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“GOMES TAVARES LASCIO’ LA BOMBA SOTTO LA STATUA DEL SANTO IN UNA PIAZZA DI SPERONE, PROVINCIA DI AVELLINO” - LE CONTROVERSE DICHIARAZIONI AI PM DEGLI ESECUTORI DELL’ATTENTATO A RANUCCI - UNA RICOSTRUZIONE CHE LA PROCURA CONSIDERA “INVEROSIMILE” - L’AUTO CHE SI ROMPE DURANTE IL SOPRALLUOGO E LA PREPARAZIONE ALLA CARLONA DI UN ATTENTATO (“UNA BOTTA, UNA COSA TRANQUILLA”) CHE NON FU AFFATTO UNA “SCENEGGIATA” COME AVREBBE DOVUTO ESSERE – TUTTO QUELLO CHE NON TORNA NELLE VERSIONI FORNITE DAI BOMBAROLI E I PM CHE “NON SONO CONVINTI” DEL FATTO CHE DELLA BOMBA SI SIA OCCUPATO SOLO GOMES…

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 1 - “TROVAMMO LA BOMBA SOTTO LA STATUA DEL SANTO”

Giuseppe Scarpa per “la Repubblica” - Estratti

 

CLESIO GOMES TAVARES CON LA KATANA

 La bomba era stata lasciata in una piazza di Sperone, provincia di Avellino, vicino alla «statua del Santo», racconta Pellegrino D'Avino. Lì Clesio Tavares Gomes avrebbe fatto trovare l'ordigno destinato a esplodere davanti alla casa di Sigfrido Ranucci. È una delle immagini più surreali degli interrogatori del 27 agosto resi da D'Avino e da Antonio Passariello.

 

Una ricostruzione che la procura considera «inverosimile», ma che apre uno squarcio sulla preparazione quasi maccheronica di un attentato che maccheronico non fu affatto. La bomba esplose davvero.

 

All'inizio, però, è soltanto «una botta». Gomes, racconta D'Avino, lo aggancia per strada: «Si deve mettere una botta, una cosa tranquilla».

 

Clesio Tavares Gomes - Sigfrido Ranucci - Valter Lavitola

Offre 3 mila euro e vuole parlare con suo Passariello. D'Avino pensa subito alla spartizione: «Gli chiesi di darmi una parte dei 3.000 euro e di non riferire a Passariello l'importo preciso». Poi recluta Saverio Mutone, mille euro anche a lui. Il lavoro, lo rassicura, è una «sceneggiata»: «Nessuno doveva essere ferito o farsi male».

 

(...) Individuata la casa, Mutone localizza il posto con il cellulare e spedisce la posizione «a un suo amico straniero», estraneo al «lavoro»: serve solo a «mantenere in memoria la posizione». Sulla via del ritorno si accende una spia dell'auto. Il sopralluogo deve aspettare il meccanico.

GOMES CLESIO TAVARES INTEVISTATO DAL TG1 IN CAMERUN

 

Il 16 ottobre tocca a Passariello. Il figlio lo chiama e lui trova Mutone e la bomba: «Una busta bianca», cartone e nastro da imballaggio. Prima di partire recupera «un passamontagna e dei guanti». Mutone guida perché conosce la strada. Del destinatario dice soltanto che «era uno come noi». Passariello capisce: «un pregiudicato che aveva fatto uno "sgarro"». Di Ranucci non sa nulla: scoprirà chi è dai tiggì.

 

Davanti alla casa Passariello propone di mettere la bomba vicino a un vaso per non danneggiare due auto parcheggiate. Mutone dice no: deve essere «un avvertimento», l'ordigno va al cancello. Passariello lo piazza. La bomba esplode.

 

GOMES CLESIO TAVARES INTEVISTATO DAL TG1 IN CAMERUN

Ripartono e sulla via del ritorno si fermano a «un McDonald's». È lì, racconta Passariello, che domanda chi abbia commissionato il «lavoro»:

 

Gomes. «Se avessi saputo prima non avrei accettato». Non per la bomba, per carità. Gomes gli doveva soldi per precedenti lavori da bodyguard, «per lo più cantanti neomelodici come Sal Da Vinci». E neppure il conto dell'attentato torna: dei mille euro promessi, «ad oggi» sostiene di averne ricevuti solo 200.

