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È LA VOLTA BUONA PER L’ILVA? – FEDERACCIAI HA PRESENTATO INSIEME A 14 IMPRESE ASSOCIATE UNA MANIFESTAZIONE DI INTERESSE PER GLI STABILIMENTI EX ILVA – LE IMPRESE DELL’INDOTTO AVEVANO LANCIATO L’ALLARME: “TARANTO HA GIÀ VISSUTO ANNI DI ESASPERAZIONE, CONTRAPPOSIZIONI FEROCI, FAMIGLIE DIVISE FRA SALUTE E LAVORO, LAVORATORI IMPAURITI E ISTITUZIONI DELEGITTIMATE, BASTA IMPROVVISAZIONE”
Ex Ilva: Federacciai con 14 associate presenta manifestazione interesse
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Federacciai ha presentato insieme a 14 imprese associate la manifestazione di interesse per gli stabilimenti ex Ilva.
Lo comunica la Federazione Imprese Siderurgiche Italiane in una nota, specificando che la manifestazione è stata sottoscritta, da ABS Acciaierie Bertoli Safau, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel.
manifestazione di metalmeccanici e dipendenti ex ilva a genova
Ex Ilva: imprese indotto, anni di esasperazione per Taranto, basta improvvisazione
(LaPresse) - "C'è un fenomeno tipicamente italiano che si manifesta puntuale ogni quattro anni: durante i Mondiali di calcio diventiamo improvvisamente sessanta milioni di commissari tecnici. Il barista sa chi deve giocare terzino, il commercialista spiega il pressing alto, il gommista corregge il centrocampo e il fruttivendolo, tra una cassetta di pesche e una di pomodori, sistema definitivamente la formazione della Nazionale.
A Taranto siamo riusciti a fare di meglio: il Mondiale dell'Ilva dura tutto l'anno. Noi imprenditori che dentro quello stabilimento lavoriamo da decenni, che conosciamo impianti, reparti, manutenzioni, forniture, cicli produttivi, costi energetici e difficoltà quotidiane, evidentemente abbiamo sbagliato metodo.
EX ILVA DI TARANTO - PROTESTE DEI LAVORATORI
Quando dobbiamo capire se convenga mantenere un altoforno, importare bramme, modificare un ciclo produttivo o immaginare una riconversione industriale, forse dovremmo smetterla di consultare tecnici, metallurgisti, impiantisti ed economisti industriali. Meglio fermarsi dal fruttivendolo sotto casa o passare dal gommista o, meglio, dall'avvocato e dal servizio mensa. Potrebbero avere già pronto il piano siderurgico nazionale.Del resto, di questi tempi a Taranto l'esperienza specifica sembra quasi un fastidio". Lo afferma l'Aigi in una nota.
"Taranto ha già vissuto anni di esasperazione, contrapposizioni feroci, famiglie divise fra salute e lavoro, lavoratori impauriti e istituzioni delegittimate", sottolinea l'associazione che riunisce l'indotto dell'ex Ilva.
"Chiudere un'area a caldo significa discutere di approvvigionamento nazionale dell'acciaio, coils, bramme, energia, porti, automotive, meccanica, cantieristica, difesa, importazioni, bilancia commerciale e migliaia di imprese dell'indotto. Dire 'chiudiamo e sostituiamo con porto, turismo, agroindustria, blue economy e grandi eventi' è semplice. Trasformare quella frase in PIL, salari, capacità produttiva, esportazioni e posti di lavoro equivalenti è leggermente più complicato. 'Taranto deve cambiar'" è il più semplice degli slogan.
La domanda più concreta e seria è: Quanto PIL sostitutivo? Quanti occupati? Quali salari? Quali tempi? Quali investimenti già finanziati? Quante imprese insediate? Questa è economia", ribadisce l'Aigi, aggiungendo che "più una questione è tecnicamente complessa, più sembrano avere certezze quelli che professionalmente ne sono più all'oscuro". "A Taranto, in questo momento delicato per il futuro di migliaia di famiglie, ne abbiamo già abbastanza di persone che parlano con assoluta certezza di cose che non conoscono e che non hanno mai fatto", insiste l'Aigi.
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