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FAMOSE ‘NA CANNA! CENTO PARLAMENTARI (IN BUONA PARTE DEL M5S) SCRIVONO A CONTE: “E’ TEMPO DI LEGALIZZARE LA CANNABIS” – “TUTTE LE POLITICHE REPRESSIVE IN MATERIA SI SONO DIMOSTRARE INEFFICACI. LA REGOLAMENTAZIONE GENEREREBBE UN BENEFICIO PER LE CASSE DELLO STATO DI 10 MILIARDI DI EURO” APPENA UN ANNO FA, L'ALLORA MINISTRO DELL'INTERNO SALVINI DIEDE FUOCO ALLE POLVERI ANNUNCIANDO UN GIRO DI VITE SUI NEGOZI DELLA COSIDDETTA ‘CANNABIS LIGHT’...
FRANCESCA PACI per la Stampa
«È tempo di legalizzare la cannabis»: a riaprire il dibattitto sul tema che forse più di ogni altro divide il Paese e le forze politiche è una lettera inviata da cento parlamentari, in buona parte del Movimento 5 Stelle, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, impegnato negli Stati generali dell'economia.
La riflessione parte dal fatto che «tutte le politiche repressive in materia si sono dimostrare inefficaci» e che in molti Paesi, dagli Stati Uniti alla Spagna, l'emersione ha già dato frutti significativi. Per contro, si stima, «la regolamentazione genererebbe un beneficio per le casse dello Stato di 10 miliardi di euro, 2 miliardi derivanti dai risparmi dall'applicazione della normativa di repressione e 8 miliardi di nuovo gettito fiscale».
Una battaglia frontale, di quelle portate avanti finora quasi in solitudine dai radicali della vecchia e nuova scuola. Appena un anno fa, l'allora ministro dell'interno Matteo Salvini diede fuoco alle polveri annunciando un giro di vite sui negozi della cosiddetta «cannabis light» e giurando di chiudere a uno a uno gli esercizi dove, sulla carta, sono autorizzati prodotti a scopi «tecnici» o «collezionistici».
L'obiettivo del leader della Lega era rimettere mano alla legge del 2016 che autorizza il business esploso nel 2017 con il moltiplicarsi di aziende come EasyJoint. Poi, a dicembre, arrivò la pronuncia della Cassazione e mise un punto e virgola, stabilendo che non c'è reato nel coltivare cannabis in minime quantità e per solo uso personale.
Citando uno studio firmato dal professor Marco Rossi per l'Università La Sapienza, i firmatari della missiva invitano a considerare «i risparmi legati alla diminuzione dei reati, con il conseguente alleggerimento del lavoro dei tribunali e un generale miglioramento del sistema penitenziario, sia per gli operatori che per i detenuti». In più, oltre ad assestare un colpo alla criminalità organizzata, un aumento di produzione «garantirebbe ai pazienti il pieno godimento di un diritto costituzionale fondamentale come il diritto alla salute».
Secondo un sondaggio realizzato dall'istituto Izi l'estate scorsa, nei giorni dell'affondo salviniano, due italiani su tre sono favorevoli alla vendita dell'erba leggera, con basso principio attivo, mentre il 55% optano per la legalizzazione vera o propria. L'unica fascia di età in cui prevale il no su tutta la linea è gli over 55.
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