LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI…
“SAN SIRO È UNICO. PERCHÉ DEMOLIRLO?” – IL “FINANCIAL TIMES” SI SCHIERA CONTRO L’ABBATTIMENTO DELLO STADIO MEAZZA: “LA DISTRUZIONE DI QUALSIASI EDIFICIO CHE RACCHIUDA COSÌ TANTI RICORDI PER COSÌ TANTE PERSONE È INTRINSECAMENTE PROBLEMATICA, MA IL SUGGERIMENTO DEI PROPRIETARI SECONDO CUI IL NUOVO EDIFICIO SAREBBE PIÙ SOSTENIBILE, IRRITA. L’EDIFICIO PIÙ SOSTENIBILE È QUASI SEMPRE QUELLO CHE ESISTE GIÀ” – “IL SOSPETTO È CHE LA VERA RAGIONE DELLA DEMOLIZIONE E DELLA SOSTITUZIONE SIA L’ACCOGLIENZA VIP ATTUALMENTE SAN SIRO È UNA COSA RARA: UNO STADIO PROFONDAMENTE DEMOCRATICO...”
Traduzione dell'articolo di Edwin Heathcote per il “Financial Times”
le scale a spirale di san siro
Lo stadio San Siro di Milano è uno dei grandi spettacoli del calcio. In parte per l’atmosfera durante una partita, soprattutto in occasione dei derby della Madonnina, le accese sfide tra le due squadre che chiamano lo stadio casa, il Milan e l’Inter. Ma anche per l’incredibile spettacolo architettonico al termine di una partita, quando i tifosi che scendono lungo gli enormi cilindri di cemento delle rampe creano la vertiginosa impressione di un edificio che vortica attorno a loro, come se l’intera struttura stesse ruotando.
La Madonnina prende il nome dalla statua dorata della Vergine che svetta sulla cima del Duomo di Milano. San Siro è molto più grande persino di quell’enorme cattedrale gotica e, insieme al teatro alla Scala, i tre costituiscono una sorta di trinità dei monumenti milanesi più venerati. A differenza degli altri due, tuttavia, San Siro sembra destinato alla demolizione.
Sia il Milan sia l’Inter sono controllati da fondi d’investimento statunitensi (rispettivamente RedBird Capital Partners e Oaktree Capital Management) e nel 2025 hanno unito le forze per acquistare il sito dal Comune di Milano per 197 milioni di euro, con l’intenzione di costruire un nuovo stadio. Quando l’ho visitato il mese scorso, tutto era silenzioso. Lo stadio incombeva come il mostro di cemento che è, con le sue colonne a spirale e le travi rosse dall’aspetto stranamente giocattolesco.
i supporti per il tetto di san siro, aggiunti nel 1990
L’argomento è che lo stadio — inaugurato nel 1926, ampliato nel 1955 e portato alla forma attuale nel 1990 — non sarebbe più adatto allo scopo. Con una capienza di quasi 76.000 posti è uno degli stadi più grandi d’Europa. A differenza dei grandi stadi moderni, tuttavia, come l’Emirates Stadium dell’Arsenal o il Tottenham Hotspur Stadium di Londra, offre pochissimo dal punto di vista commerciale e della ristorazione e ancora meno per quanto riguarda le aree VIP.
È qui che mostra i suoi limiti. Il calcio oggi è un’industria estrattiva, orientata non ai tifosi ma al grande denaro e agli interessi aziendali. Gli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti per le partite sono ridimensionati rispetto ai diritti televisivi e ai ricavi commerciali e di merchandising. Lo stadio è diventato soprattutto una scenografia, uno sfondo in cui i tifosi possono chiedersi se siano lì soltanto per fornire rumore e atmosfera agli spettatori televisivi.
germania ovest colombia a san siro mondiali 1990
Eppure San Siro resta un luogo speciale. In origine fu progettato secondo lo stile britannico, con le tribune a ridosso del campo e senza pista d’atletica in mezzo, risultando così insieme intimo e teatrale. In effetti esiste un altro legame britannico: il Milan fu fondato nel 1899 (come Milan Foot-Ball and Cricket Club) da Herbert Kilpin, che progettò anche la celebre maglia rossonera a strisce. Kilpin, originario di Nottingham, lavorava allora nell’industria tessile milanese. (A Torino, incidentalmente, la Juventus iniziò a giocare con i colori del Notts County di Nottingham dopo aver ricevuto una fornitura dal club inglese, e i suoi giocatori indossano ancora oggi le strisce bianconere.)
