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Paolo Berizzi per “la Repubblica”
opere d arte sottratte al museo di castelvecchio di verona
A caldo aveva detto che l’avevano usato come scudo. In realtà è stato l’ariete. E anche il basista. L’uomo che organizza il colpo e che, fisicamente, il 19 novembre scorso lascia passare i tre del commando - mascherati, due con le armi in pugno. Poi, sotto (finta) minaccia - «non ci hanno fatto del male, né a me né alla custode...» -, li accompagna nelle sale del museo di Castelvecchio.
museo di castelvecchio di verona
Qui, in silenzio, indisturbati per quasi un’ora, i ladri ripuliscono le pareti staccando 17 dipinti di Tintoretto, Rubens, Mantegna, Bellini, Pisanello. E li portano via a bordo della sua auto, lasciata in cortile con le chiavi sul cruscotto.
Francesco Silvestri, guardia giurata della Securitalia. Sono partiti da lui, gli investigatori, per sgominare la banda del “colpo del secolo” : 12 persone, dieci moldavi e due italiani. Arrestati l’altra notte tra la Moldavia e Verona dalla Squadra mobile scaligera e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico. È il risultato di quattro mesi di indagini delicatissime.
pisanello la madonna della quaglia
Un filo che da Castelvecchio, la fortezza fatta erigere nel 1354 da Cangrande della Scala, porta fino alla piccola repubblica moldava, dove le 17 tele trafugate, valore tra i 20 e i 30 milioni di euro, sono «state individuate» ma non ancora «materialmente recuperate».
Per sciogliere la suspanse sul destino delle preziose opere, il procuratore di Verona, Mario Giulio Schinaia, ha dato appuntamento a oggi pomeriggio: una conferenza stampa nella quale, probabilmente, si darà conto - almeno si spera - del ritrovamento dei dipinti, non è dato sapere se totale. L’operazione è continuata nella notte.
Ma vediamo come si e’ giunti ai ladri. La guardia giurata, in servizio quella sera. Il fratello. La fidanzata del fratello. I primi fili della ragnatela: il cuore. Che la sera della maxirapina ci fossero state delle anomalie, e che riguardassero proprio l’operato di Silvestri, si era capito da principio.
Primo: il dispositivo d’allarme avrebbe dovuto essere inserito alle 20. In assenza di accensione, come è stato, alle 20.10 avrebbe dovuto scattare una segnalazione alla centrale operativa. Nulla è scattato. La guardia giurata «non ha il tempo» di fare il solito giro di ispezione: aggredito e immobilizzato prima. Lo prevede il piano.
La cassiera del museo resta imbavagliata e bloccata. Lui, la talpa interna, viene «trascinato» dai complici: «Mi hanno portato sopra e mi hanno usato come scudo» dichiarò dopo la rapina. A mistero s’aggiunge mistero: finito il lavoro i ladri fuggono coi dipinti a bordo della monovolume di Silvestri. Era fuori dal museo, a loro disposizione. Inevitabile si partisse a indagare dalla guardia giurata e dal suo racconto, apparso subito scricchiolante.
Salta fuori il fratello, anche lui vigilantes, in passato già allontanato da una ditta per sospetti e irregolarità. E la fidanzata di quest’ultimo. Secondo gli investigatori la donna è la cerniera tra i due “pezzi” della banda: gli italiani - la testa -, e i moldavi, di cui è connazionale, che sono il braccio, la manovalanza.
jacopo tintoretto madonna allattante
Non a caso le opere vengono subito trasportate in Moldavia. È lì che stanno cercando di recuperarle. L’aspetto che più preoccupa è il loro stato di conservazione. Se, come si ipotizza, la banda italomoldava ha agito su commissione - di chi ancora non si sa - la tutela delle tele dovrebbe essere stata curata da mani esperte. Per salvaguardarne il valore. In caso contrario l’epilogo della vicenda potrebbe risentirne, e il danno risultare incalcolabile.
dama delle licnidi peter paul rubens
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