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EFFETTO TRUMP: IN EUROPA NON DIAMO PIÙ PER SCONTATA L'ALLEANZA CON GLI STATI UNITI - IL 90% DEI CITTADINI EUROPEI CREDE CHE GLI AMERICANI POSSANO STACCARE LA SPINA AI SERVIZI DIGITALI CHE OFFRONO A NOI EUROPEI. PER QUESTO, È ORA CHE NEL VECCHIO CONTINENTE CI SI DIA UNA SVEGLIATA VERSO UNA MAGGIORE AUTONOMIA TECNOLOGICA (OLTRE CHE MILITARE) - SEI EUROPEI SU 10 CREDONO CHE L'UE SIA IN RITARDO SULLO SVILUPPO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE. IL 77% CREDE CHE CI SIA TEMPO PER RECUPERARE IL GAP CHE CI DIVIDE DA CINA E USA...
Estratto dell'articolo di Riccardo Luna per il "Corriere della Sera"
Il blocco dei servizi digitali da parte degli Stati Uniti è una ipotesi plausibile per quasi nove europei su dieci. È il dato più clamoroso della ricerca condotta dall’Osservatorio DisclAImer che sarà presentata oggi al Parlamento Europeo nel corso di un evento al quale prenderanno parte le due vice presidenti italiane Pina Picierno e Antonella Sberna; gli europarlamentari Brando Benifei e Letizia Moratti; il direttore generale della DG Connect della Commissione europea Roberto Viola e il presidente dell’Istituto Delors Enrico Letta.
VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP MAKE EUROPA NAZI AGAIN
[...] Il primo rapporto è stato sul giornalismo. Questo secondo rapporto, realizzato intervistando un campione di cittadini dei Ventisette Paesi UE, ha per titolo «Our Digital Sovereignty», un tema diventato ogni giorno più urgente da quando è iniziata la seconda presidenza di Donald Trump con tutte le tensioni che si stanno registrando. Il problema fondamentale è che l’Unione Europea con il tempo ha accumulato un notevole ritardo tecnologico ritagliandosi nel frattempo un ruolo da regolatore della rivoluzione digitale.
Quanto è importante questo ritardo? E la ripartenza implica una rinuncia alle regole? Attorno a queste due domande ruota l’intera ricerca. Per quello che riguarda il primo tema, per sei europei su dieci il ritardo tecnologico esiste ma solo il 12 per cento degli intervistati sostiene che «non c’è più speranza»; il 77 per cento crede che se ci svegliamo possiamo ancora competere con Stati Uniti e Cina.
la partita dell ia la giocano usa e cina 1
Tra i più pessimisti ci sono proprio gli italiani; spagnoli e polacchi sono più fiduciosi nelle capacità di recupero. Questo ritardo è vissuto come un rischio tangibile per il funzionamento delle infrastrutture critiche (in testa: industria, difesa e banche) e quindi per la tenuta della democrazia.
Infatti l’ipotesi che gli Stati Uniti un giorno «per ragioni di opportunità politica o commerciale, possano limitare o interrompere improvvisamente l’accesso dei Paesi europei ai loro servizi digitali, provocando danni inimmaginabili» è visto come un rischio concreto e attuale dal 59 per cento degli intervistati, un dato che la dice lunga su come sia cambiata la nostra percezione del mondo nei primi dodici mesi di presidenza Trump (il questionario è stato somministrato alla fine di gennaio).
europa e intelligenza artificiale 6
Con queste premesse una via europea all’intelligenza artificiale e al cloud (per citare due fra le tecnologia più rilevanti), viene vissuta come una priorità assoluta dalla maggioranza degli intervistati (55 per cento, un dato che cresce di molto nei paesi dell’Europa meridionale). Come arrivarci?
Qui veniamo al secondo grande tema del questionario: un giudizio sull’approccio regolatorio tenuto fin qui dalla UE. Infatti nell’ultimo decennio sono state approvate normative importanti per regolare la privacy (GDPR), i servizi e i mercati digitali (DSA e DMA) e infine lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI Act).
Norme che le aziende tecnologiche americane hanno molto sofferto e contestato ma che secondo alcuni hanno anche penalizzato lo sviluppo di grandi imprese europee in questi settori. Che giudizio danno i cittadini europei di questa produzione normativa? Ha soffocato l’innovazione?
Il verdetto è sorprendente: per sei europei su dieci le regole e i principi sono il nostro vero punto di forza nello sviluppo tecnologico mentre la corsa di Paesi come gli Stati Uniti è vista come «sregolata e irresponsabile». Un giudizio nettissimo che arriva proprio mentre a Bruxelles si discute su come allentare alcuni vincoli, in particolare su privacy e intelligenza artificiale.
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Questa visione del progresso tecnologico imperniato su valori e principi si riflette anche nella percezione dei rischi e dei benefici dell’intelligenza artificiale. L’opinione pubblica appare divisa esattamente a metà anche se vanno segnalati i timori per le applicazioni nel campo della giustizia, della sanità e delle forze dell’ordine con picchi di prudenza in Spagna, Italia e Polonia. I rischi principali sono simili: fake news e creazione di video falsi e molto realistici.
Notevole la richiesta su come contrastare il fenomeno: un europeo su due infatti è pronto a sacrificare la libertà di espressione, un dato che si ricava dal 46 per cento che chiede di «rimuovere rapidamente contenuti falsi pericolosi o illegali».
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Infine una risposta che apre scenari interessanti. La domanda era: da dove attrarre talenti che aiutino l’Europa a recuperare il divario tecnologico? Il 21 per cento pensa che si dovrebbe guardare all’Africa e agli altri Paesi in via di sviluppo; ma addirittura il 51 ritiene che dovremmo scommettere sugli americani o sugli europei emigrati negli Stati Uniti per ragioni di studio o lavoro. [...]
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