presidente cubano miguel diaz - canel bermudez fidel castro

CUBA CAMBIA PER NON MORIRE: IL PARTITO COMUNISTA DELL’AVANA APRE LE PORTE AL MERCATO PRIVATO (FIDEL SI STARÀ RIVOLTANDO NELLA TOMBA!) – A CUBA È STATO APPROVATO IL PACCHETTO DI RIFORME PÙ GRANDE DALL’ARRIVO AL POTERE DEI CASTRISTI (1959) PER AMPLIARE LO SPAZIO DELL'ECONOMIA DI MERCATO – IL PRESIDENTE CUBANO DÍAZ-CANEL RASSICURA CHE NON SI TRATTA DI UNA RESA AL CAPITALISMO, MA DI UNA NECESSITÀ PER FAR FRONTE ALLA CRISI ECONOMICA CAUSATA DELL’EMBARGO USA - L’ISOLA DOVREBBE ADOTTARE UN MODELLO SIMILE A QUELLO DI CINA E VIETNAM, UN ”CAPITALISMO SENZA DEMOCRAZIA” (MEJO DE NIENTE) – LE MISURE APRONO AGLI INVESTIMENTI PRIVATI NELL’IMMOBILIARE, TRASFORMANO LE IMPRESE STATALI IN SOCIETÀ COMMERCIALI, E…

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Estratto dell’articolo di Luisa Foti per “la Stampa”

 

Miguel DIaz-Canel BermUdez

«Ciò che dipende da noi, dobbiamo cambiarlo noi. E dobbiamo cambiarlo adesso». È con questo spirito che il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, per garantire la sopravvivenza del sistema, ha portato avanti il più grande pacchetto di riforme economiche dall'arrivo al potere dei barbudos nel 1959.

 

Sembra di tornare indietro di ventisei anni al discorso del primo maggio 2000, quando Fidel Castro pronunciò parole molto simili, destinate a diventare tra le formule più celebri del Líder Máximo per definire la rivoluzione: «Revolución es cambiar todo lo que debe ser cambiado». Era il tardo Periodo Especial e Cuba si era aperta al mercato per sopravvivere.

 

fidel castro

Anche allora l'esperienza rivoluzionaria sembrava arrivata al tramonto. Invece è sopravvissuta, anche se in condizioni tragiche: crisi energetica con quaranta ore consecutive di blackout, emergenza umanitaria senza precedenti, continue sanzioni e nuove minacce Usa.

 

Prima ancora di chiudere definitivamente il capitolo iraniano, infatti, in un'intervista ad Axios, Trump è tornato a parlare di Cuba definendo «possibile» un'azione militare, pur essendosi mostrato favorevole a una transizione pacifica.

cuba 3

 

Le riforme economiche, ratificate anche dall'Asamblea Nacional del Poder Popular (Anpp, il Parlamento cubano) dopo l'ok del Partito comunista e il consenso di Raúl Castro espresso in una lettera, rappresentano una svolta senza precedenti e fanno pensare ai modelli di Cina e Vietnam caratterizzati da un «capitalismo senza democrazia».

 

Le misure aprono agli investimenti privati nel settore immobiliare, trasformano le imprese statali in società commerciali e consentono anche a soggetti privati (cubani e stranieri) di acquisirne le quote; è prevista, inoltre, l'apertura del settore bancario ai capitali privati e, in casi specifici, la cessione di immobili e altri beni pubblici a persone fisiche e giuridiche, compresi i cubani residenti all'estero.

 

Tra le altre novità figurano l'eliminazione del tetto di cento dipendenti per le imprese private e la possibilità, per gli imprenditori, di possedere più di un'azienda. Si parla inoltre del graduale superamento dei sussidi universali.

 

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[…] «La giustizia sociale, così come l'ha concepita la rivoluzione con la sua vocazione umanista, non costa alle persone, ma costa allo Stato (…). Per questo abbiamo bisogno di produrre ricchezza. Se non c'è ricchezza, non c'è giustizia sociale», ha spiegato il presidente cubano precisando che non si tratta di una resa al capitalismo.

 

[…] Díaz-Canel, infine, ha insistito su un punto: non sono riforme dettate dagli Stati Uniti, anzi, si tratta di interventi per contrastare il "bloqueo", «il più lungo della storia imposto dalla più grande potenza del mondo». […]

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