DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI…
Riccardo Arena per la Stampa
È più di un capo: è un' ambasciatrice, una portavoce fidata del fratello latitante. E il latitante non è un mafioso qualsiasi: è Matteo Messina Denaro, che tutti cercano ma che solo lei trova. Per tre volte nel giro di meno di 60 giorni, nel 2013. Da dicembre di tre anni fa Anna Patrizia Messina Denaro, 46 anni, è in carcere. Condannata a una pena già severa a Marsala, nel 2015, ieri la donna se l' è vista aumentare in appello, a Palermo: non più 13 anni ma 14 e mezzo, non più per il reato di concorso esterno ma per associazione mafiosa secca.
Pericolosissima, è ritenuta: madre di tre figli ma pienamente inserita nella famiglia mafiosa di Castelvetrano, quella capeggiata dal «fantasma» ricercato da nuclei speciali superaddestrati di tutte le forze dell' ordine e rintracciabile solo da lei. Patrizia poi ha un ruolo di enorme responsabilità: trasmettere, dell' introvabile boss, la volontà e gli ordini, che volendo potrebbe manipolare a suo piacimento.
Ma l' autorità che le viene riconosciuta, sebbene si tratti di una donna in un ambiente culturalmente retrivo come quello mafioso, sono indiscutibili. Pena quanto mai severa, dunque, e non solo per l' imputata eccellente. La terza sezione della Corte d' appello, presieduta da Raimondo Loforti, ribalta l' assoluzione per Antonino Lo Sciuto, imprenditore di Castelvetrano, condannato a 13 anni e mezzo e arrestato non appena uscito dall' aula, su ordine dei giudici e in accoglimento della richiesta presentata dal pg Mirella Agliastro. Pena confermata (16 anni) per Francesco Guttadauro, figlio del mafioso Filippo Guttadauro e nipote diretto di Patrizia e Matteo Messina Denaro.
Il ruolo centrale della Messina Denaro è documentato da un video registrato in cella dagli investigatori: tra i boss detenuti era circolata la notizia del presunto pentimento di un prestanome, Giuseppe Grigoli, un imprenditore il cui patrimonio da 700 milioni è stato confiscato; Vincenzo Panicola, marito di Patrizia Messina Denaro, aveva chiesto al cognato latitante, tramite la moglie, di autorizzare il pestaggio o l' omicidio in cella.
La donna aveva incontrato il fratello due volte, tra il 23 aprile e il 3 maggio 2013, e poi di nuovo fra il 3 maggio e il 19 giugno. Il video era apparso quasi comico. La Messina Denaro, ridendo e scherzando per cercare di ingannare gli investigatori che la ascoltavano, aveva riportato la volontà del capo: «Che nessuno lo tocchi!». E nessuno lo toccò.
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