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DINO KEBER, IL 43ENNE CHE HA UCCISO L’EX FIDANZATA, TANIA TERRIN, E POI SI È SUICIDATO, DAL 2002 AL 2026 AVEVA COLLEZIONATO QUATTRO DENUNCE PER MALTRATTAMENTI DA QUATTRO DONNE DIVERSE – BOTTE E VESSAZIONI CHE NON HANNO PORTATO A UNA CONDANNA PERCHÉ LE PRIME TRE VITTIME HANNO SEMPRE RITIRATO LA QUERELA. COSÌ I FASCICOLI SONO FINITI ARCHIVIATI – SUL PRIMO CASO DI VIOLENZE SU UNA 16ENNE DA PARTE DI KEBER, NEL 2002, INDAGÒ L'ALLORA PM DI VENEZIA ,CARLO NORDIO. ORA L'ATTUALE MINISTRO DELLA GIUSTIZIA VUOLE INVIARE GLI ISPETTORI NELLA SUA VECCHIA PROCURA PER CAPIRE SE QUALCOSA POTEVA ESSERE FATTO PER FERMARE KEBER…

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Estratto dell’articolo di Carmine R. Guarino per “la Repubblica”

 

DINO KEBER

La prima vittima aveva sedici anni appena, due meno di lui. Finì in ospedale il 4 marzo 2002 per le botte, ne uscì con una prognosi di venticinque giorni. Lo denunciò, raccontò tutto, poi ci ripensò e ritrattò. «Se non avessi ritirato quella denuncia, magari lei sarebbe ancora viva e se non l'avessi fatto chissà se io sarei ancora qui a scrivere» [...]

 

La seconda a cadere sotto i suoi colpi, di anni all'epoca — era il 2010 — ne aveva ventisei. Il copione fu lo stesso: maltrattamenti, violenza, pronto soccorso — dieci giorni di prognosi in quel caso — denuncia e ripensamento. Come nel 2024, quattordici anni più tardi e stesso leitmotiv.

 

Stesso massacro — «mi ha lasciato per terra» — identici viaggi in ospedale, stessa querela formalizzata e poi rimessa. Quindi l'ultima "preda": Tania Terrin, trentanove anni, ammazzata la sera di Ferragosto a Camponogara dal suo ex che, lei come le altre, aveva denunciato.

 

Tania Terrin

Uguale per tutte il carnefice: Dino Keber, 43 anni, che dopo il femminicidio si è impiccato nella sua casa di Dolo. E che in ventiquattro anni, dal 2002 al 2026, ha collezionato quattro denunce per aver maltrattato ogni volta una compagna diversa.

 

Botte, vessazioni che non hanno portato a una condanna perché le prime tre vittime hanno sempre "cancellato" la querela. E così i fascicoli sono finiti archiviati, compreso — era il primo della serie — quello seguito dall'allora pm di Venezia Carlo Nordio, l'attuale ministro della Giustizia che sta valutando se inviare gli ispettori nella sua vecchia procura per capire se qualcosa poteva essere fatto e non è stato fatto.

 

Se Keber in qualche modo potesse essere fermato prima. Perché oggi, con il sennò di poi, quella scia di episodi suona come un sinistro segnale premonitore. Come se la violenza per Keber fosse un abitudine, unita alla capacità di manipolare le donne, di passare da vittima, che insieme alla paura potrebbe aver spinto le ex a ritirare le querele.

 

CARLO NORDIO

«Mi ha colpito con degli schiaffi in faccia, mi ha trascinato per i capelli», mise a verbale la fidanzata di due anni fa. «Mi ha raggiunto in giardino svegliandomi con forza, mi ha afferrato per i capelli come se fossi uno straccio. Mi ha preso a pugni, mi è saltato addosso, mi ha lasciato letteralmente per terra», raccontò la vittima, la stessa che ad aprile scorso ha avuto uno scambio di messaggi sui social con Tania, mettendola in guardia. Inutilmente.

 

DINO KEBER

Già, Tania. Due anni dopo è il suo turno. I due si fidanzano a febbraio 2025, vanno a vivere insieme quasi subito ma ad aprile dell'anno dopo si lasciano, dopo tanti «alti e bassi». Il 22 aprile anche lei si aggiunge all'elenco delle donne che hanno denunciato Keber. Lo fa per un'aggressione di quattro giorni prima: ad accompagnarla in ospedale è proprio l'ex, dopo che l'ha quasi soffocata.

 

Quel giorno lui, che verrà indagato per lesioni, maltrattamenti e sequestro di persona, si mette davanti alla porta di casa per non farla uscire e quando lei gli chiede di spostarsi la spinge fino alla camera. Poi «mi ha bloccato i polsi stringendoli con molta forza, mi è salito sopra e mi ha stretto il collo con l'intero braccio», il senso delle parole che Tania affida ai carabinieri.

 

Che la raggiungono al pronto soccorso di Mirano: in quel momento non denuncerà, lo farà dopo. Raccontando anche di un altro episodio del 19 dicembre dell'anno precedente. [...]

 

Dopo la denuncia, i carabinieri attivano la vigilanza sotto casa della vittima, gli inquirenti sentono i genitori e gli amici della coppia: tutti parlano di una «relazione tossica», con la donna a soccombere e Keber a fare il «manipolatore», minacciando il suicidio o giocando sul senso di colpa: «Anche io sono andato in ospedale».

 

Tania Terrin

E in effetti il giorno dopo, il 23 aprile, l'uomo si presenta al centro salute mentale di Dolo, dove è già stato quattro volte per un «disturbo depressivo». I medici riscontrano «lieve ansia, umore basso», ma il paziente «nega pensieri auto ed etero aggressivi». Quattro mesi più tardi si suiciderà dopo aver ucciso l'ultima delle donne che lo aveva denunciato. Una querela che aveva portato il questore ad "ammonire" Keber, protagonista di un «progressivo e allarmante crescendo di violenza».

 

Tanto che nel provvedimento si tracciava un «quadro di reiterata sopraffazione e violenza idoneo a menomare l'integrità e la serenità della signora Terrin». Che per mano di quell'uomo morirà.

carlo nordio - foto lapresse DINO KEBERTania Terrin