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DE VITA BEATA! IL CHIRURGO PLASTICO DEI VIP ROY DE VITA RISCHIA IL PROCESSO PER ASSENTEISMO – CHIUSA L’INDAGINE NEI CONFRONTI DEL MEDICO CHE RISULTA TRA GLI 89 DIPENDENTI DELL'ISTITUTO TUMORI REGINA ELENA DI ROMA FINITI NELLE DIVERSE INCHIESTE SUI "FURBETTI DEL CARTELLINO", GIÀ ACCUSATI DALLA CORTE DEI CONTI DI AVER PROVOCATO UN DANNO ERARIALE DI OLTRE MEZZO MILIONE DI EURO - SECONDO I PM DE VITA HA ACCUMULATO 138 GIORNI DI FERIE INDEBITAMENTE E SI È ASSENTATO SENZA GIUSTIFICAZIONE IN 150 GIORNATE – IL DOTTORE: “HO OPERATO NEL RISPETTO DELLE RESPONSABILITÀ LEGATE AL MIO INCARICO. NON RISULTAVO ASSENTE, MA IMPEGNATO IN ATTIVITÀ ISTITUZIONALI SVOLTE FUORI DALL'OSPEDALE…”

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Andrea Ossino per “la Repubblica” - Estratto

 

ROY DE VITA

Le indagini sono terminate e il chirurgo dei vip Roy De Vita rischia il processo. Il primario della Divisione di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma è tra gli 89 dipendenti finiti nelle diverse inchieste della procura sui presunti "furbetti del cartellino", già accusati dalla Corte dei Conti di aver provocato un danno erariale di oltre mezzo milione di euro.

 

 

Al medico i pm contestano 150 giornate di assenza ingiustificata e 138 giorni di ferie che, secondo l'accusa, sarebbero stati accumulati indebitamente. Il pubblico ministero Fabrizio Tucci e l'aggiunto Giuseppe De Falco, sulla base delle indagini del Nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza, ritengono che De Vita attestasse falsamente la propria presenza in servizio. 

 

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Secondo gli investigatori, il chirurgo timbrava il badge all'ingresso ma non registrava l'uscita, compilando successivamente i fogli presenza e indicando orari di servizio che non corrisponderebbero a quelli effettivi. I pm lo hanno geolocalizzato altrove mentre risultava in servizio. Una circostanza che il medico è certo di poter spiegare. 

 

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«Sono sereno di poter chiarire ogni addebito», afferma, ricordando di aver sempre raggiunto gli obiettivi concordati con l'Ifo e di aver operato nel rispetto delle responsabilità legate al suo incarico di direttore di Struttura complessa. La linea difensiva è già delineata: il primario sostiene di non essere stato assente, ma impegnato in attività istituzionali svolte fuori dall'ospedale. 

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