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"CI TROVAVAMO IN UNA CONDIZIONE DI SCHIAVITÙ. VIVEVAMO IN UNA STANZA DOVE DORMIVANO 10 PERSONE" - TAJ MOHAMMAD ALAMYAR, UNICO SOPRAVVISSUTO AL ROGO IN CUI SONO MORTI QUATTRO BRACCIANTI, RACCONTA IL MOTIVO CHE HA SPINTO I DUE "CAPORALI" A BRUCIARE VIVI I SUOI COLLEGHI (TRE AFGHANI E UN PACHISTANO): "AVEVAMO DETTO LORO DI FARCI UN CONTRATTO PERCHÉ LAVORAVAMO IN NERO. UNO DEI DUE HA PRESO UN COLTELLO E L’HA MESSO ALLA GOLA A UNO DI NOI CHE HA RISPOSTO DANDOGLI UN PUGNO" - "DOPO AVER APPICCATO IL FUOCO, UNO DEI CAPORALI TENEVA LA PORTIERA CHIUSA PER NON FARE USCIRE I MIEI AMICI SEDUTI SUL SEDILE POSTERIORE. MI SONO SALVATO PERCHÉ MI SONO LANCIATO DAL BAGAGLIAIO" - NELL'ORDINANDA DI CUSTODIA CAUTELARE, IL GIP SCRIVE CHE I DUE KILLER "NON HANNO MOSTRATO IN ALCUN MODO SEGNI DI PENTIMENTO"

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Estratto dell'articolo di Riccardo Bruno per il "Corriere della Sera"

 

i quattro braccianti arsi vivi in un minivan a amendolara in calabria

Sono stati chiusi nell’auto e bruciati vivi perché si erano lamentati di avere un contratto di lavoro solo sulla carta. E perché «ci trovavamo in una condizione di schiavitù con il capo. In una casa composta da una sola stanza dormivano 10 persone».

 

Le parole sono dell’unico sopravvissuto alla strage di Amendolara, Taj Mohammad Alamyar, dove sono morti quattro suoi compagni, tre afghani e un pachistano: Waseem Khan, Fazal Amin Khogyani, Ismat Ullah Qiemi e Amjad Safi.

 

Il racconto del superstite (ustionato e con un braccio rotto) ha aperto uno squarcio decisivo su quanto è successo lunedì scorso alle 13 alla stazione di servizio lungo la Statale ionica.

 

Ed è uno degli elementi portanti dell’inchiesta della Procura di Castrovillari e della Polizia di Cosenza che ha portato ieri il Gip a convalidare il fermo dei due presunti assassini, i pachistani Ali Raza e Safeer Ahmed, assistiti dagli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli. Decisive le immagini delle telecamere di videosorveglianza che hanno ripreso tutte le fasi della strage.

 

il bracciante Mohammad Taj Alamyar - sopravvissuto alla strage di amendolara

Quello che Alamyar chiama «capo», è Raza, autista e proprietario del minivan, che quella mattina «aveva fumato hashish». Spiega che la lite tra i cinque braccianti e i due «caporali» era scoppiata all’alba quando erano stati presi per andare nei campi. «Noi lavoratori abbiamo detto al soggetto vestito di bianco (Ahmed, ndr ) che doveva farci un contratto lavorativo per noi che siamo arrivati dalla Sardegna».

 

Lui allora «ha preso un coltello e l’ha messo alla gola di uno dei ragazzi che viaggiava con noi». E «uno dei ragazzi che è morto ha dato un pugno a quella persona che aveva estratto il coltello».

 

Raza chiama (addirittura) i carabinieri di Cassano all’Ionio per chiedere un intervento e sedare la discussione. Che a quanto pare sembra calmarsi, salvo riesplodere 7 ore dopo, al rientro a casa. Un carabiniere della Forestale nota l’auto zigzagare, mentre dei sacchetti di spazzatura vengono lanciati dai finestrini. Li ferma e li redarguisce. Il minivan è arrivato al distributore.

SCENA DELLA STRAGE DI BRACCIANTI ARSI VIVI A AMENDOLARA IN CALABRIA

 

Taj riprende il drammatico racconto: «Alì ha appiccato il fuoco e poi è scappato, mentre l’altro no, perché teneva la portiera chiusa per non fare uscire i miei amici che erano seduti sul sedile posteriore. I due hanno preparato un piano tra loro. Ho visto che Ali e l’altro spingevano le porte. Mi sono salvato perché mi sono lanciato dal bagagliaio. Ali e l’altro erano già scappati». E sul rapporto di lavoro denuncia: «Avevamo un contratto ma comunque lavoravamo in nero, in quanto il salario ci veniva corrisposto in contanti».

 

IL MINIVAN IN CUI SONO STATI BRUCIATI VIVI I QUATTRO BRACCIANTI A AMENDOLARA IN CALABRIA

[...] E a rendere necessaria la carcerazione preventiva, oltre che per il pericolo di fuga, «in quanto la gravità dei fatti di reato commessi nonché le modalità di commissione degli stessi, evidenziano una personalità incline a delinquere, una estrema pericolosità soggettiva e una spiccata incapacità di autocontrollo degli indagati».

 

Puntualizza il giudice per le indagini preliminari che «hanno dato alle fiamme ben cinque persone, uccidendone quattro e tentando di ucciderne una quinta, per futili motivi, con crudeltà e con premeditazione, dimostrando di essere in grado di esprimere una efferata violenza in assenza di ragioni plausibili». E che «in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza».

il bracciante afghano sopravvissuto alla strage di amendolara, in calabria 1il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria3il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria6il bracciante Mohammad Taj Alamyar - sopravvissuto alla strage di amendolara