TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO…
VALTERINO, UN PARAGURU DALLE MILLE FACCE - IL GIP SI E’ OPPOSTO AI DOMICILIARI PER LAVITOLA PERCHE’ TEME CHE IL FACCENDIERE POSSA FUGGIRE, MAGARI IN AFRICA, DOVE HA MOLTI CONTATTI - DEL RESTO VALTERINO AVEVA GIÀ PROVATO AD ALLONTANARSI DALL'ITALIA, SOSTENENDO DI DOVER PARTECIPARE A UNA CONFERENZA DI CUI PERÒ NON C'È TRACCIA – E POI C’E’ IL RISCHIO DI INQUINAMENTO PROBATORIO. AI DOMICILIARI, LAVITOLA POTREBBE ORGANIZZARSI CON IL COINDAGATO GOMES CLESIO TAVARES E “CONCORDARE UNA VERSIONE CHE DIA SUPPORTO ALLE DICHIARAZIONI INATTENDIBILI GIÀ RESE”
Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”
[…] Dunque quella del faccendiere non è stata ritenuta una confessione piena. Lo stesso movente vacilla alla prova dei fatti. Da una parte Lavitola sostiene di aver agito per proteggere Ranucci, facendo in modo che la scorta del suo amico venisse rafforzata dopo aver «appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci ad opera dell'intelligence israeliana». Dall'altra, però, sollecita un giornalista di Report a indagare proprio su quelli che, secondo la sua ricostruzione, potrebbero essere i mandanti di una ritorsione nei confronti del conduttore.
C'è poi il rischio che Lavitola possa fuggire, anche in Africa, dove ha numerosi contatti. Del resto aveva già provato ad allontanarsi dall'Italia, sostenendo di dover partecipare a una conferenza di cui però non c'è traccia.
Ancora: il rischio di inquinamento probatorio. Ai domiciliari, Lavitola potrebbe organizzarsi con il coindagato Gomes Clesio Tavares e «concordare una versione che dia supporto alle dichiarazioni inattendibili già rese». Dal carcere, invece, questo rischio è più contenuto. Le sue parole dovranno ora essere confrontate con quelle di Ranucci, che potrebbe essere ascoltato dai pm dopo le analisi sul cellulare di Lavitola, e con quelle degli uomini del commando.
Pellegrino D'Avino, sua moglie Marika De Filippi, Saverio Mutone e Antonio Passariello non hanno mai parlato. Intercettati in carcere, avevano spiegato la loro strategia: tacere e poi chiedere i soldi. «Quando esco da qua dentro, andiamo a casa di quello che ci deve ritornare i soldi», dicevano.
Poi qualcosa è cambiato. Hanno capito, scrivono gli investigatori, di «essere stati sacrificati da soggetti più forti e protetti». Sanno di «non avere più nulla da nascondere rispetto all'identità del mandante». Da qui la reazione: «Te la insegno io la legge a te e a quest'uomo.., tanto a questo c'è scritto nome e cognome, è uscito».
Ora, con Lavitola che ha scelto di parlare e ha scaricato su di loro le modalità dell'attentato, gli uomini del commando potrebbero decidere di rompere il silenzio. E raccontare quello che finora hanno taciuto.
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