DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON…
CONTINUA LO SFORZO DEI RICERCATORI DI DARE UNA "COSCIENZA" AI ROBOT - UN GRUPPO DI SCIENZIATI AMERICANI HA CREATO IL PRIMO ROBOT CAPACE DI GUARDARSI ALLO SPECCHIO E CREARSI UN'IMMAGINE DEL PROPRIO CORPO PARTENDO DA ZERO - E' UN PASSO IN AVANTI IMPORTANTE PER LE FUTURE MACCHINE CHE DOVRANNO ESSERE CAPACI DI INTERAGIRE IN MODO NATURALE CON L'AMBIENTE CHE LI CIRCONDA...
(ANSA) - Ecco il primo robot capace di guardarsi allo specchio e crearsi un'immagine del proprio corpo partendo da zero. Descritto sulla rivista Science Robotics, è stato sviluppato dal gruppo della Columbia University di New York coordinato da Hod Lipson . E' un passo in avanti importante per i futuri robot che dovranno essere capaci di interagire in modo naturale con l'ambiente che li circonda.
Gli esseri umani hanno una coscienza del corpo che mettono in atto ogni volta che si muovono e, soprattutto, quando devono fare movimenti complessi, come negli sport in cui si devono anticipare mentalmente i movimenti, o per prendere un oggetto difficile da raggiungere.
Queste azioni sono possibili grazie a una sorta di visualizzazione di sèstessi che si apprende nel tempo, con l'esperienza, osservando gli altri e guardandosi allo specchio. Qualcosa di analogo sono riusciti a far fare i ricercatori americani, con un braccio robotico.
Come fosse un neonato davanti a uno specchio, il braccio privo di dati sulla propria forma è stato circondato da 5 videocamere e per 3 ore si è mosso in tutti i modi possibili. I dati dei movimenti e quelli delle telecamere sono poi stati analizzati e messi in correlazione dalla sua intelligenza, una rete deep neural dalla quale ha preso 'la consapevolzza del proprio corpo, senza alcun intervento umano.
Una volta auto-istruito il robot è stato capace in autonomia di toccare oggetti evitando di urtarne altri e ci è riuscito anche quando i ricercatori inducevano malfunzionamenti ad alcuni dei suoi snodi.
Questa forma di consapevolezza è fondamentale perché i robot possano davvero imparare a interagire con l'ambiente che li circonda e che, secondo Lipson, "è una forma primitiva di autocoscienza". Ovviamente, ha precisato, è molto "banale rispetto a quella degli esseri umani, ma da qualche parte bisogna cominciare".
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