DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL…
Due mesi fa, al culmine della lotta (e delle pubblicità della lotta) a Kobani, alcune gang di motociclisti tedeschi e olandesi, con molti tatuaggi e poche armi, hanno annunciato che avrebbero estromesso l’ISIS dal territorio curdo. Oggi lo stato islamico è ancora lì e i curdi hanno un messaggio per loro: «Non venite!».
Il gruppo tedesco-curdo ha provato a racimolare un milione di euro tramite una campagna di crowdfunding intitolata “FCKISIS” e in un mese ha raccolto meno di 400 euro, beccandosi il vaccanculo dagli utenti. Qualcuno si è arruolato lo stesso. Il primo video di ottobre mostrava il centauro chiamato “Ron” che imbracciava un fucile ed era circondato da curdi.
Si presentò come membro del gruppo “No Surrender”, ma dieci giorni prima una branca olandese dei “No Surrender” era stata coinvolta in una sparatoria e le telecamere di sicurezza avevano ripreso i suoi membri, che non sembravano esattamente professionisti delle armi. E’ questo di cui hanno bisogno Siria e Iraq? Di una masnada di gente armata che aggiunge confusione al caos?
La posizione del “Dutch Public Prosecutor” sull’argomento è stata a lungo ambigua: chi si è arruolato nell’ISIS, una volta tornato a casa, sarà perseguito penalmente. Chi si è arruolato autonomamente contro l’ISIS non subirà conseguenze. Ora pare che si sia cambiata idea e che l’Olanda punirà qualsiasi crimine, anche se perpetrato dai motociclisti.
Laggiù, ora più che mai, c’è bisogno di sostegno umanitario, non di altri “Sons of Anarchy”.
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