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Alessio Ribaudo per il “Corriere della Sera”
Ieri mattina sulla cascata di ghiaccio battezzata «Bonne Année», nel territorio di Gressoney-Saint-Jean, batteva un bel sole e non c' era un refolo di vento. Alle 11 circa, lo spezzino Tino Amore si stava arrampicando e aveva superato la parte intermedia, la più ripida, mentre altri quattro suoi amici erano più in basso.
Sembrava un' escursione come tante per questo gruppo di ghiacciatori esperti e ben equipaggiati, arrivati dalla Liguria per trascorrere una giornata scandita dalla fatica, dal sudore e dalla voglia di conquistare anche la cima di questo ruscello che, come tutti gli inverni, si era cristallizzato per il freddo, trasformandosi in una scultura naturale. Un' arrampicata considerata difficile: grado cinque.
All' improvviso, la tragedia: un boato rompe il silenzio della Valle del Lys, la parte centrale di ghiaccio, a 1.600 metri, si stacca e rovina su Mauro Franceschini, di Caprigliola in provincia di Massa Carrara; Antonella Gallo di Spezia, Antonella Gerini di Carrara e Fabrizio Recchia di Vezzano, nello Spezzino. Tutti morti dopo un volo nel vuoto.
Nulla hanno potuto fare per salvarli gli uomini del Soccorso alpino che, dopo un primo sorvolo in elicottero, hanno dovuto raggiungere a piedi la zona del crollo. Tino Amore, l' unico superstite, era ancora in sosta in parete, senza corde.
È stato recuperato e trasportato, in stato di choc, all' ospedale « Parini» di Aosta.
Ieri, a poca distanza dai cinque c' erano altri due scalatori.
«Ci stavamo arrampicando quando abbiamo sentito un boato fortissimo - raccontano -. Eravamo sulla cascata "Ciampa" che a quell' ora non prendeva sole mentre "La Bonne Année" era esposta». Un sole caldo visto che la stazione meteo di Gressoney Bieltschocke segnava, fra le 9 e le 11, un rialzo da -6 a 11 gradi. Un' escursione di 17 gradi.
«Non è anomalo nelle condizioni climatiche di questi ultimi due giorni - spiega il glaciologo Renato Colucci dell' Ismar del Cnr - perché l' aria è stata molto secca, senza vento e con una forte insolazione diurna e temperature in netto calo di notte». La causa è nota.
«È per via dell' arrivo dell' anticiclone dalla Scandinavia - prosegue - che ha portato un clima primaverile e questo nuoce al ghiaccio. Consiglio agli ice climber di guardare le previsioni del giorno e anche quelle precedenti perché, se c' è caldo, il ghiaccio si rovina e diventa pericoloso come ieri».
La causa della tragedia, comunque, resta in corso di accertamento. «È difficile individuare un solo motivo ora - spiega Adriano Favre, direttore del soccorso alpino valdostano -, ma il principale indiziato è il rialzo delle temperature.
Quella cascata è nota ai ghiacciatori perché è esposta a Est verso il sole: i raggi avranno indebolito la struttura del ghiaccio». Poi ricorda le regole dell' ice climbing: «Bisogna fare esperienza pian piano, guardare lo storico del meteo e informarsi prima, con persone esperte del posto, sulle condizioni delle cascate».
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