DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA…
DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)
DAGOREPORT
La guerra è finita, andate in pace... Dopo aver vissuto 20 anni di anti-berlusconismo senza limitismo, Mario Orfeo dimentica la storia e l’identità di "la Repubblica" e spara in prima pagina una lettera di Marina Berlusconi (con tanto di foto) che fa un'insostenibile propaganda al referendum contro la magistratura:
"Se dovesse vincere il sì, non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre. Io penso semplicemente che sarà una grande vittoria degli italiani".
Meno spazio (e niente foto) per la replica del vicedirettore Carlo Bonini, autore con Giuseppe D'Avanzo di mille inchieste contro il marcio del berlusconismo, alla "padrona" di Forza Italia che al "Corriere della Sera" dello scorso 10 febbraio affermò, tronfia: "Se vince la Meloni, vince il Paese".
Dopo l’inchino reverenziale, sempre in prima, alla Meloni (“Referendum, non è voto sul governo”), l'"Orfeo nero" oggi dà il suo benvenuto al nuovo proprietario di “Repubblica”, il magnate greco Theo Kyriakou. Sempre con il solito giochetto paraguru di chi dà un colpo alla botte e uno al cerchio, di chi mette tutti sullo stesso piano, il solito vizio pilatesco di lavarsi le mani con "equidistanza" (ma, si sa, l’importante è mantenere la poltrona sotto il sedere...
prima pagina repubblica 8 marzo 2026
POST-SCRIPTUM
Marina Berlusconi intervistata da Daniele Manca per il “Corriere della sera” – 10 febbraio 2026
“È vero, mio padre ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria. Ma non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola stagione, né una sola persona. C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine - Se vince la Meloni, vince il Paese…”
‘IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA NON SIA UN DERBY TRA TIFOSERIE’ – MARINA BERLUSCONI SCRIVE A REPUBBLICA
Lettera di Marina Berlusconi a “la Repubblica” - Estratti
Gentile direttore,
Possiamo ancora sperare che il voto del 22-23 marzo si liberi dalle gabbie ideologiche in cui appare sempre più rinchiuso? La giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiera identitaria da sventolare contro l’avversario politico.
LA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI A REPUBBLICA - 8 MARZO 2026
Sembra, invece, che buona parte del dibattito ruoti attorno a una sola domanda, tanto semplicistica quanto fuorviante: e cioè se vogliamo una giustizia «di destra» o «di sinistra».
Il rischio è quello di votare più con la pancia che con la testa, perdendo di vista ciò che conta davvero: i valori dell’equità davanti alla legge e del giusto equilibrio tra i poteri, la credibilità delle istituzioni e la qualità della nostra stessa democrazia.
È anche per questo che ho deciso di rivolgermi al giornale che lei dirige, la Repubblica, storicamente interprete di una sensibilità politica molto lontana dalla mia; al giornale che ha avversato mio padre a lungo e con una durezza mai riservata ad altri, spesso strumentalizzando proprio temi giudiziari.
Semplicemente, vorrei proporre a lei e ai suoi lettori una riflessione pacata sulle ragioni del mio voto, cercando di mettere da parte — perdoni il gioco di parole — ogni logica di parte.
Elemento cruciale della riforma è la creazione di un netto argine all’influenza della politica all’interno del Csm, l’organo di autogoverno delle toghe. L’argine viene introdotto con il sorteggio dei suoi membri che, di conseguenza, verranno liberati dal giogo delle correnti.
La vera giustizia non dovrebbe esporre etichette: dovrebbe, anzi, incarnare un valore totalmente trasversale, quello del doveroso rispetto per i diritti civili delle persone. Un tema, quello dei diritti, su cui il suo giornale è da sempre molto sensibile. Il garantismo, del resto, è nel patrimonio “genetico” della sinistra e impegnarsi a difendere i diritti significa anche essere garantisti.
Al contrario, il giustizialismo — che indossi una casacca di destra o di sinistra — è il primo nemico dei diritti, perché comprime le libertà individuali in nome di valutazioni sommarie e spesso emotive. Nessuno può dirsi davvero libero se percepisce l’amministrazione della giustizia come un pericolo da evitare. La giustizia, invece, dovrebbe essere la tutela più forte della libertà di ciascuno.
