatto negativo «significativo» per almeno tre anni sul mercato immobiliare e cercare soluzioni alternative, attraverso limitazioni più contenute.
Qualora anche queste si rivelassero inefficaci, a quel punto i divieti sarebbero giustificati. In ultima istanza, gli enti locali potrebbero anche introdurre limitazioni all'acquisto di immobili se non utilizzati per residenza principale. Ma solo alle compravendite e non, per esempio, alle successioni. […]
Le prime case che vengono sporadicamente affittate con locazioni brevi non possono essere sottoposte a divieti. Saranno esentate dalle restrizioni anche le case sfitte «per un giustificato motivo», in caso di lavoro, studio, malattia o inagibilità dell'edificio. È stato infine introdotto un limite temporale ai divieti, che dovranno durare al massimo cinque anni.
Tra le parti interessate, Confedilizia giudica «inaccettabili» le nuove regole, che invece piacciono ai sindacati europei. Airbnb critica il fatto che non ci sia una distinzione tra le attività svolte da privati e quelle degli operatori commerciali, mentre l'Aigab, che è l'associazione italiana dei gestori di affitti brevi, punta il dito contro i «potenziali danni per famiglie, imprese e comunità locali».
[…] I gruppi di destra - compresi Fratelli d'Italia («Un errore perché comprime il diritto alla proprietà») e Lega («L'ennesimo attacco alla casa») - sono sul piede di guerra. E soprattutto si registra il forte scetticismo del Partito popolare europeo («Queste restrizioni sono sproporzionate»). Al netto della posizione dei governi, trovare una maggioranza favorevole all'Europarlamento non sarà affatto semplice.
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