FLASH! - LA SCESA IN CAMPO DEL PARTITO DI VANNACCI E' UNA PESSINA NOTIZIA NON SOLO PER SALVINI, CHE…
Clemente Pistilli per www.repubblica.it
Non c'è ufficio in cui non si litighi per i turni e quando di mezzo c'è pure la possibilità di aumentare lo stipendio con gli straordinari si litiga ancora di più. Palazzo Chigi non fa eccezione. Sarebbe stata questa, secondo gli inquirenti, la molla che ha spinto un ex centralinista della Presidenza del Consiglio dei Ministri ad arrivare a registrare un incontro clandestino tra due colleghi e a ricattarli.
Una vicenda per cui Gilberto Rizzo, 53 anni, è stato ora condannato dal giudice del Tribunale di Roma, Maria Giovanna Brunetti, a un anno e tre mesi di reclusione. La storia è iniziata nel mese di dicembre 2016, nei giorni in cui Matteo Renzi faceva i bagagli e cedeva il suo posto a Paolo Gentiloni, e si è consumata nel blindatissimo ufficio dove vengono smistate le telefonate dirette alla Presidenza del Consiglio.
Rizzo scoprì che due colleghi avevano una relazione e riuscì a registrare un loro incontro avvenuto di notte in ufficio. Quello che i due colleghi pensavano forse il luogo più sicuro per essere lontani da occhi e orecchie indiscreti diventò il loro incubo. Per il sostituto procuratore Giuseppe Albamonte, l'ex centralinista aveva l'obiettivo di far trasferire i due colleghi avendo avuto con loro screzi relativi all'assegnazione dei turni di lavoro e alla ripartizione degli straordinari e avrebbe così organizzato il porno-ricatto.
Dopo aver registrato l'incontro, il 19 gennaio 2017 l'imputato inviò infatti un sms sui cellulari delle vittime. Un messaggio anonimo con cui li invitava a godersi la serata, specificando che i rispettivi compagni "ancora" erano all'oscuro della loro relazione intima.
Poi un altro messaggio più esplicito a uno dei due, il 21 gennaio, specificando se voleva evitare che la documentazione che provava la relazione clandestina venisse mostrata al convivente doveva cambiare ufficio. La vittima fece i bagagli chiedendo però una prova di quelle parole, ottenendo così un cd con un file audio inequivocabile.
I due a quel punto si fecero coraggio e parlarono di quanto stava accadendo al loro superiore, il consigliere Paola Bassi, coordinatrice dell’ufficio Informatica e telematica. A Palazzo Chigi scattò l'allarme rosso. Il timore era quello che qualcuno potesse aver carpito anche telefonate dirette alla Presidenza ed essere così venuto in possesso di segreti di Stato. Il sostituto Albamonte aprì un'inchiesta e indagò pure l’ispettorato di pubblica sicurezza di Palazzo Chigi.
Si scoprì presto che non c'è nessuna spy story, ma solo un porno-ricatto per via dei soliti veleni tra colleghi. Non c'era da salvare l'onore dell'Italia, ma solo quello di due lavoratori, che si sono poi costituiti parte civile nel processo. Nell'ufficio non vennero trovate cimici, ma a casa di Rizzo venne recuperato il file incriminato. Per lui arrivò quindi il rinvio a giudizio, accusato di tentata estorsione e installazione di apparecchiature atte a intercettare conversazioni telegrafiche o telefoniche, e ora è arrivata la condanna, ma soltanto per violenza privata.
L'imputato ha provato a difendersi presentandosi come un moralizzatore, che ha agito solo a difesa del lavoro che svolgeva, sostenendo che era indignato dal comportamento dei colleghi in quanto avrebbe compromesso la funzionalità del servizio. La tesi non ha retto. Per il giudice rispondere di notte al telefono lascia tempo ad attività "non strettamente connesse alle funzioni d'ufficio" e ha ritenuto che da condannare ci sia solo la condotta di Rizzo.
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