Come voterò io penso sia chiaro. Quale sarà l’idea prevalente nel Paese lo vedremo tra pochi giorni. Di una cosa, però, sono certa: se dovesse vincere il sì, non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre. Io penso semplicemente che sarà una grande vittoria degli italiani.
MA CON QUESTA RIFORMA LA DESTRA METTE A RISCHIO LE GARANZIE DI TUTTI
Carlo Bonini per “la Repubblica” - Estratti
MARIO ORFEO - SERGIO MATTARELLA - JOHN ELKANN - MOSTRA 50 ANNI REPUBBLICA
Il fairplay e il garbo con cui Marina Berlusconi argomenta le ragioni del suo voto al referendum sulla giustizia e la scelta di farlo sulle colonne di questo giornale sono una buona notizia.
Ha dunque ragione Marina Berlusconi nel dire che l'uguaglianza di fronte alla legge, l'equilibrio tra i poteri dello Stato, l'indipendenza e autonomia della magistratura, la credibilità delle istituzioni e la qualità della democrazia sono un patrimonio comune.
Ma è esattamente per questo motivo che Repubblica ha con coerenza, convinzione e necessaria durezza, avversato ieri il disegno politico di suo padre e si oppone oggi alla riforma costituzionale che di quel disegno è il compimento.
[...] Bisogna farsi una semplice domanda: se questa riforma costituzionale ce li restituisca più forti e garantiti consegnandoci una magistratura ancora più indipendente, autonoma e legittimata agli occhi dei cittadini. E la risposta è no.
Da persona informata quale è, Marina Berlusconi e quanti voteranno come lei sanno che la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente esiste già nei fatti (la riforma Cartabia del 2022 ha stabilito che un magistrato possa passare dal ruolo di pubblico ministero a quello di giudice, e viceversa, una sola volta nella sua intera carriera e comunque entro i primi dieci anni dalla sua immissione in servizio).
La posta in gioco del voto del 22 e 23 marzo è dunque un'altra. E non ha a che fare con la difesa dell'habeas corpus o della terzietà del giudice. È politica, come la stessa Marina Berlusconi riconosce e come suo padre, del resto, ha sostenuto per lustri. E ha a che vedere con le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura.
La riforma costituzionale, separando l'unicità dell'organo di autogoverno della magistratura in due distinti Csm, impedendo che a definirne la composizione sia il principio fondante di una democrazia, quello della rappresentanza, a vantaggio di un sorteggio, istituendo un organo disciplinare (l'Alta corte) inedito che equivale a un giudice speciale (un unicum che non ha uguali in nessuna pubblica amministrazione, né nelle autorità di garanzia, né nelle magistrature amministrativa, contabile, militare), a quella garanzia di autonomia e indipendenza infligge un colpo mortale.
MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI
Per giunta, in un contesto politico dove – solo per dirne una – la maggioranza di governo si prepara a cucirsi addosso una nuova legge elettorale che le garantisca un numero maggiore di seggi di quanti ne avrebbe con le attuali regole.
Siamo e restiamo convinti che una politica forte non debba aver paura di una magistratura autonoma e indipendente. E che quando questo accade e per questo si mette mano a colpi di maggioranza alla Costituzione, la nostra legge fondamentale, non si debba e non si possa rimanere inerti. Con la convinzione, la coerenza e la durezza che la posta in gioco richiede.
elly schlein mario orfeo
MARIO ORFEO - SERGIO MATTARELLA - JOHN ELKANN - MOSTRA 50 ANNI REPUBBLICA
marina berlusconi - sergio mattarella
IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONI
CARLO BONINI E LE RAGIONI DEL NO - REPUBBLICA - 8 MARZO 2026
eugenio scalfari
SERGIO MATTARELLA - MARIO ORFEO - MOSTRA 50 ANNI REPUBBLICA
theodore kyriakou
Mario Orfeo e Francesco Gaetano Caltagirone
Premio Guido Carli Andrea Guerra Mario Orfeo Francesco Gaetano Caltagirone
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