denise cosco

CHI ERA DENISE COSCO, MORTA SUICIDA A 35 ANNI: SUA MAMMA ERA LA TESTIMONE DI GIUSTIZIA LEA GAROFALO CHE, NEL 2009 VENNE UCCISA DAL MARITO AFFILIATO ALLA 'NDRANGHETA. LA DONNA SI È GETTATA DA UNA FINESTRA DI UN PALAZZO A ROMA - DON CIOTTI, CHE NEGLI ANNI LE ERA STATO VICINO: "QUALCOSA SI È SPEZZATO DENTRO LA SUA ANIMA INQUIETA E SENSIBILE" - LE PAROLE DI DENISE IN MERITO ALL'OMICIDIO SI SUA MADRE: "MA PER LUI PROVO SOLO PENA, PERCHÉ NON HA CAPITO COSA HA PERSO: UNA FAMIGLIA, UNA FIGLIA, L’AMORE"

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Estratto dell'articolo di Maddalena Oliva per “il Fatto quotidiano”

DENISE COSCO

 

“Fino al giorno della sua morte, nessun uomo può essere sicuro del suo coraggio. Per ciascuno di noi v’è un giorno, più o meno triste, più o meno lontano, in cui si deve infine accettare di essere uomo”. È scritto così nell’Antigone di Jean Anouilh.

 

Antigone che sfida il potere maschile del tiranno, che si batte per dare una sepoltura al proprio sangue, a Polinice, così come si è battuta Denise – con la sua fragilità, la sua enorme sofferenza, ma anche con lo stesso coraggio di Lea – per ridare verità a sua madre, quella giovane donna che a 35 anni, la stessa età di Denise oggi, è stata uccisa nel 2009.

LE ULTIME IMMAGINI DI LEA GAROFALO

 

Lea è Lea Garofalo, un nome spartiacque nella lotta alle mafie. Ma Lea è prima di tutto una madre. Che firma la sua condanna a morte per provare a dare un futuro diverso alla figlia, Denise.

 

Lea nasce in un paese calabro, Petilia Policastro, dove ad accoglierti c’è un cartello pieno di fori di proiettili. Gli ultimi li hanno sparati qualche decina di anni fa: Lea aveva otto mesi e le freddano il padre, sotto casa. Inizia così la faida Garofalo-Mirabelli, 40 morti. E poi la fuitina a Milano, a 16 anni.

 

Gli “affari di famiglia” con la droga, per conto di Franco Coco Trovato. L’ascesa di Carlo Cosco, il suo compagno, il padre di sua figlia, ai vertici dell’organizzazione. Fino a quando Lea decide di parlare.

 

lea garofalo

“Aveva dichiarato a persone legate alla Giustizia cose che non doveva dichiarare. Aveva lasciato mio padre, mentre lui era in carcere. Aveva deciso di cambiare vita, e di portarmi via con sé”, raccontò davanti ai magistrati di Milano Denise, adolescente, e testimone di giustizia che con le sue stesse parole riuscì a inchiodare il padre, e un commando di sei uomini, compreso il suo fidanzatino di allora, per aver torturato, ucciso e sciolto in 50 litri di acido Lea Garofalo.

 

La prima volta che ho sentito la voce di Denise fu in un’aula di tribunale a Milano: era in corso il processo contro il padre e i suoi sodali. Insieme a tanti altri ragazzi e ragazze, all’epoca, andavamo a seguire, spontaneamente, tutte le udienze di quel dibattimento. Per dire a Denise, che aveva solo qualche anno in meno di noi, che non era sola.

lea garofalo

 

Per dire ai politici, che continuavano ad affermare che a Milano la mafia non c’era, che invece la ’ndrangheta esisteva. E per dire che sapevamo, lo avevamo capito, che Lea Garofalo non era pazza, non era scappata con l’amante, non era una cattiva madre, come invece si continuava a ripetere allora.

 

Lea Garofalo era stata uccisa – con una brutalità che la ’ndrangheta, come nessuna altra mafia, riserva alle donne – dopo essere stata rapita in centro a Milano, a due passi da Corso Sempione.

 

Di nuovo, la voce di Denise l’ho ascoltata il 13 ottobre 2013, durante i funerali di Lea a Milano, assieme ai sempre vicini don Ciotti e Vincenza Rando, Libera e altre migliaia di persone: Denise seguiva la celebrazione nascosta, dietro a una finestra. E poi un’altra volta ancora. 21 marzo 2023, 70mila persone che sfilano a Milano per la Giornata di Libera in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

 

VITO COSCO

“Mio padre uccise mia madre, ma per lui provo solo pena, perché non ha capito cosa ha perso: una famiglia, una figlia, l’amore”. Tutto l’amore che abbiamo provato, negli anni, a dimostrare a Denise non è bastato. “Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile”, ha detto ieri don Ciotti. [...]