luigi luca esposito

LA DOPPIA VITA DI LUIGI LUCA ESPOSITO, IL GIORNALISTA UCCISO NELLE CAMPAGNE DI EBOLI DA UN 26ENNE TUNISINO, SENZA FISSA DIMORA ED IRREGOLARE IN ITALIA. I DUE SI CONOSCEVANO DA TEMPO, I CONTATTI ERANO CONTINUI. RESTA UNA DOMANDA: PERCHE' IL KILLER HA BRUCIATO VIVO IL 53ENNE? I RACCONTI DI FANTASIA DI ESPOSITO: DALLE FINTE LAUREE AL LAVORO IN REGIONE CHE NON C’ERA ALLA MOGLIE INVENTATA. AL DITO AVEVA UNA FEDE NUZIALE, MA ERA DI UN GENITORE – IL COLLEGA: "POCHE PERSONE POTEVANO VIAGGIARE CON LUI, SE I CARABINIERI HANNO TROVATO LE IMPRONTE DIGITALI DELL'ASSASSINO IN AUTO, VUOL DIRE CHE SI CONOSCEVANO. SI FIDAVA…” – ROMAGNOLI: “IL FU LUIGI ESPOSITO È IL CONTRO-ROMANZO DI QUESTA EPOCA DOVE OGNI COSA È TRASPARENTE E NIENTE PUÒ ESSERE CHIARO” - VIDEO

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Ersilia Gillio e Dario Sautto per corriere.it - Estratti

 

La doppia vita di Luca Esposito, il giornalista 53enne ucciso nelle campagne di Eboli il 19 luglio, aveva rappresentato inizialmente anche un ostacolo alle indagini, costringendo gli investigatori a tenere aperte tutte le piste possibili, anche se gli indizi raccolti hanno portato all'identificazione del killer: un 26enne tunisino che poi ha confessato nel corso della notte.

LUIGI LUCA ESPOSITO

 

Tra le mezze verità, i racconti di fantasia e una vita parallela narrata a conoscenti e amici, sono spuntati un finto lavoro, finte lauree, una finta residenza e una moglie fantasma. Ma si parte innanzitutto dal suo nome: all'anagrafe Luigi Esposito, 53 anni, era conosciuto da tutti come Luca, tant'è che firmava tutti i suoi articoli così.

 

Giornalista sportivo molto noto negli ambienti salernitani, in quella sua doppia vita comparivano mille contraddizioni. La sua vita privata era quasi tabù: nessuno aveva dettagli precisi, neanche le due sorelle, che fino all'ultimo hanno sperato che non fosse il suo quel corpo senza vita e reso irriconoscibile dalle fiamme ritrovato domenica notte dai vigili del fuoco mentre stavano spegnendo un incendio. Tutti sapevano che Luca Esposito lavorava - addirittura come dirigente - presso l'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente.

 

OMICIDIO DI LUIGI LUCA ESPOSITO - LUOGO DEL RITROVAMENTO DEL CADAVERE

Una circostanza immediatamente smentita, già nella giornata di domenica, dalla stessa Arpa Campania, che ha ribadito di non avere tra i suoi dipendenti il 53enne. Anche la sorella, però, intervistata dal Tg1, aveva affermato che qualche anno fa Luca Esposito aveva lavorato presso l'Agenzia.

 

 

In tanti sapevano anche delle sue ispezioni presso aziende in provincia di Avellino e Caserta, e qualcuno è pronto a giurare di averlo visto alla guida di un'auto con la scritta Arpac sulla fiancata. Sul suo profilo Facebook era indicato un lavoro generico presso la Regione Campania, anche in questo caso non confermato dai fatti. Due lauree in Biologia e Lettere, anche sulla sua carriera universitaria sono in corso gli accertamenti da parte degli investigatori per comprenderne la veridicità. Su questo aspetto, nei giorni scorsi è arrivata anche la precisazione dell'Ordine dei Biologi che ha confermato che Luca Esposito non era iscritto alla categoria professionale.

 

 

Residente formalmente a Nocera Inferiore, in realtà Luca Esposito viveva a Fisciano e raccontava di avere una casa estiva ad Agropoli. Proprio ad Agropoli aveva detto di doversi recare sabato sera, ma in realtà aveva un appuntamento con l'uomo che si è trasformato nel suo assassino. Tra le tante testimonianze raccolte, è emersa anche la presenza di una finta moglie: Simona, una farmacista di Caserta che in realtà non è mai esistita. E lui aveva anche un anello nuziale al dito, di cui hanno parlato molti conoscenti e anche alcuni testimoni ascoltati dagli investigatori. Che in realtà era la fede di uno dei genitori.

ritrovamento del cadavere di Luigi Luca Esposito a eboli

 

La testimonianza del collega

 

(…)

Per Ferraiuolo, l'aver ritrovato in auto l'impronta digitale dell'assassino potrebbe significare che tra i due non c'era una conoscenza superficiale. «Solo poche persone potevano viaggiare con lui - insiste - gli amici e le persone di cui si fidava, per questo credo che se i carabinieri hanno trovato le impronte digitali del presunto assassino in auto, vuol dire che si conoscevano. Luca non amava guidare di notte, portava gli occhiali e diceva sempre che non voleva avere la responsabilità di altre persone. Conoscendolo posso solo pensare che si fidava e di certo non si aspettava di morire».

