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Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
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Altra falsa partenza nell' iter di sicurezza delle intercettazioni: nessuno se ne è accorto, ma dall' 1 febbraio a ieri si è rischiato lo stop di tutte le indagini delle Procure basate su intercettazioni ascoltate «in remoto» negli uffici territoriali delle varie forze di polizia a ciò auto-rizzate.
Il 31 gennaio 2017, infatti, era scaduta la proroga (nel 2016) del termine (nel 2015) delle prescrizioni impartite (nel 2013) dal Garante della Privacy per la sicurezza sia informatica sia fisica nei locali dove si fanno o ascoltano le intercettazioni: accessi tracciati, protocolli cifrati, biometrica o badge a codici, video-sorveglianza.
E appena due mesi fa il ministero della Giustizia aveva assicurato che non ci sarebbero state ulteriori proroghe, visto che quasi tutte le Procure si erano (o dichiaravano di essersi) messe in regola. Ma oggi, a sorpresa, in Gazzetta Ufficiale il Garante della Privacy si rassegna a operare sino al 31 dicembre 2017 la «sospensione dei termini» (ex) ultimativi. Perché?
Perché del tutto fuori legge si sono ritrovate le articolazioni territoriali di Polizia, Carabinieri e GdF, i cui commissariati e caser-me non hanno avuto (evidentemente per ritardi dei ministeri di Interno, Difesa e Economia) alcun adeguamento. In questa situazione c'erano già Procure, come Brescia, pronte a negare alle polizie l'autorizzazione ad ascoltare intercettazioni «in remoto» negli uffici non in regola.
E così ecco maturata l'ennesima proroga, dopo che il 20 gennaio una nota del ministero della Giustizia «ha prospettato la complessità derivante dal coinvolgimento di altre Amministrazioni centrali», e nel contempo «la necessità di disciplinare con forme di contratti-standard i rapporti con le società private fornitrici».
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