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HA CONFESSATO IL 17ENNE DI SAN STINO DI LIVENZA, IN PROVINCIA DI VENEZIA: HA UCCISO A COLTELLATE LA ZIA, CHIARA GUERRA, UN’INSEGNANTE DI SCUOLA MEDIA DI 53 ANNI, PER DISSIDI SU UNA EREDITA’ E PER IL PATRIMONIO FAMILIARE, SU CUI IL GIOVANE ACCAMPAVA PRETESE – DOPO L’OMICIDIO, AVVENUTO IN UNA LEGNAIA, IL RAGAZZO SI E’ DISFATTO DEL CADAVERE, CARICANDOLO SU UNA CARRIOLA, L’HA COPERTO CON UN TELO E L’HA LANCIATO NEL CANALE MALGHER – IL CORPO DELLA DONNA NON E’ STATO ANCORA RECUPERATO: POTREBBE ESSERE MOLTO LONTANO DAL LUOGO IN CUI È STATO GETTATO - IL MALGHER INFATTI SI INNESTA NEL FIUME LONCON, CHE A SUA VOLTA SI GETTA NEL LEMENE CHE SFOCIA NELL'ADRIATICO, NELLA ZONA TURISTICA DI CAORLE…
17enne uccide la zia e lancia il cadavere nel fiume
Vicino a Venezia. Ha confessato, forse dissidi per eredità. Corpo portato in una carriola
(di Francesco De Filippo e Lorenzo Padovan) (ANSA) - TRIESTE, 14 GIU - Forse un rimprovero. Ma da solo questo non basterebbe a spiegare la colluttazione che ne è seguita fino all' accoltellamento e all'omicidio. Probabilmente alla base della tragedia in cui a San Stino di Livenza (Venezia) un ragazzo, di 17 anni (18 tra un paio di mesi) ha ucciso la zia, di 53, c'erano dissidi profondi, un rancore sordo legato a una eredità e al patrimonio familiare sul quale il giovane sembra accampasse pretese.
Anche le modalità con cui il ragazzo si è disfatto del cadavere della zia - C.G., insegnante in una scuola media - per evitare di essere accusato hanno un sapore di acredine, se non di odio. Dopo aver ucciso la donna nella legnaia di famiglia, adiacente all' abitazione della famiglia, il giovane ha caricato il corpo su una carriola, l'ha coperto con un telo e si è avviato verso il canale. Ha attraversato il centro del paese e, giunto tra via Canaletta e via Verdi, l'ha gettato nel canale Malgher.
Le ricerche, per quanto condotte con dispiegamento di forze tra elicotteri, vigili del fuoco, sommozzatori, non hanno avuto un esito positivo finora. E' comprensibile: l'omicidio è avvenuto nel primo pomeriggio di giovedì e, considerato che il Malgher si innesta nel fiume Loncon, che a sua volta si getta nel Lemene che sfocia nell'Adriatico, nella zona turistica di Caorle, il cadavere potrebbe essere molto lontano dal luogo in cui è stato gettato. Infatti, con un elicottero, con droni e sommozzatori il corpo viene da ore cercato in una vasta zona dal Veneto orientale al mar Adriatico. Nemmeno l'arma utilizzata, un coltello da cucina dalla lunga lama, anch'esso lanciato nel canale, è stato trovato.
Sul caso indagano i carabinieri di Venezia dopo la denuncia di un'amica della vittima, preoccupata perché non riusciva a contattare l'insegnante da oltre 48 ore. Il suo cellulare squillava a vuoto e a casa non aveva risposto. A quel punto ha allertato i parenti e i carabinieri che in poche ore hanno risolto il giallo, dopo aver trovato nella legnaia tracce di sangue. Benché l'omicida abbia tentato di ripulirle. I militari hanno circoscritto i sospetti intorno al nipote che, dopo ore di interrogatorio la notte scorsa è crollato confessando di essere l'omicida e di aver gettato il corpo. Inizialmente le indagini erano coordinate dalla Procura di Pordenone sotto la cui giurisdizione ricade San Stino, poi, scoperto l'omicida, gli atti sono stati trasmessi alla Procura dei minori di Trieste.
I carabinieri di San Stino hanno sequestrato la legnaia e il resto dell'abitazione. La vittima e il nipote abitavano nel medesimo stabile, un edificio molto grande che permetteva ai due fratelli - la vittima, che non aveva compagni né figli, e il padre del giovane omicida con la famiglia - di vivere in maniera indipendente.
Approfondimenti sul movente sono in corso perché la ricostruzione fornita dal ragazzo non sarebbe stata molto chiara; fondamentali sono considerate le versioni degli altri componenti della famiglia. Nei confronti del ragazzo è stato emesso un provvedimento di fermo, che dovrà essere convalidato. Intanto, è stato affidato a una comunità per minorenni che si trova in provincia di Treviso.
Un profilo psicologico forse ancora da scoprire quello del giovane: un vicino ha riferito di aver scambiato ieri con lui qualche battuta quando nel cortile sono arrivati i Carabinieri: "Gli ho chiesto cosa stava succedendo. E lui gli avrebbe risposto: 'Mia zia ieri sera non è rientrata e siamo preoccupati, non sappiamo cosa è successo'. Io gli ho detto 'Speriamo non sia successo niente' poi lui è andato via per affari suoi. Era tranquillo, come se le cose fossero proprio così e che quindi lui non avesse nessuna 'colpa' se ce l'ha".
Se la piccola comunità è decisamente sconvolta dall' accaduto, ancor più turbati sono gli studenti di C.G.. I ragazzi di terza media hanno chiesto agli altri insegnanti di portarli a casa della vittima dove hanno portato fiori, recitato una preghiera e lasciato un messaggio: "Cercheremo di fare un bell'esame, in modo che lei possa essere orgogliosa di noi. Rimarrà sempre nei nostri cuori". Era stata lei, che insegnava italiano, storia e geografia, a prepararli per la prova.
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