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COLPO GROSSO AL DRAGO ROSSO! - A SENIGALLIA E' STATA SCOPERTA UNA MAXI BANCA CINESE CLANDESTINA CHE HA RICICLATO CINQUE MILIARDI DI DOLLARI - IL COLMO È CHE L'INDIVIDUAZIONE E' AVVENUTA PER CASO: DUE FINANZIERI HANNO NOTATO UN VAN PIENO DI CARTA IGIENICA, LO HANNO SEGUITO FINO A UNO EDIFICIO IN CUI RISULTANO AVER SEDE DECINE DI SOCIETÀ CHE ESISTONO SOLO SULLA CARTA - COME FUNZIONAVA IL SISTEMA: LE AZIENDE FITTIZIE EMETTEVANO DELLE FATTURE. GLI IMPRENDITORI ITALIANI (CIRCA 60 MILA) CHE DOVEVANO RICICLARE I LORO INCASSI IN NERO LE PAGAVANO E I CINESI RESTITUIVANO LORO I SOLDI IN CONTANTI, TRATTENENDO UNA PERCENTUALE DEL 10% - I SOLDI INCASSATI DALLA BANCA VENIVANO INVIATI IN CINA: GLI ISTITUTI DI CREDITO DI PECHINO DAVVERO NON CONOSCEVANO L'ORIGINE DEL TESORETTO?

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Estratto dell'articolo di Antonio Fraschilla per "la Repubblica"

 

BANCHE OCCULTE CINESI IN ITALIA

Un minivan pieno di carta igienica che passa da una strada della periferia di Senigallia. Due finanzieri che lo notano, si insospettiscono e al volo lo seguono finendo in un capannone tessile dove lavorano in nero venti cinesi.

 

Ma in quello stesso stabile, notano anche, risultano aver sede decine di società che esistono solo sulla carta. Inizia così quella che al momento è una delle più grandi operazioni scoperte in Europa di riciclaggio dal continente verso la Cina: per un valore di somme transitate da conti correnti italiani verso banche di Stato di Pechino pari a 3 miliardi di euro, e il sospetto più che fondato è che la cifra sia di almeno 5 miliardi.

BANCHE OCCULTE CINESI IN ITALIA

 

Per dare una idea, il riciclaggio scoperto in una singola operazione della tenenza di Senigallia comandata dal capitano Francesco Cavuoto, è quasi mille volte superiore alle rimesse ufficiali della comunità cinese italiana verso la madrepatria lo scorso anno: appena 4 milioni di euro.

 

Questa storia inizia a Senigallia, passa da Milano dove il gruppo di cinesi coinvolti nella banca underground ha speso milioni di euro alla Rinascente di piazza Duomo, e ha un punto di svolta in un condominio di Sesto San Giovanni: qui i finanzieri, coordinati dalla procura di Ancona guidata da Monica Garulli e dal comandante della Guardia di finanza di Ancona, il generale Carlo Tomassini, trovano una donna cinese che gestisce attraverso alcuni server l'emissione di migliaia di fatture false per finte società.

 

BANCHE OCCULTE CINESI IN ITALIA

Le aziende emettono sulla carta beni e servizi per imprenditori italiani, che però devono a loro volta riciclare denaro frutto di evasione fiscale. Dai computer nell'appartamento di Sesto San Giovanni parte l'emissione di 12 mila fatture false.

 

Il sistema è semplice: gli italiani fanno davvero dei pagamenti online su quelle fatture, i cinesi poi restituiscono i soldi in contanti trattenendosi una percentuale intorno al 10 per cento per il servizio.

 

Un sistema ormai sempre più diffuso, come sta scoprendo la Finanza in questi anni in ogni angolo del Paese: ma la particolarità dell'indagine di Ancona sono i numeri, che dimostrano in primis l'enorme quantità di contante in nero che riescono a raccogliere alcuni gruppi di cinesi (legati alla gestione di attività di commercio al dettaglio, centri massaggi e aziendine del tessile); ma anche le tantissime aziende italiane che usufruiscono del servizio: sono 60mila quelle che hanno pagato le fatture false emesse dal gruppo di cinesi.

RICICLAGGIO DENARO

 

La "banca" illegale aveva al suo interno 433 società cartiere sparse in tutta Italia: la gran parte in Lombardia ma con rami in Toscana, Veneto, Lazio, Piemonte, Campania, Emilia Romagna, Marche e Sicilia.

 

Cartiere gestite da 287 cinesi che di fatto avevano un compito: far transitare denaro verso alcune, e precise, banche di Stato di Pechino, come Agricultural bank of China the financial, uno dei quattro grandi istituti di credito cinesi, oppure China citic bank financial, China construction bank corporation financial, Bank of Wenzhou, Bank of Taizhou China.

 

riciclaggio di denaro

La domanda di fondo è: ma quegli istituti di credito cinesi, inseriti in un sistema in cui lo Stato ha un controllo capillare di qualsiasi movimento economico, davvero non conoscevano l'origine dei soldi ?

 

Di certo i cinesi in Italia avevano a disposizione un enorme quantitativo di banconote. I finanzieri hanno trovato milioni di euro in contante in ogni perquisizione che hanno fatto: denaro stipato in valigie, in intercapedini. E poi hanno trovato in alcuni casi gioielli, opere d'arte in avorio preziosissime e rari pezzi di antiquariato. [...]

 

SOLDI RICICLATI A ROMA IN FINTI NEGOZI CINESI

Resta adesso da capire l'altra faccia della medaglia: la miriade di commercianti e piccoli imprenditori che, attraverso notai e commercialisti, sono stati messi in contatto con la banca underground cinese per riciclare il denaro frutto di evasione. «E non si può escludere che anche la criminalità organizzata possa essersi avvalsa di questo sistema illecito», tiene a precisare la procuratrice Garulli. [...]