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Cristina Antonutti per "Il Messaggero"
Il sopralluogo degli investigatori del Ris di Parma nel piccolo immobile affittato da Trifone Ragone e Teresa Costanza, i fidanzati uccisi a Pordenone, è durato quasi tre ore.
Sono state acquisite anche le videoregistrazioni delle telecamere che si trovano nella zona della palazzina. A confermarlo è stato il procuratore Marco Martani in una conferenza stampa convocata nella tarda mattinata di martedì per smentire una notizia data in diretta tivù, il ritrovamento di una pistola nel bagagliaio della macchina del caporal maggiore del 132° Reggimento carri, nascosta sotto gli asciugamani, nel borsone.
TRIFONE RAGONE E TERESA GIALLO PORDENONE
Se il ritrovamento dell’arma fosse stato confermato, avrebbe avvalorato un sospetto che già serpeggiava nei giorni scorsi: che il giovane si sentisse minacciato. «Non posso inseguire tutte le voci - è stato il commento di Martani davanti ai microfoni - ma smentisco la più clamorosa».
L’ipotesi che l’obiettivo dell’esecuzione fosse il militare dell’Esercito però si sta sempre più rafforzando. «L’assassino - conferma la Procura - avrebbe potuto uccidere diverse volte la ragazza, poi ognuno può fare le sue deduzioni». Invece ha agito quando Trifone e Teresa erano entrambi in auto. «Giustiziati». È la parola più ricorrente tra gli investigatori. Tre colpi in testa a Trifone, altri tre contro Teresa mancandone soltanto uno.
«È arrivato, ha agito e se ne è andato senza destare sospetti, dimostrando di conoscere la città», osserva il magistrato. Nonostante le decine di persone sentite a sommarie informazioni, finora non è stato raccolto un elemento che consenta agli investigatori del Reparto crimini violenti e del Ros di Udine, che affiancano il Reparto investigativo di Pordenone, di imboccare la giusta pista.
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TERESA COSTANZA GIALLO PORDENONE
coppia uccisa pordenone
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