 

 

IL GIORNALISTA UCCISO E QUEL CONTRO-ROMANZO DI UNA DOPPIA VITA

Gabriele Romagnoli per repubblica.it - Estratti

 

Se la vita non svela chi è un uomo, toccherà alla sua morte farlo (…)Il fu Luigi Esposito è il contro-romanzo di questa epoca dove ogni cosa è trasparente e niente può essere chiaro, tutti si espongono e chi non lo fa è sospetto (del serial killer non si dice più «non salutava mai», ma «non era neanche sui social»).

 

È uno che ha capito la lezione della Lettera rubata di Edgar Allan Poe: se vuoi sparire, mettiti in bella vista, ma di profilo e nascondi il lato scuro della luna; abbagliato dall’apparenza, nessuno farà il giro per andarlo a vedere.

 

ritrovamento del cadavere di Luigi Luca Esposito a eboli

E se avrai seminato indizi non importa: il tuo desiderio di confessare non basterà a svegliare il sonno di una ragione collettiva che si accontenta delle informazioni superficiali e pensa che la profondità equivalga all’abisso. L’autopsia del corpo spiegherà le modalità della sua morte. Questa è l’autopsia della sua doppia vita, in parte anche di quelle che ha attraversato senza che ne notassero il riflesso e perfino di tutte le nostre, stordite da mezze verità.

 

 

Il fu Luigi Esposito si era annunciato pubblicamente come altro da sé, presentandosi come Luca. Neppure un’abbreviazione, una lettera in meno, ma un altro suono, quello di un campanello a una porta sul retro, a cui apre un gemello diverso, impiegato di un’agenzia pubblica, con due lauree, una moglie e una irreperibilità assoluta fino alle tre del pomeriggio. Luca Esposito era conosciuto in Campania come giornalista, seguiva Avellino, Juve Stabia e Salernitana, ne scriveva, su carta e sul web, partecipava a dibattiti televisivi dove, dicono, «si faceva notare». Per la vivacità polemica, la tendenza discordante, l’energia oratoria.

 

Luigi Luca Esposito

Luca Esposito: dietro lo schermo, niente. O meglio: una biografia inventata, che ha retto anni, decenni e poteva essere svelata soltanto alla sua morte, che avrebbe potuto accadere in un tempo lontano, per cause naturali quando fosse divenuto irrilevante chi era o non era. Soprattutto: non era. Non lavorava per l’agenzia regionale per l’ambiente della Campania. Non era iscritto all’Ordine dei biologi. Non aveva neppure, parrebbe, una moglie di nome Simona, farmacista a Caserta, sposata cinque anni fa, ma che nessuno ha mai visto, accontentandosi come prova dell’intermittente comparsa di una fede nuziale al dito, riservata alle occasioni più importanti (il suo “plus one” ai ricevimenti).

 

Il fu Luigi Esposito supera nettamente ogni suo precursore letterario. Il fu Mattia Pascal di Pirandello rinasce dalle ceneri di una vita che abbandona, disprezzandola per poi rimpiangerla, ma consuma il dramma di non potervi più rientrare né far convivere le due identità. L’avversario di Emmanuel Carrère (al secolo Jean Claude Romand) inventa per la famiglia una carriera, ma una famiglia l’ha veramente e nel tragico finale la stermina, anziché morire lui stesso.

 

Luigi Luca Esposito

Mattias, protagonista del romanzo di Joahn Harstad Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? sceglie come colonna sonora della sua esistenza How to disappear completely dei Radiohead, sogna di essere una ruota dell’ingranaggio, fare la sua parte, sommerso tra la folla, un marito, un pubblico impiegato, uno qualunque, il secondo uomo sul lato chiaro della luna, visto di striscio e dimenticato, ma vuole che quella sia la sua intera vita.

 

(…) L’altra vita del fu Luigi Esposito, quella oscura, era probabilmente la più avventurosa, ma inenarrabile ed è stata protetta da una serie di pareti di compensato dal colore neutro, quello dell’ordinarietà, che non facessero sorgere la tentazione di scavalcarle per andare a dare un’occhiata.

 

Luigi Luca Esposito

Perfino l’irreperibilità assoluta, essendo mattutina, odorava di noia, casa, traffico, lavoro, mensa, altro traffico, casa. È di notte, semmai, che non trovi al telefono un agente segreto o un baro o un bigamo. Ecco, il fu Luigi Esposito, quale fosse la sua vita oscura condotta alla luce del sole, era un bigamo dell’esistenza. Si dice spesso che le mogli coinvolte non vogliano vedere le tracce. In questo caso la moglie non c’era, tutti gli altri sì, ma non hanno visto, sentito, parlato.

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