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FEBBRE DA VARENNE – IL PIÙ GRANDE CAVALLO TROTTATORE DI TUTTI I TEMPI, MORTO A 31 ANNI, TRA I MOLTI RECORD VANTA QUELLO DELLE SOMME VINTE CON LE SUE VITTORIE: 6,3 MILIONI DI EURO IN 51 GRAN PREMI IN 7 PAESI DAL 1998 AL 2002 – UNA VOLTA IN PENSIONE, ANCHE DA STALLONE È STATO UN PRIMATISTA: A OGGI I SUOI OLTRE DUEMILA FIGLI HANNO VINTO PIÙ DI 250 GRAN PREMI E PROPIZIATO ALMENO 40 MILIONI DI EURO DI FATTURATO – LA BEFFA PER I FRANCESI: VARENNE È IL NOME DELLA VIA DOVE SI TROVA L’AMBASCIATA ITALIANA A PARIGI E IL SUO INIZIALE PROPRIETARIO ERA STATO IL FRANCESE JEAN PIERRE DUBOIS, CHE CEDETTE IL CAVALLO PER 180 MILIONI DI LIRE AL CAMBIAVALUTE NAPOLETANO ENZO GIORDANO…
Estratto dell’articolo di Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
Le zanzare, l’unico avversario a poter vantare d’aver davvero battuto Varenne: debilitato dalle insopportate nemiche alla vigilia di una afosa serata a San Siro nell’estate 2001 (tanto che da allora i suoi uomini l’avrebbero poi sempre protetto con una speciale coperta refrigerante anti-punture), a San Siro nel Gran premio Unire il più forte cavallo trottatore di tutti i tempi fu clamorosamente piegato dal carneade svedese Jackhammer.
Del resto per l’indigeno tuttora primatista mondiale di somme vinte (6,3 milioni di euro in 51 Gran premi in 7 Paesi dal 1998 al 2002), morto alla vegliarda età di 31 anni a Eboli, dove era in «pensione» dalla fine della sua ventennale attività di stallone, nel 2025, anche tutte le altre sparute sconfitte (a fronte di 62 vittorie) non sono mai state banali.
A cominciare dalla bizzarria di aver perso, «rompendo» in partenza e venendo quindi squalificato, sia il debutto a Bologna nel 1998 sia l’ultima corsa in carriera a Montreal nel 2002. E passando per l’ingiustizia subita nel 2000 a Parigi, allorché i francesi lo derubarono del primo tentativo nel Prix d’Amérique convalidando callidamente una partenza irregolare che lo danneggiò relegandolo, nonostante una clamorosa rimonta, a un terzo posto che gridava vendetta.
Vendetta assaporata nei due anni successivi, con la rara doppietta consecutiva (2001 e 2002) proprio nell’Amérique che è campionato del mondo del trotto, messo in bacheca accanto a due edizioni dell’Elitloppet in Svezia, tre del Gran premio Lotteria di Agnano, una Breeders Crown negli Stati Uniti, e l’allora record del mondo nel 2001 a New York alla media di 1’09”1 al km.
Con in più, per i francesi, la beffa del nome (Varenne è la via dov’è l’ambasciata italiana a Parigi), e del fatto che il suo iniziale proprietario fosse stato appunto un francese, Jean Pierre Dubois, che all’inizio della storia di quel puledro aveva perso un tesoro proprio nel momento in cui aveva creduto d’aver fatto un affare a disfarsene per 180 milioni di lire cedendolo al cambiavalute napoletano Enzo Giordano.
[...] un cavallo che per alcune stagioni divenne (come oggi Sinner nel tennis) familiare alla vita quotidiana anche degli italiani che mai avevano messo piede in un ippodromo, al punto che gli furono dedicate canzoni (Enzo Jannacci) e racconti (Roberto Vecchioni), francobolli (a San Marino) e documentari (il figlio di Mike Bongiorno) e film (con la voce di Luca Ward) e libri biografici; al punto da rendere persino normale che i collegamenti in diretta tv con i suoi Gran premi interrompessero le domeniche di «Quelli che il calcio» con Simona Ventura.
Infatti l’irreale forza del trottatore nato la notte del 19 maggio 1995 a Copparo (Ferrara) nell’allevamento Zenzalino di Sandro Viani danzò sempre in bilico sulla fragilità di un microdistacco osseo in una zampa: un «chip» che, se si fosse spostato anche solo di qualche millimetro, avrebbe potuto azzopparlo in qualunque momento. Proprio questa incognita fece sì che da piccolo il suo quasi acquisto da parte dell’allenatore veneto Pietro Bezzecchi «saltasse» in extremis dopo un esame veterinario che non assicurava garanzie.
[…] : il superstiziosissimo proprietario Giordano (morto l’anno scorso) in tandem poi con la società delle scommesse Snai, napoletano che la prima delle tre volte in cui Varenne vincerà il Gran premio Lotteria di Agnano si emozionerà talmente tanto da sentirsi male e risvegliarsi in ospedale con la maschera dell’ossigeno;
il vulcanico allenatore finlandese Jori Turja; l’esuberante romanissimo guidatore Giampaolo Minnucci, pilota di 69 delle 72 gare di Varenne; il veterinario Pio Iannarelli, colui che aveva convinto Giordano a rischiare i soldi sul ballerino «chip» osseo di Varenne; e la bionda giovanissima finnica Ina Rastas, che come sua artiere sarà l’angelo custode de «il Capitano» in tutte le trasferte in Francia, Svezia, Stati Uniti (tutti e tre i Paesi lo avevano eletto «cavallo dell’anno»), Germania e Canada.
Proprio questa straordinaria capacità di Varenne di battere tutti gli allora campioni di ogni età e di qualunque nazione anche sulle loro piste [...], in più stagioni e su qualunque distanza e in qualunque schema tattico, ne forgiò un’epopea irraggiungibile per i «soliti» fuoriclasse che talvolta punteggiano i vari decenni.
Gli umani, non smentendosi mai, sono poi riusciti ad accapigliarsi (con tanto di cause e controcause) attorno ai profitti della sua attività riproduttiva conclusa l’anno scorso, dove Varenne, che in fondo aveva una genealogia tutto sommato ordinaria (lo stallone americano Waikiki Beach e la fattrice italiana Ialmaz), si è rivelato capolista per 13 anni anche come stallone, sia negli anni di monta naturale intorno ai 15-20 mila euro a fattrice, sia in quelli di commercio internazionale del suo seme congelato:
a oggi i suoi oltre 2 mila figli hanno vinto più di 250 Gran premi (tra i quali cinque Derby come lui nel 1998) e propiziato almeno 40 milioni di euro di fatturato, mentre 7 di loro hanno vinto più di un milione in carriera.
varenne
varenne
annamaria crespo con varenne
annamaria crespo con varenne
varenne
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varenne
varenne anna falchi
varenne in gara
varenne
varenne
Varenne
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