DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE…
"È IL MIO DOLCE PER VOI" - È LA DIDASCALIA ALLA FOTO DI UNA PASSEGGERA INVIATA DA UN DIPENDENTE DELL'ATM, AZIENDA PUBBLICA DEI TRASPORTI MILANESE, NEL GRUPPO DI SUOI COLLEGHI PORCELLONI (UNO È UN CONDUCENTE, CINQUE LAVORANO NEGLI UFFICI AMMINISTRATIVI, UN ALTRO È IN PENSIONE) - LE IMMAGINI VENIVANO ESTRAPOLATE DALLE VIDEOCAMERE DI SORVEGLIANZA A BORDO DEI TRAM ED ERANO ACCOMPAGNATE DA COMMENTI SUI VESTITI O SULL'ASPETTO FISICO: "HA SU LE CALZE, SAI CHE SCHIUMA CHE FA!", "CHE PANARO!" - A SCOPRIRE LA CHAT È STATA UNA OCCHIUTA 26ENNE CHE VIAGGIAVA SUL TRAM: HA NOTATO CHE UN DIPENDENTE DELL'ATM STAVA COMMENTANDO LO SCATTO, LO HA FOTOGRAFATO E LO HA SPUTTANATO SUI SOCIAL: "HA GUARDATO PIÙ VOLTE L’IMMAGINE, ERA COMPIACIUTO" - L'ATM HA SPORTO DENUNCIA ALLA POLIZIA LOCALE DI MILANO...
1 - LE FOTO DELLE PASSEGGERE NELLA CHAT IL GRUPPO SESSISTA DEGLI AUTISTI ATM
Estratto dell'articolo di Giovanna Maria Fagnani per il “Corriere della Sera”
«È il mio dolce per voi»: la didascalia della foto inviata in chat ai colleghi. Parte l’emoticon di «meraviglia», seguono i commenti, alcuni in dialetto siciliano.
Il «dolce» con cui «pasteggiare» a suon di insulti sessisti, sfottò e battute becere è la foto, rubata, del fondoschiena di una passeggera del tram 15, che collega Rozzano, grosso centro dell’hinterland, al centro di Milano.
La giovane viene ripresa dalle telecamere collegate al monitor del conducente, che gli mostrano la salita e l’uscita dei viaggiatori. Ma l’autista la nota e fotografa lo schermo, per poi mandare lo scatto in una chat denominata «Ticinese Staff» e divertirsi coi colleghi a offenderla. «Un panar!» (il fondoschiena, in siciliano) scrive uno.
«Sì, ma ha su le calze, sai che schiuma che fa», «nell’interno coscia» (aggiunge un altro, sempre in dialetto siciliano). A scoprire l’esistenza di questa chat e l’utilizzo illegale delle immagini di bordo è stata una 26enne che, sabato mattina, si è trovata per caso sul tram, in piedi, vicino a un dipendente Atm fuori servizio.
L’occhio le è caduto sulla chat e la gallery di foto che era inequivocabile e fatta di altri screenshot di parti del corpo femminile, che rimandavano a immagini del monitor.
Incredula e schifata, la donna è riuscita a fotografare lo schermo della chat, poi lo ha condiviso su Instagram […]
Così l’account Atm è stato taggato decine di volte e la società dei trasporti milanese ha scoperto l’accaduto e avviato un’indagine interna. Secondo i primi riscontri, sarebbero 7 i membri della chat: uno è un conducente, cinque lavorano negli uffici amministrativi, un altro è in pensione. Quanto agli episodi accertati, al momento ce ne sarebbe soltanto uno: quello documentato dalla foto scattata dalla 26enne.
ATM AZIENDA TRASPORTI MILANESI
Ma ci sono indizi che fanno fortemente supporre l’esistenza di altri episodi e l’indagine servirà proprio ad accertarli. L’azienda ha sporto immediatamente denuncia alla Polizia locale di Milano.
«Saremo durissimi», dicono dagli uffici della controllata di Palazzo Marino. Il reato ipotizzato è l’uso improprio di immagini delle telecamere di bordo. Seguirà anche un esposto al Garante della Privacy. «Atm vuole ribadire fortemente la propria determinazione contro ogni forma di discriminazione o comportamento lesivo nel rispetto assoluto per i clienti e a tutela delle migliaia di dipendenti corretti che rappresentano l’Azienda, e conferma altresì di adottare senza esitazione tutti i provvedimenti necessari», recita una nota.