 

La procura mette però un grosso asterisco sulle loro versioni: D'Avino sarebbe in realtà «il soggetto che ha reperito l'ordigno» e Passariello «perfettamente capace di maneggiare esplosivi». Resta il racconto che hanno consegnato ai pm: una «cosa tranquilla» che diventa una «sceneggiata» da tremila euro; una bomba prelevata vicino alla statua di un santo, un indirizzo affidato al telefono di un amico, una macchina dal meccanico, un conto da saldare e una sosta al Mc. Solo che la «sceneggiata», davanti alla casa di Ranucci, esplose davvero.

GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO

 

GOMES E LAVITOLA TUTTE LE OMISSIONI DEI BOMBAROLI

Enrica Riera per “Domani” - Estratti

 

(…) ci sono dubbi sui giorni precedenti a fronte delle dichiarazioni rese dai bombaroli nel corso dell’interrogatorio del 27 agosto. Dubbi che i pm cercheranno di dirimere. È stato Pellegrino D’Avino a riferire di avere «appreso da alcuni detenuti che Lavitola era stato schiaffeggiato durante l’ora d’aria» e che, anche lui, sarebbe stato «avvicinato» per «non rendere dichiarazioni».

 

Glielo avrebbe intimato anche il «compagno di cella». Nel corso dell’interrogatorio D’Avino, ritenuto insieme ad Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis, esecutore materiale dell’attentato, ha fatto sapere di essere stato assoldato dal latitante Clesio Gomes Tavares «i primi giorni di ottobre 2025». «“Si deve mettere una botta, niente di che una cosa tranquilla”», le parole del camerunense riferite da D’Avino. Sia D’Avino sia Passariello accettano: «Gomes era disposto a pagare 3mila euro».

 

GOMES TAVARES INTERVISTATO AL TG1

E poi perché, come raccontato da Domani, doveva trattarsi di «una sceneggiata». Nelle sette pagine di verbale, D’Avino ha raccontato del sopralluogo con Gomes, Mutone e De Filippis (ignara di tutto, secondo D’Avino) davanti «all’abitazione» di Ranucci. «Gomes annotò l’indirizzo su un bigliettino e dispose che l’ordigno fosse collocato davanti al cancello e disse di assicurarsi che non transitasse nessuno». Il bombarolo ha sottolineato di non aver «fatto domande sul lavoro né sull’esistenza di un mandante». L’ok all’azione viene dato da Gomes, secondo le dichiarazioni di D’Avino, lo stesso giorno dell’attentato.

 

Gomes Clesio Tavares con Antonio Passariello e Pellegrino DAvino - 22 luglio 2024 tiktok

Alle 14 D’Avino preleva «una busta con l’ordigno dietro a un muretto, viste le indicazioni di Gomes». Ma davvero della bomba si è occupato solo Gomes? I pm non sono convinti: le parole sul punto di D’Avino e Passariello sono contrastanti. «L’ordigno è stato reperito da Gomes – ha ribadito D’Avino – Le intercettazioni sul mio coinvolgimento sono un’errata interpretazione: in quel periodo contattavo un fuochista perché mi preparasse i fuochi per il baby shower di mia figlia».

(…)

 

D’Avino ha anche raccontato di aver incontrato Gomes il 17 ottobre: «Era preoccupato. Dopo un po’ di tempo mi chiese un incontro, confidandomi che l’abitazione colpita era quella di un giornalista, cosa che lui stesso aveva appreso solo dopo l’attentato. Quando Gomes si è trasferito in Africa – ha concluso D’Avino – mi ha videochiamato per contattare l’avvocato Cola».

Passariello, come emerge dal suo verbale, ha detto di aver creduto che la vittima dell’attentato fosse «uno come noi, che aveva fatto uno sgarro», che l’azione dovesse essere «un avvertimento» e che, se avesse saputo che c’entrava Gomes, con cui aveva lavorato per Sal Da Vinci, «non avrei accettato». Le prossime fasi dell’inchiesta riguarderanno l’audizione da testimone di Ranucci che la Rai vuole sostituire con Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti.

LAVITOLA RANUCCI MEME

 

gomes clesio tavares PELLEGRINO D'AVINO, UNO DEI QUATTRO DELLA BANDA DELL ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaroGOMES CLESIO TAVARESGomes Clesio Tavares con antonio passariello

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