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DIPLOMAZIA & ROSARI - C’È UN CAPPELLANO MILITARE ALLA FARNESINA CHE DA QUALCHE ANNO ODORA D’INCENSO OGNI GIORNO CHE PASSA. È DON MARCO MILIZIA, CHIAMATO DAL MINISTRO, ANTONIO TAJANI, A CURARE LE ANIME DEI NOSTRI DIPLOMATICI, CON TANTO DI UFFICIO-CONFESSIONALE AL PRIMO PIANO DEL DICASTERO - UNA SCELTA NON CASUALE QUELLA DELL’EX MONARCHICO TAJANI: SI TRATTA DEL CANONICO DELLA BASILICA DEL PANTHEON, TANTO CARA AI SEGUACI E REDUCI DI RE VITTORIO EMANUELE III – SOLO CHE LE RIPETUTE INIZIATIVE DI PREGHIERA HANNO…
Palomar per Dagospia
L OSSERVATORE ITAJANO - MEME BY EMILIANO CARLI
C’è un cappellano militare alla Farnesina che da qualche anno odora d’incenso ogni giorno che passa. È don Marco Milizia, chiamato dal ministro, Antonio Tajani, a curare le anime dei nostri diplomatici, con tanto di ufficio-confessionale al primo piano del dicastero.
Una scelta non casuale quella dell’ex monarchico Tajani. Guarda caso si tratta del canonico della basilica del Pantheon, tanto cara ai seguaci e reduci di Re Vittorio Emanuele III.
“C’era bisogno di un rapporto spirituale”, sostiene Tajani-Fernandel nella parte di Don Camillo dei Parioli. Ma con l’arrivo della quaresima, le ripetute iniziative di monsignor Malizia, hanno provocato la ribellione delle nostre feluche, che certo non sono dei Peppone anticlericali.
Tant’è che i soci del sindacato hanno messo nero su bianco le loro lamentele, come si legge nella lettera inviata l’altro giorno al segretario generale della Farnesina, l’Ambasciatore. Riccardo Guariglia, chiedendosi pure se l’annunciato viaggio in Terra Santa è “sui iuris” (di don Milizia), mentre sottostarebbe a una gara d’appalto prevista per legge.
“Le ripetute iniziative di preghiera – si legge nella missiva -, nonché le funzioni religiose svolte o annunciate in orario d’ufficio, quali ad esempio, la veglia e la recita del Santo Rosario per la pace dello scorso novembre e, da ultimo, la celebrazione della Santa Messa delle Ceneri (…) generano problemi organizzativi e amministrativi”.
Leggi: costi extra accollati al ministero, per presenziare alle sfarzose liturgie del Parroco della Farnesina. Tutte a carico dei contribuenti laici o di altre religioni. Per i dipendenti si tratta soltanto dell’ennesima via crucis dopo quelle seguite anche nelle settimane di Carnevale. Insomma, siamo all’anti motto benedettino, “Ora et not labora”.
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