ATM AZIENDA TRASPORTI MILANESI
Il caso scuote Atm e arriva la presa di posizione del sindaco Beppe Sala. «Atm deve far luce, ma deve anche intervenire e, se verranno individuati dei responsabili, non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora», auspica Sala. Che non usa mezzi termini: «Supponiamo che si tratti di reati, quindi le mie indicazioni ad Atm sono di essere certamente incisivi in analisi e duri anche nei provvedimenti da prendere». […]
All’esposto di Atm, intanto, se ne aggiungerà uno del Codacons, che ipotizza invece il reato di revenge porn. «Si tratta di un episodio gravissimo sul quale è necessario fare chiarezza, perché se confermati i fatti così come emersi ci troveremmo di fronte a pesanti illeciti sanzionati dal nostro codice penale, che aprirebbero tra l’altro la strada ad azioni risarcitorie in sede civile da parte delle vittime», spiega il presidente Codacons Lombardia, Marco Maria Donzelli. […]
2 - «SUI BUS CI SENTIVAMO SICURE, ORA SCOPRIAMO DI ESSERE SPIATE E NON CHIAMATELA GOLIARDIA»
Estratto dell’articolo di Virginia Nesi per il “Corriere della Sera”
Sabato 13 giugno, Milano. Valentina (nome di fantasia), 26 anni, producer freelance, è in viaggio. Sono circa le 12. Dopo essere atterrata all’aeroporto di Linate, prende la metro, poi sale con le valigie sul tram 15 in direzione Rozzano. Valentina entra, cerca posto con lo sguardo, alla fine si appoggia alla maniglia dietro un sedile su cui siede un uomo con la divisa Atm.
Lui ha il telefono in mano. Scambia messaggi in un gruppo WhatsApp. Nome della chat: «Ticinese Staff». Racconta la ragazza al Corriere : «Purtroppo o per fortuna, dallo schermo mi è subito balzata all’occhio un’immagine scattata dalle telecamere di sorveglianza: era una foto ingrandita dei glutei di una ragazza».
Lei fotografa la chat. Sotto quella foto si legge: «È il mio dolce per voi».
«Sì, la ragazza era ignara di essere stata ripresa. Io continuavo a guardare lo scambio di messaggi in diretta. Penso che il nome del gruppo si riferisse al deposito Atm in zona Porta Ticinese».
Poi che cosa ha visto?
«Il lavoratore Atm usciva ed entrava dalla chat. Non ho potuto leggere messaggi precedenti, ma a un certo punto l’uomo ha aperto la galleria fotografica del gruppo. Lì ho notato che tra i tanti post che si erano scambiati, c’erano altre immagini prese dalle telecamere di sorveglianza».
Cioè?
«Foto simili: ancora una volta, corpi di donne fotografati senza il consenso delle interessate. Il lavoratore ha guardato più volte l’immagine della ragazza che aveva inviato nel gruppo. Era abbastanza compiaciuto. Chattava anche con alcuni familiari». [...]
Come si è sentita?
«La cosa che più mi ha sconvolto non è tanto l’ennesima chat di uomini che sessualizzano il corpo delle donne e inviano foto senza rispettare il consenso, ma non potersi più sentire al sicuro».
Che cosa intende?
«Banalmente, qualsiasi donna o ragazza che viaggia da sola sui mezzi pubblici di notte cerca protezione nei lavoratori, magari vuole un posto vicino al conducente e si tranquillizza al sapere che ci sono delle telecamere di sorveglianza che dovrebbero rendere un luogo sicuro. In realtà, poi, si scopre che gli stessi lavoratori impiegati in società pubbliche usano quelle telecamere per diffondere immagini intime. Lo trovo spaventoso». [...]
Che cosa l’ha spinta a denunciare?
«Nessuna ragazza dovrebbe trovarsi in una chat del genere senza saperlo. L’episodio non mi coinvolge in prima persona, ma il problema riguarda tutte le donne. Veniamo ancora trattate come un oggetto da esporre e da sessualizzare. Oggi tra telecamere, telefoni e social network è aumentata la velocità con cui si scambiano immagini senza consenso.
Queste foto girano, poi vengono archiviate nelle memorie virtuali di sconosciuti. Denunciare significa aumentare la consapevolezza sul fenomeno. Mi terrorizza il solo pensiero che questi episodi possano essere normalizzati: scoppia il caso e se ne parla, ma alla fine non si fa niente».
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