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SARA DI PIETRANTONIO VINCENZO PADUANO
Massimo Lugli per “la Repubblica - Roma”
«Invito chi si imbatte di notte in una ragazza che chiede aiuto a non restare indifferente ma quantomeno a chiamare le forze dell’ordine».
Sono parole pesanti come pietre, quelle del procuratore aggiunto Maria Monteleone nonostante il tono pacato, da preside bonaria, una condanna senza appello che coinvolge l’intera città. «Sara poteva essere salvata», rincara la dose il capo della mobile Luigi Silipo che, aggiunge, in 25 anni di polizia non si era mai trovato di fronte a un delitto così atroce.
Una scena da horror quella ricostruita dagli investigatori già prima della confessione dell’assassino, crollato senza una lacrima dopo otto ore di interrogatorio: la ragazza inseguita, bloccata, costretta a frenare nel buio di via della Magliana.
SARA DI PIETRANTONIO E VINCENZO PADUANO
Vincenzo Paduano che s’infila di forza nella sua Aygo e la cosparge d’alcol, la giovane donna che riesce ad aprire la portiera, esce dall’utilitaria, fugge, incrocia almeno due moto, tenta di fermarle, disperata, invoca aiuto ma nessuno l’ascolta, nessuno si ferma. Duecento metri di corsa affannosa prima di essere raggiunta e bloccata.
Poi l’omicida la aggredisce e tira fuori un accendino. Sara prende fuoco come una torcia. Bruciata viva? È l’ultimo, spaventoso dettaglio da chiarire sul tavolo dell’obitorio. Tutto il resto, purtroppo, è un agghiacciante déjà vù: gelosia morbosa, un uomo che non accetta la fine del rapporto, una persecuzione in crescendo che sconfina nello stalking fino alla conclusione di sangue. Femminicidio. Una parola, purtroppo, sempre più ricorrente nelle pagine di cronaca nera e che, nonostante i dati tranquillizzanti del ministero dell’interno sugli omicidi in calo, fa sempre più paura.
SARA DI PIETRANTONIO VINCENZO PADUANO
«Almeno due sono stati identificati e interrogati», aggiunge Maria Monteleone. «Non sappiamo se ne sono passati altri che hanno visto e si sono allontanati». I due non rischiano nulla, dal punto di vista giudiziario, perché la vigliaccheria e l’egoismo non compaiono, come reati, nel codice penale. In quello morale si, ma questa è un’altra storia. A nessuno può essere chiesto di diventare un eroe ma una telefonata al 113, magari a distanza di sicurezza, non è certo un gesto di valore.
«Hanno detto di non aver capito bene cosa stava succedendo e, comunque, di aver avuto paura per la loro incolumità », spiega il magistrato. Scuse patetiche, giustificazioni inconcepibili. La realtà che emerge da questa tragedia è quella di una fetta di Roma indifferente, terrorizzata, vile, omertosa, che sembra aver abdicato ai suoi tradizionali valori di solidarietà e di altruismo. La capitale coracciona, bonaria, soccorrevole di una volta sembra essersi dissolta nella notte di una periferia dimenticata, in perenne stato di guerra, che non s’immischia e si fa i fatti suoi.
Eppure gli esempi di altruismo, dall’extracomunitario che si tuffa nel Tevere per salvare un’aspirante suicida a Rino Barillari, il King of Paparazzi, che si ritrovò con una gamba rotta per aver difeso una donna a piazza Navona, a Roma non sono mai mancati. L’unica speranza è che la maggioranza dei romani sia come loro. Anche se, purtroppo, la realtà sembra molto diversa.
LA MORTA DI SARA DI PIETRANTONIO
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