Lo stadio (ufficialmente noto come Stadio Giuseppe Meazza) è stato aggiornato l’ultima volta in occasione dei Mondiali di calcio del 1990. Fu allora che gli architetti Giancarlo Ragazzi ed Enrico Hoffer, insieme all’ingegnere Leo Finzi, completarono la sua configurazione attuale con le enormi torri cilindriche che sostengono un ulteriore anello sopra i due esistenti. Il livello superiore sembra quasi sporgere sul campo. È questo il settore con la maggiore capienza e la vista migliore (compresa quella sulla città dall’alto). Le curve sinuose producono un effetto che richiama tanto un anfiteatro romano quanto un campo da calcio. Sopra tutto ciò si estende una griglia d’acciaio che sostiene una copertura retta da quattro enormi travi rosse a sbalzo che si protendono oltre il perimetro ed evocano un tempio giapponese nelle loro insolite caratteristiche tettoniche. Non esiste davvero nulla di simile a questo stadio nel mondo del calcio o altrove.
La distruzione di qualsiasi edificio che racchiuda così tanti ricordi per così tante persone è intrinsecamente problematica, ma il suggerimento dei proprietari secondo cui il nuovo edificio, progettato dagli specialisti di stadi Foster + Partners e MANICA, sarebbe migliore perché più sostenibile, irrita. L’edificio più sostenibile è quasi sempre quello che esiste già. Soprattutto se contiene tanto cemento quanto questo.
Il sospetto è che la vera ragione della demolizione e della sostituzione sia l’accoglienza VIP. San Siro non dispone della raffica di ristoranti di lusso e sky box tipica dei grandi club della Premier League o degli stadi statunitensi (pur avendone un numero discreto). E le regole Uefa per ospitare il calcio di vertice sono estremamente scrupolose nelle loro richieste di lusso. Attualmente San Siro è una cosa rara: uno stadio profondamente democratico.
Non c’è dubbio che gran parte di ciò che viene richiesto potrebbe essere incorporato nell’edificio esistente, anche a costo di perdere qualche posto (in effetti, il progetto proposto prevede una capienza inferiore a quella attuale, circa 72.000 posti, nonostante l’elevata domanda). C’è inoltre un’enorme quantità di spazio attorno allo stadio, che apparteneva alla città prima della vendita. Anche quella cessione ha attirato l’attenzione della polizia, che a marzo ha effettuato perquisizioni negli uffici del Comune di Milano dopo sospetti di irregolarità finanziarie.
L’architetto, accademico e tifoso milanese Pier Paolo Tamburelli suggerisce che uno degli aspetti più sorprendenti dello stadio sia la sua curiosa mancanza di monumentalità autoriale. Ma è anche un edificio autenticamente moderno in un modo in cui il suo sostituto non potrà esserlo. «San Siro non è un’opera manifesto», ha scritto. «I suoi architetti non erano né famosi né particolarmente influenti. Nessuno di loro figura nel pantheon dei maestri milanesi venerati a Milano e nel mondo.
«E forse il motivo è che San Siro è un monumento moderno — anzi modernista —», prosegue, «una struttura dedicata esclusivamente a una singola funzione, ma avvolta dentro un monumento antico cresciuto nel corso delle generazioni come una cattedrale o una fortezza. San Siro incarna sia un concetto antico di monumento — come struttura esplicitamente legata a una comunità attraverso i capitoli successivi della sua storia — sia un concetto moderno di architettura, come spettacolo che può essere vissuto solo attraversando e sperimentando gli spazi che lo definiscono».
È facile essere nostalgici nei confronti dell’architettura, soprattutto di edifici che incarnano tanta emozione e attaccamento. Ma una distruzione di questa portata è anche fuori moda. È un approccio datato e non si accorda con un clima in cui la sostenibilità non riguarda soltanto il carbonio, ma anche l’eredità: la conservazione della memoria e della cultura incarnate in un edificio.
Il patrimonio della classe lavoratrice viene spesso considerato meno importante rispetto ad altre forme culturali, e la demolizione di San Siro rappresenterebbe un’incapacità di riconoscere l’architettura moderna del calcio come cultura.
folla nella scalinata esterna di san siro negli anni 50
Esiste una forte opposizione all’interno del consiglio comunale e tra i tifosi, sia a Milano sia oltre. Un fattore chiave nella demolizione e ricostruzione sembra essere stato anche il progetto della Commissione regionale italiana per il patrimonio culturale di vincolare le rampe del secondo anello, risalenti agli anni Cinquanta, il che avrebbe mandato all’aria i piani dei club.
I consiglieri d’opposizione di Fratelli d’Italia, il partito di destra di Giorgia Meloni, hanno chiesto l’annullamento della vendita alla luce delle accuse di turbativa d’asta e le dimissioni del sindaco Giuseppe Sala sulla vicenda. Parlando a margine di un evento pubblico a Milano il mese scorso, Sala, che in precedenza aveva negato qualsiasi illecito, ha dichiarato che la mozione «non porterà a nulla», aggiungendo che l’amministrazione comunale non ha alcuna intenzione di invertire la rotta sulla vendita.
Il calcio globale è uno schiacciasassi e spianerà tutto ciò che incontra sul suo cammino in nome del profitto. Ma occasionalmente si imbatte in un monumento troppo resistente per essere abbattuto. Potrebbe San Siro essere uno di questi?
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