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PAROLE, PAROLE, PAROLE PER ZELENSKY – URSULA VON DER LEYEN E ANTONIO COSTA SI SONO PRESENTATI A KIEV PER CONFERMARE IL SOSTEGNO EUROPEO ALL'UCRAINA. MA HANNO PORTATO “IN DONO” APPENA 100 MILIONI DI EURO DI AIUTI ENERGETICI. BRICIOLE, RISPETTO AL PRESTITO DI 90 MILIARDI BLOCCATO DAL VETO DELLO SGHERRO DI PUTIN, L’UNGHERESE ORBAN – I VERTICI DI BRUXELLES FRENANO SULL'ADESIONE DI KIEV ALL’UE NEL 2027 – MACRON AMMETTE: “SONO MOLTO SCETTICO SULLA FINE DEL CONFLITTO A BREVE TERMINE, DA PARTE RUSSA MANCA LA VOLONTÀ”
Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “la Stampa”
Ursula von der Leyen e Antonio Costa a Kiev
L'Europa resta al fianco di Kiev nel quarto anniversario dall'inizio dell'invasione russa. Ma anche se l'Alta Rappresentante Kaja Kallas si augura che «questo sia l'ultimo», l'orizzonte della pace sembra ancora lontano.
«Sono molto scettico sulla fine del conflitto a breve termine, perché da parte russa manca la volontà» ha ammesso senza girarci attorno Emmanuel Macron, che da Parigi ha presieduto con il premier britannico Keir Starmer una riunione a distanza della Coalizione dei Volenterosi.
Virtuale, come il progetto per offrire le garanzie di sicurezza che ha una sua struttura ben definita, ma che è destinato a rimanere solo sulla carta fino a quando non cesseranno i bombardamenti.
Volodymyr Zelensky mostra il suo bunker in un video
Diversi leader si sono collegati dalle rispettive capitali all'incontro che è servito per ribadire che «la Russia non sta vincendo». Molti altri – soprattutto i nordici e i baltici – hanno preso un treno per Kiev, dove hanno fatto sentire la loro vicinanza fisica a Volodymyr Zelensky. C'erano anche Ursula von der Leyen e Antonio Costa, arrivati con 100 milioni di euro di aiuti energetici.
Meglio di niente, certo, ma nulla in confronto a ciò che avevano in mente: nei piani dei vertici delle istituzioni Ue, quello di ieri doveva essere il giorno del via libera al ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia e della consegna simbolica dell'assegno da 90 miliardi di euro.
URSULA VON DER LEYEN ARRIVA A KIEV
Il veto ungherese (sostenuto dalla Slovacchia) ha però rovinato i piani. Von der Leyen ha assicurato agli ucraini che «l'Ue manterrà la parola» e che quindi «in un modo o nell'altro il prestito si farà» perché «abbiamo diverse opzioni e le useremo».
La presidente della Commissione, però, non le ha svelate ed è stata molto più cauta dell'Alta Rappresentante Kallas, evitando qualsiasi riferimento all'ipotesi di rispolverare il piano per usare gli asset russi. Anzi, von der Leyen ha chiesto a Zelensky di «accelerare la riparazione» dell'oleodotto Druzhba che ha bloccato le forniture di petrolio all'Ungheria e spinto Orban al veto. Segno che quello resta il piano A.
La presidente della Commissione ha poi costretto Zelensky a un bagno di realtà. Il presidente ucraino ha chiesto ancora una volta «una data certa» per l'ingresso nell'Unione europea, da concretizzarsi nel 2027. Ma von der Leyen ha risposto dicendo che «da parte nostra non è possibile fissare date».
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Zelensky ha voluto mandare un doppio messaggio a Donald Trump: lo ha invitato a Kiev e gli ha chiesto di stare attento a non cadere nel gioco di Putin.
viktor orban e volodymyr zelensky
Rivolgendosi agli europei, ha ammesso che in questo momento «non è facile mantenere l'unità transatlantica», ma ha chiesto di non mollare la presa e di insistere sul fronte delle sanzioni. Ha ringraziato per il sostegno militare e ha espresso la sua delusione per il prestito da 90 miliardi bloccato dall'Ungheria.
Zelensky ha ribadito di volere un ruolo per l'Europa nei negoziati di pace, ma ha annunciato che nel giro di «sette-dieci giorni» dovrebbe esserci un nuovo trilaterale con Ucraina, Russia e Stati Uniti al tavolo (dunque senza l'Europa).
Sul possibile ingresso dell'Ucraina nell'Ue, a Bruxelles si lavora a soluzioni creative per favorire una sorta di «integrazione graduale» nel mercato interno, come ha chiesto ieri l'Europarlamento nella risoluzione adottata a larga maggioranza (437 voti a favore, 82 contrari e 70 astenuti).
Il testo, tra le altre cose, chiede garanzie di sicurezza «solide e credibili» e sostiene la «forza multinazionale di rassicurazione» da schierare sul territorio dopo un eventuale cessate il fuoco.
Il Parlamento, inoltre, «esprime preoccupazione» per l'approccio degli Stati Uniti «che sembra dare priorità alla conclusione di accordi a breve termine» ed esorta la Commissione «ad accelerare l'eliminazione» di tutte le fonti energetiche russe residue, compreso il petrolio, l'uranio e i combustibili nucleari.
La questione energetica è uno dei tasti dolenti, perché è al centro dello scontro con l'Ungheria (e con la Slovacchia). Viktor Orban è tornato alla carica per spiegare le sue ragioni, pubblicando la lettera inviata al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che lo aveva accusato di violare il principio di leale cooperazione.
Volodymyr Zelensky mostra il suo bunker in un video
Il primo ministro lamenta lo stop ai flussi di petrolio russo nell'oleodotto Druzhba, danneggiato dai bombardamenti. E punta il dito contro Kiev. «I fatti sono fatti: non ci sono ostacoli tecnici alla ripresa del trasferimento di petrolio, serve solo una decisione politica da parte dell'Ucraina».
Secondo il governo ungherese, l'Ucraina «sta usando l'energia come arma per ragioni politiche, interferendo sulla campagna elettorale ungherese in corso per seminare il caos e favorire l'ascesa al potere del partito Tisza». Per questo, fino a quando i flussi di petrolio non saranno ripristinati, «non cederemo al ricatto». [...]
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