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È VICINA LA SOLUZIONE DEL CASO DELLA FAMIGLIA AVVELENATA DALLA RICINA? - IERI, IN QUESTURA A CAMPOBASSO, SONO STATI ASCOLTATI GIANNI DI VITA (MARITO E PADRE DELLE DUE VITTIME, ANTONELLA DI IELSI E SARA) E UNA SUA AMICA, MONIA, DI PROFESSIONE INSEGNANTE - I DUE SONO STATI SOTTOPOSTI A UN "CONFRONTO ALL'AMERICANA", PROCEDURA PREVISTA QUANDO CI SONO "GRAVI DISCORDANZE" NELLE PRECEDENTI DEPOSIZIONI DEI TESTIMONI - DALLE ANALISI COMPIUTE DAGLI SPECIALISTI DEL "ROBERT KOCH INSTITUTE" DI BERLINO NON E' STATA TROVATA TRACCIA DI RICINA NELL'ORGANISMO DI DI VITA E IN QUELLO DI SUA FIGLIA ALICE, 19 ANNI, UNICI DUE SUPERSTITI DELLA FAMIGLIA - ORA, GLI ESPERTI TEDESCHI AVREBBERO INDIVIDUATO IL CIBO NEL QUALE È STATO SOMMINISTRATO IL VELENO, FORSE UNA BEVANDA O ADDIRITTURA L’ACQUA...
Estratto dell'articolo di Alessandro Fulloni per il “Corriere della Sera”
Gianni Di Vita ha varcato la soglia della Questura di Campobasso verso le 11. Quasi allo stesso orario, ma da un altro ingresso, è giunta Monia, insegnante e sua amica da quando erano ragazzi. È il primo «confronto all’americana» che riserva l’inchiesta sulla morte di Antonella e Sara, rispettivamente moglie e secondogenita di Gianni, avvelenate dalla letale ricina nei giorni a cavallo dello scorso Natale.
Davanti alla procuratrice di Larino Elvira Antonelli e al capo della Mobile Marco Graziano, si è trattato di un vero e proprio «faccia a faccia» terminato alle 17. Almeno per due ore, entrambi — convocati come persone informate sui fatti, dunque con l’obbligo di dire la verità — sarebbero stati nella stessa stanza.
Con quella di ieri, Gianni — 56 anni, commercialista, dal 2006 al 2014 sindaco pd di Pietracatella, passione per la musica e per Fabrizio De André — è stato ascoltato cinque volte.
Per la donna — professoressa di matematica all’istituto tecnico agrario di Riccia — le audizioni sono state in tutto tre. La prima fu il 27 maggio. Monia entrò in Questura, dribblando le insistenze delle troupe tv assiepate lì davanti, tenuta per mano dal marito (tecnico di laboratorio nella stessa scuola di lei) che si accomiatò con un bacio.
È massimo il riserbo attorno all’indagine aperta contro ignoti per duplice omicidio volontario. Impossibile stabilire, dunque, le ragioni esatte di questa convocazione in simultanea.
A fornire un’indicazione importante è però il codice di procedura penale che prevede questo «confronto disciplinato» in caso di «gravi discordanze» nelle precedenti deposizioni. Quanto alle domande poste dagli inquirenti, «a molte potete darvi delle risposte da soli», si è limitato a dire Di Vita ai cronisti incrociati all’uscita.
L’accelerazione dell’indagine è evidente, anche dopo l’ingresso in campo degli specialisti tedeschi del Koch-Institut, massima istituzione europea in fatto di bioterrorismo. Al direttore Christian Herzog, la Procura ha chiesto di trovare eventuali tracce di ricina — oltre che negli alimenti, anche su vestiti e persino mobili — nell’abitazione dei Di Vita a Pietracatella. È dell’altroieri il primo verdetto incassato, ovvero la «negatività» alla ricina di Gianni — che aveva sempre detto di essersi sentito male assieme a moglie e figlia — e della primogenita Alice.
Ma c’è di più. Ieri su Primo Piano , diffusissimo quotidiano molisano, il direttore Luca Colella ha scritto che il team dei tedeschi avrebbe già individuato il «vettore» della letale proteina. Insomma: il cibo nel quale è stata somministrata, forse una bevanda o addirittura l’acqua.
Fosse vera l’indiscrezione, saremmo davanti a un’inchiesta dal perimetro sempre più ristretto. All’interno, ci sarebbero il momento dell’avvelenamento — la sera del 23 in famiglia, ma senza Alice, oppure alla Vigilia, con tanti parenti — e il movente del duplice delitto. [...]
Le verifiche riguardano più in generale la rete di relazioni della famiglia. Nel direttivo del premio dedicato a Fabrizio De André — al cantautore il sindaco di Pietracatella ha intitolato pure il lungomare — compaiono sia la docente dell’Agrario, amica di lunga data di Di Vita, sia Laura, cugina dell’ex sindaco e figura molto vicina alla famiglia, tanto da essere considerata una «zia» da Sara e Alice. [...]
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